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Verso le primarie PD: cosa cambia per l’Europa?

Domani si terranno le primarie per scegliere il prossimo Segretario del Partito Democratico. Le consultazioni riservate agli iscritti si sono già concluse con la vittoria di Matteo Renzi, Gianni Cuperlo è arrivato secondo e Pippo Civati terzo. Il PD è il principale partito della maggioranza di governo: dopo le primarie cambierà dunque il rapporto con Enrico Letta. Fino a oggi, la stabilità politica su cui hanno insistito le istituzioni europee è stata assicurata sulla base di due vincoli. Da un lato, Giorgio Napolitano e il peso politico sempre maggiore che il Quirinale ha assunto negli ultimi anni. Dall’altra, un vincolo esterno utilizzato un po’ a sproposito: il semestre di presidenza italiano del Consiglio, da giugno. Si è così potuto sostenere che nonostante i cambiamenti interni e gli scossoni della politica italiana, il governo sarebbe dovuto arrivare almeno fino al 2015.

Un cambiamento è però già avvenuto. Il 24 novembre si è tenuta la Convenzione nazionale del partito: più che i presenti hanno brillato gli assenti. Nessuna traccia di D’Alema, Bersani, Bindi e molti altri. Il segnale è stato chiaro: la dirigenza del partito è cambiata, ancor prima del voto definitivo sul Segretario. Chiunque vinca, il PD sarà diverso dal passato, dunque distante dalle posizioni di chi ha voluto e sostenuto il governo finora. Le larghe intese non sono state volute dall’ala a sinistra o da quella più moderata, ma piuttosto da uno schieramento trasversale e riconoscibile nella vecchia classe dirigente, tenuta insieme dal patto di sindacato tra la componente diessina e quella margheritina. Un patto sottoscritto di volta in volta da attori diversi, prima Veltroni e D’Alema, poi Franceschini e Bersani.

Che gli piaccia o no, e non gli piace, i candidati alla Segreteria di oggi devono fare i conti con le scelte di ieri. Per Matteo Renzi criticare Bersani non è stato difficile, avendolo già affrontato come avversario. Civati ha invece espresso il suo netto dissenso con le larghe intese solo al momento della formazione del governo Letta, unico parlamentare PD a non votare la fiducia alla Camera. Per Cuperlo le cose sono state più complicate: candidato dalemiano, messo lì proprio per rappresentare un senso di continuità, si è trovato costretto a unirsi almeno in parte alle critiche a Letta, per non ritrovarsi in una posizione difficile con gli elettori. I paradossi di questa campagna elettorale non sono quindi pochi.

Anzitutto, Renzi: il candidato ritenuto, a torto o a ragione, il più democristiano, è definito all’unanimità il più pericoloso per Letta e per il governo più democristiano degli ultimi anni. Poi, Cuperlo: l’uomo del vecchio sistema di potere, che cerca di interpretare la posizione della sinistra autentica, è costretto a non sbilanciarsi nelle critiche, perché il governo è stato voluto dallo stesso sistema di potere che lo ha candidato. Infine, Civati: è il Renzi del 2012, l’uomo fuori dal sistema che scompagina tutto, spostandosi nell’asse politico verso sinistra per cercare il consenso di SeL e dei 5 stelle; questo, con un programma economico che in molti punti è simile a quello di Renzi.

Infine, l’ultimo paradosso: l’Unione Europea vuole due cose, dall’Italia, stabilità politica e riforme incisive. L’attuale governo è stabile, ma politicamente fragile, dunque poco incisivo. Resiste solo perché le alternative sono peggiori e perché supportato da Napolitano. Chi può imprimere un cambio radicale è proprio il PD insieme al suo nuovo Segretario. Ma un cambio di rotta vero vuole quasi sicuramente dire creare nuove tensioni politiche e nuova instabilità: quello che la Banca Centrale Europea e la Germania non vogliono.

Il risultato di domenica lascerà queste contraddizioni intatte. L’esito più scontato è la vittoria di Renzi: ma la percentuale di voti che riuscirà a ottenere sarà rilevante. Così come lo sarà la posizione del secondo arrivato. Un esponente vicino al Sindaco ci ha recentemente confidato che la speranza è di avere Civati secondo. Sarebbe questo il vero schema rivoluzionario: perché significherebbe la più profonda discontinuità con il passato. Certo, sarebbe anche il risultato più pericoloso per il governo: vorrebbe dire che la maggioranza degli elettori del PD ha deciso di premiare i due candidati più critici nei confronti di Letta. Basteranno a quel punto i due argini contro il voto anticipato, Napolitano e il semestre di presidenza? Difficile a dirsi. Perché un voto in primavera permetterebbe a entrambi di raggiungere il loro vero obiettivo: a Renzi, di guidare il paese. A Pippo, di guidare il partito.

In foto i tre candidati alla segreteria del PD (Foto: Facebook – Partito Democratico)

 

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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