giovedì , 21 settembre 2017
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Il leader del partito euroscettico Geert Wilders © Metropolitico - Flickr

Wilders, l’incognita euroscettica per l’Olanda al voto

Domani i cittadini olandesi si recheranno alle urne per rinnovare il mandato dei membri della camera bassa (Camera dei Rappresentanti), che insieme al Senato è una delle due assemblee legislative del Paese. Ancora grandi incognite si addensano attorno a questa tornata elettorale.

Cosa accadrebbe se il partito euroscettico PVV (Partito per la Libertà) di Geert Wilders dovesse risultare il partito più votato? Il mandato esplorativo verrebbe comunque assegnato a Wilders nonostante la probabilità praticamente nulla di formare una coalizione con i partiti più moderati? Quale sarebbe l’influenza, anche simbolica, di una “vittoria” del PVV sulla politica olandese e su quella europea? Forse queste domande non troveranno mai una risposta, dal momento che i liberal-conseratori del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) del primo ministro uscente Mark Rutte risultano primi in quasi tutti gli ultimi sondaggi, dopo essere rimasti accodati a Wilder per tutto il 2016.

Le modalità di voto

I membri della Camera sono 150 e vengono eletti con una legge elettorale proporzionale senza soglie di sbarramento fisse. Di conseguenza, il minimo numero di voti che un partito deve ottenere per assicurarsi almeno un seggio alla Camera, è pari al numero di votanti diviso per 150. Se il livello di partecipazione al voto si attestasse quindi sui livelli del 2012 (9,5 milioni di votanti), la soglia minima di voti necessaria per assicurarsi l’ingresso in Parlamento, si collocherebbe intorno alle 60.000 preferenze.

Dal momento che nei mesi precedenti al voto, i servizi segreti olandesi hanno denunciato numerosi tentativi di intrusione dei sistemi informatici del Ministero dell’Interno del Paese, si voterà solamente attraverso una scheda cartacea e i risultati verranno registrati su computer disconnessi dalla rete. Successivamente, i responsabili dei 9.000 seggi dovranno fisicamente presentarsi a L’Aia per trasmettere a mano i risultati del proprio collegio. Per questo motivo, i risultati ufficiali del voto si conosceranno solamente il prossimo 21 marzo. La sera delle elezioni saranno comunque annunciati i risultati preliminari, generati dalla somma provvisoria degli spogli nei vari seggi.

Le settimane successive al voto, Re Guglielmo Alessandro d’Olanda, selezionerà tra gli uomini di Stato più stimati ed esperti, un “informateur” che si occuperà di interrogare i leader dei vari partiti al fine di identificare una possibile coalizione di governo. Successivamente, il leader del partito più votato, assumerà per consuetudine il ruolo di “formateur” e sarà incaricato dal sovrano di formare un governo di coalizione e di stilare il “regeerakkoord” (linee programmatiche dell’azione di governo).

Gli ultimi sondaggi: testa a testa Rutte – Wilders

Nei sondaggi effettuati nel corso del mese di marzo, il VVD pare essersi assestato sui 24-28 seggi, mentre gli euroscettici oscillano tra le 20 e le 25 poltrone. La corsa rimane comunque molto serrata. Seguono a ruota i Cristiano Democratici (16-21 seggi), i social-liberali di D66 (16-21 seggi), la Sinistra Verde (13-18 seggi), il Partito Socialista (12-15 seggi) e i Laburisti del PvdA (9-14 seggi). Il numero di partiti che dovrebbero guadagnare almeno un seggio si attesterebbe a 14, rispetto ai 12 partiti attualmente rappresentati alla Camera.

Anche se Wilders dovesse arrivare secondo e nonostante la sua proposta di convocare un referendum sull’uscita dell’Olanda dall’Unione Europea rimarrà quasi sicuramente sulla carta, la frammentazione e l’instabilità politica del Paese aumenteranno nettamente. Occorre infatti considerare che, se i sondaggi venissero anche solo in parte confermati, la nuova maggioranza di governo dovrebbe necessariamente incorporare quattro o più partiti. Un enorme cambiamento rispetto alla situazione odierna, se si pensa che l’attuale coalizione di governo è formata solamente da due partiti: VVD di Rutte (41 seggi) e Laburisti del PvdA (38 seggi).

Occorre comunque tenere in profonda considerazione l’esito delle elezioni olandesi ed analizzare molto attentamente come procederanno le negoziazioni per la formazione del nuovo governo, dal momento che entro i prossimi 11 mesi anche il nostro Paese si presenterà alle urne con due leggi elettorali per Camera e Senato proporzionali, che, se non modificate, potranno fornire un output similmente caotico e frammentato.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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