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“Youth for Europe”: l’Europa si presenta ai suoi cittadini

Giovedì 7 marzo si è svolto al campus universitario “Luigi Einaudi” di Torino un incontro nell’ambito del progetto “Youth for Europe”, organizzato dall’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) in collaborazione con il Parlamento Europeo (PE). Questa iniziativa è finalizzata a diffondere sul territorio la conoscenza dell’UE e delle sue istituzioni in occasione dell’Anno Europeo dei Cittadini e in vista delle elezioni europee del 2014.  L’incontro di Torino è il primo di una serie di eventi che continuerà nei prossimi mesi a Venezia, Firenze, Napoli e Palermo, corrispondenti alle cinque circoscrizioni nazionali per le elezioni del PE. L’iniziativa ha anche una dimensione web, sui social network e attraverso il portale www.youthforeurope.it.

IMG_20130307_102732All’incontro torinese hanno preso parte, oltre ai rappresentati di ISPI e dell’Università di Torino, il parlamentare europeo Oreste Rossi, membro al PE del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia ed esponente della Lega Nord, e il responsabile dell’Ufficio informazione a Milano del PE, Bruno Marasà. L’incontro ha avuto un buon seguito presso gli studenti torinesi e si è svolto su temi istituzionali relativi in particolare al ruolo del Parlamento nel nuovo assetto disegnato dal Trattato di Lisbona, all’attività legislativa e politica degli europarlamentari e alla percezione del PE e dell’UE presso l’opinione pubblica.

Secondo l’onorevole Rossi, la responsabilità primaria della distanza dell’UE dai cittadini è dei media, che parlano di Europa in modo approssimativo e discontinuo e, quando lo fanno, invitano i parlamentari nazionali a commentare la politica europea, negando implicitamente il ruolo del PE. L’intervento di Oreste Rossi è stato particolarmente interessante anche perché ha messo in luce quanto l’effettiva pratica politica e legislativa di esponenti di un partito come la Lega Nord, che a livello nazionale appare a dir poco euro-scettico, sia in realtà molto diversa a livello europeo. Rossi ha ribadito di volere «più Europa», di non essere euro-scettico ma «critico verso questa Europa» e sottolineando che la soluzione «più logica» ai problemi dell’UE possa arrivare dalla costruzione degli «Stati Uniti d’Europa». Questa costruzione federale a più livelli permetterebbe di conciliare l’esigenza di preservare la diversità culturale interna all’Europa, ma anche di estendere diritti e doveri a tutto il territorio dell’Unione, creando una dimensione politica e democratica nuova e più adatta alle sfide del XXI secolo.

Contrariamente ai colleghi britannici, che vorrebbero più tagli al bilancio comunitario, Rossi si è detto inoltre assolutamente contrario alla proposta di Quadro Finanziario Pluriannuale (QFP) proveniente dal Consiglio Europeo, in particolare per i tagli che, secondo Rossi, porterebbe alla ricerca. In realtà, il QFP proposto dai Capi di Stato e di Governo lo scorso 8 febbraio comporterebbe rispetto ai 7 anni precedenti un significativo aumento di allocazioni finanziarie, per quanto esse siano minori rispetto a quelle proposte dalla Commissione Europea. È proprio a livello economico che la critica di Rossi si è fatta più forte, sottolineando la contrarietà alla logica del Fiscal Compact e la propria critica alla politica monetaria della BCE.

Bruno Marasà ha sottolineato invece quanto il PE abbia assunto negli ultimi mesi una rinnovata centralità politica e istituzionale. Con il Trattato di Lisbona, ha ricordato, il Parlamento è oggi legislatore al pari del Consiglio sull’80% della legislazione europea. La scarsa visibilità del PE e, in generale, la scarsa conoscenza circa il funzionamento delle istituzioni europee, sarebbe da imputarsi alla natura complessa dell’UE. La semplificazione per cui l’assetto istituzionale viene ridotto ad un rapporto verticale tra Bruxelles e i cittadini è alla base non solo dell’euro-scetticismo, che partirebbe secondo Marasà da idee preconcette circa la costruzione dell’Europa unita, quanto da un generico e più pericoloso anti-europeismo. Un ruolo decisivo per sanare la distanza tra Unione e cittadini dovrebbe essere svolto dal PE, attraverso soprattutto una dimensione politica e democratica più chiara.

Il ruolo dei partiti politici europei è in tal senso fondamentale. Citando il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Marasà ha sottolineato come «la strada per lottare contro la disaffezione» verso l’UE, passi per «l’europeizzazione dei partiti e della politica». Per quanto oggi si tratti di semplici confederazioni di partiti politici nazionali, l’evoluzione verso strutture più radicate e attive è già in corso. Secondo Marasà, il passaggio necessario è quello di avere per il 2014 una campagna elettorale europea su temi veramente europei, con l’indicazione da parte dei partiti europei, quantomeno di quelli maggiori, di un candidato alla presidenza della Commissione. In attesa di una decisione in tal senso da parte del Partito Popolare Europeo, che oggi esprime, di fatto, il Presidente della Commissione Europea (José Manuel Barroso) e del Consiglio Europeo (Herman Van Rompuy), il Partito del Socialismo Europeo ha già deciso che il suo candidato per il 2014 sarà l’attuale Presidente del PE, il tedesco Martin Schulz.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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