mercoledì , 21 febbraio 2018
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Radio Europae: Stati in difficoltà e vittoria di Juncker

Giovedì 24 luglio, come ogni giovedì ormai da più di un mese a questa parte, era andata in onda una nuova puntata di Radio Europae sulla Radio 110 dell’Università di Torino.

Una puntata aperta come sempre con quelli che erano i temi caldi della settimana: l’insediamento del neoeletto Parlamento Europeo, che aveva subito mostrato le novità dei nuovi gruppi politici eletti a maggio e la volontà delle coalizioni di far sentire la propria voce. Elementi che sicuramente caratterizzeranno questa legislatura. Si era parlato poi dell’inizio del semestre di Presidenza italiano con il discorso del premier Matteo Renzi, connotato da toni speranzosi e critici al tempo stesso, e con i relativi commenti da parte dei politici italiani ed europei. Infine, si era parlato delle ultime manovre di Draghi alla BCE all’insegna di una maggiore trasparenza e stabilità.

Spazio anche per un’intervista all’esperto di mercato unico di Rivista Europae, Simone Belladonna, sulle possibilità future della Commissione e del suo Presidente. Simone aveva citato l’Economist nel definire “tragicommedia” il comportamento dell’Europa, e soprattutto dell’Italia, nei confronti dell’elezione di Juncker. Quantomeno contraddittorio infatti imporre al candidato paletti sempre più rigidi quali condizioni per concedergli l’appoggio. Simone aveva definito Cameron, però, “il vero sconfitto” non solo nei confronti degli altri Stati europei, ma anche all’interno, con un Farage sempre più “forte” e capace di influenzare direttamente le decisioni del Paese. D’altra parte poi aveva sottolineato l’importanza di una Commissione nuova, come quella di Junker, per proporre un’alternativa soprattutto a questi movimenti estremisti ed euroscettici.

Si era passati poi a parlare della particolare situazione francese, che durante la settimana aveva messo in evidenza le proprie debolezze: il presidente Hollande ormai “conta meno della regina Elisabetta” e Sarkozy e il suo partito erano e sono in difficoltà per gli scandali-corruzione. Implicito il confronto con l’Italia, in cui sono ormai d’abitudine notizie di “scambi di favori e di influenze”, ma al di là degli eccessi, delle manifestazioni antirazziste e dell’azione dei sindacati, in Francia è sempre più forte la pressione del Front National, che ha raccolto alle elezioni molti più voti di quanto ci si aspettava. La risposta, secondo Simone, potrebbe essere quella di puntare proprio sull’Europa e sulle norme per la crescita e contro l’austerity.

Anche la Germania sta allentando la pressione sui propri cittadini e forse l’idealistico discorso di Renzi e le nuove proposte di apertura e di crescita, di aiuti all’immigrazione e di condivisione degli oneri, ma anche di politiche interne e esterne comuni, rispondono ad una richiesta evidente un po’ in ogni aspetto comunitario. Si tratta di un’evoluzione ormai necessaria per l’Europa, che deve crescere sotto molti punti di vista per potersi davvero presentare al mondo ed affrontare i problemi in modo compatto ed efficace.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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