lunedì , 19 febbraio 2018
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Diritti umani a rischio nella Russia dei Giochi Olimpici

Negli ultimi mesi la Russia ha attirato l’attenzione dei media del mondo intero per alcune scarcerazioni eccellenti, come quelle dei due membri delle Pussy Riot, dei 30 attivisti di Greenpeace e di Mikhail Khodorkovsky. Sul fatto che però queste non si accompagnino ad un più esteso e diffuso rispetto dei diritti umani fondamentali sembra non avere dubbi la sottocommissione per i Diritti dell’Uomo del PE, che durante l’ultima audizione pubblica, tenutasi lo scorso 22 gennaio, ha ribadito la necessità di tenere alta l’attenzione sul Paese che tra pochi giorni ospiterà i Giochi Olimpici.

I motivi di questa cautela sono stati adeguatamente sottolineati dagli attivisti delle associazioni Memorial, Human Rights Watch e Quarteera, intervenuti all’audizione. Essi hanno lamentato la progressiva riduzione di spazio per l’organizzazione della società civile e le varie misure messe in atto dal Cremlino per ostacolare la loro attività, dai controlli fiscali nelle sedi di agenzie e ONG a leggi sempre più restrittive, come la cosiddetta legge sull’agente straniero.

È in modo particolare l’associazione Memorial ad esprimersi duramente su quest’ultima, chiedendone l’abolizione. In base a questa legge infatti ogni ONG che riceva finanziamenti dall’estero è tenuta a registrarsi presso i tribunali, può essere sottoposta ad ispezioni e deve fornire periodici rendiconti sul proprio operato. Tuttavia, ciò che desta maggior preoccupazione in coloro che ogni giorno si adoperano per un maggior rispetto dei diritti umani è l’arbitrarietà con cui questa legge sull’agente straniero (un termine che all’orecchio russo equivale a spia) viene applicata, a causa della vaghezza della sua formulazione. In base a questo provvedimento, qualora accusati di svolgere attività di tipo politico, coloro che lavorano nelle ONG rischiano pene detentive fino a 2 anni o multe sino a 12.500 euro.

Va aggiunto come in questo momento in Russia oggetto di repressione non siano solamente le ONG, ma anche gli omosessuali e i transessuali. Come testimonia Vanja Kilder, dell’associazione Quarteera, per la prima volta negli ultimi 6-7 anni si assiste in Russia ad una discussione pubblica sulla sessualità. Se ne discute in consessi, ne parlano alcuni giornalisti, i (pochi) media indipendenti e gli scienziati, e un numero sempre maggiore di personaggi in vista decide di fare outing. Contemporaneamente però si moltiplicano gli episodi di violenze, tollerati e legittimati da una parte del governo e della polizia. Lo stesso Putin del resto non ha nascosto le sue critiche contro la popolazione LGTB, rea a suo giudizio di non contribuire all’aumento del tasso di natalità.

Altra preoccupazione espressa poi dal Cremlino è che segnali di tolleranza nei confronti dell’omosessualità possano alimentare una propaganda in grado di far presa sui più giovani, quasi che i gusti in termini di scelte sessuali siano facilmente influenzabili da slogan e mode. Al contrario, l’unico dato certo, ricorda ancora la Kilder, è la percentuale di suicidi nei giovani omosessuali e transessuali in Russia di ben 10 volte superiore rispetto a quelle registrate in qualsiasi altro gruppo della popolazione.

La Russia, che dal 1993 ha depenalizzato l’omosessualità (ma solo poiché tale provvedimento era condizione necessaria per poter entrare a far parte del Consiglio d’Europa), nasconde oggi dietro all’inasprirsi dell’omofobia la volontà di distrarre l’opinione pubblica dalla corruzione e da altri problemi del Paese. Premesse simili, ha sottolineato Michael Cashmann del partito laburista inglese, portarono all’adozione di provvedimenti del medesimo tipo da parte di Margaret Thatcher nell’Inghilterra del 1988. A 16 anni di distanza però, ha aggiunto, questo non può più essere tollerato e l’Europa, basata su determinati principi e valori fondamentali, deve trovare la forza di pretendere che questi siano tutelati e condivisi anche da parte dei suoi partner di natura commerciale.

L’attenzione che i Giochi Olimpici di Sochi attireranno sul Paese potrebbe essere un utile strumento per esercitare sul Cremlino una certa pressione, che non dovrà in nessun modo essere allentata all’indomani della cerimonia di chiusura. Solo in questo modo la Russia che ospiterà il Campionato mondiale di calcio nel 2018 potrà essere una nazione libera di vantarsi per aver dato i natali a Čajkovskij , senza dover per forza passare sotto silenzio alcuni particolari della sua vita privata.

(Foto: Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Giulia Ferrero

Responsabile Istruzione e Politiche giovanili - Iscritta al corso di laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Torino, frequento allo stesso tempo la Scuola di Studi Superiori di Torino, ricoprendo all’interno del Comitato Scientifico di quest’ultima il ruolo di rappresentante degli studenti. Quest’incarico, un semestre di studi nel cuore dell’Europa presso l’Université Catholique de Louvain (Belgio) e la collaborazione ad alcune attività dell’EUCA (European University College Association) mi hanno portato ad interessarmi di politiche europee a sostegno della cultura e dell’istruzione, certa che la vera integrazione europea debba passare innanzitutto per i banchi di scuola.

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