lunedì , 19 febbraio 2018
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Pesca: le novità del 2015 introdotte dall’UE

Dal 2015 prenderà avvio anche la nuova politica comune della pesca (PCP). Alla base della nuova politica vi è l’idea di poter avere una pesca e un’acquacoltura sostenibile sul lungo termine, sotto diversi punti di vista, dall’ecologico all’economico, al sociale.

La PCP si articola in quattro settori: gestione della pesca, politica internazionale, mercati e politica commerciale e finanziamento della politica della pesca. Per quanto riguarda la gestione della pesca, alla base della nuova PCP vi è il principio del massimo rendimento sostenibile (RMS), ovvero la definizione della quantità massima di pesce catturabile per un tempo indefinito senza danneggiare lo stock ittico. I vari RMS variano da pesce a pesce e vengono stabiliti secondo i pareri scientifici formulati dal Consiglio Internazionale per l’esplorazione del mare (CIEM) e dal comitato scientifico tecnico ed economico per la pesca (CSTEP). La Commissione mira a raggiungere una pesca in linea con i RMS entro il 2015 o al più entro il 2020.

Per ottenere questo risultato l’Unione Europea mette in campo diverse strategie di gestione della pesca, che coinvolgono il controllo sia degli input, sia degli output. Riguardo i primi, sono previsti norme sull’accesso dei pescherecci alle acque, controlli sullo sforzo di pesca e misure tecniche. Il controllo degli output, invece, si espleta in particolare attraverso la fissazione di totali ammissibili di cattura (TAC) e contingenti. In base ai piani pluriennali e ai RMS, ogni anno vengono fissati per la maggior parte degli stock ittici commerciali i TAC, ripartiti a loro volta in vari contingenti nazionali in base a coefficienti di attribuzione.

Laddove nella politica comune della pesca è stato introdotto ed applicato il concetto dei RMS, si sono verificati miglioramenti negli stock ed una diminuzione della pesca eccessiva, in linea con la tutela dell’ambiente marino che ha anche apportato benefici ai pescatori. Secondo la Comunicazione che la Commissione ha presentato lo scorso 26 giugno, la pesca eccessiva è diminuita nell’Atlantico, nel Mar Baltico e nel Mar Nero passando dal 94% degli stock nel 2003 al 41% nel 2012.

Un caso a parte, nonché preoccupante, è rappresentato dal Mar Mediterraneo, dove la pesca eccessiva è la norma: su 97 stock, il 91% è sottoposto a sfruttamento eccessivo ben oltre le soglie dei RMS. In particolare, le specie più interessate da questo fenomeno sono nasello, triglia, gambero rosa, sardina e acciuga. Simili dati negativi, inoltre, vengono da un’analisi della pesca del Mar Nero. Un sovrasfruttamento che non va a favore né dell’ambiente, né del settore ittico.

Nel Mar Mediterraneo, tuttavia, la situazione è ben più complicata: qui, infatti, per una serie di problematiche ed interessi, non si applicano i TAC, ma solo controlli degli input, e vige una regolamentazione a parte, il Regolamento Mediterraneo del 2006. Il Commissario alla Pesca, Maria Damanaki, esprimendo la sua preoccupazione per i dati riguardanti il Mar Mediterraneo, ha detto “il tempo del diniego è finito: nel Mar Mediterraneo la pesca è eccessiva. Una lunga battaglia e un duro cammino ci attendono: dobbiamo consolidare i dati scientifici e adottare piani di pesca regionali per riportare le attività di pesca a livelli sostenibili. Se non interveniamo ora, sprecheremo l’enorme potenziale che queste risorse rappresentano per le generazioni future”.

Sempre per quanto riguarda la gestione della pesca, con il 1 gennaio 2015 arriverà un’altra importante novità. Gradualmente dal 2015 al 2019, infatti, entrerà in vigore l’obbligo di sbarco per la pesca commerciale nelle acque europee. Questo significa che avrà fine la pratica dei rigetti in mare delle catture indesiderate, vive o morte: tutte le catture dovranno essere sbarcate e conteggiate nei contingenti. Un cambiamento che, per quanto riconosciuto come necessario per una pesca sostenibile, non è stato ben accolto da tutti. Il CESE, ad esempio, lamenta che la Commissione non abbia fatto studi preliminari su caso concreti, auspicando un approccio più graduale. Inoltre, sempre secondo il CESE, alcune norme di controllo andranno a detrimento dei piccoli pescherecci, prevedendo carichi amministrativi e di personale difficilmente sostenibili.

Novità e problemi quindi della nuova PCP, con il difficilissimo compito di trovare un equilibrio tra la necessità di garantire uno stile di vita adeguato ai pescatori europei e il bisogno di assicurare la tutela dell’ambiente marino.

(Foto: martinwcox – www.flickr.com) 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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3 comments

  1. Mi anno sbarcato il 14 08 2015 per disarmo prima di inizziare il fermo pesca come posso ottenere il fermo pesca

  2. Consorzio Pescatori Riuniti

    Per quanto riguarda il fermo biologico , anche nel 2014 siamo alle solite . E’ stato confermato in settembre , quando i pesci sono ovati nei mesi Aprile /Maggio ! Il fermo e’ finalizzato alla riproduzione ? Di che ripopolamento parliamo se i pesci vengono pescati ovati ? Per quanto riguarda la riduzione dello sforzo di pesca , ha senso fermare solo lo strascico ? In qualita’ di presidente di consorzio opinerei ad un fermo per specie , o , bloccando tutti i sistemi di pesca . Una particolare attenzione va posta alla pesca abusiva , che , commercializzando i classici 5 kg al giorno ( parliamo di ben altri pesi ) reca un forte danno agli ecosistemi , alle economie dei paesi costieri e dei pescatori professionisti che praticano il mestiere , nel rispetto di quanto gia’ detto e che lottano con il caro gasolio ! Gaetano Buttarazzi

  3. Tutto giusto e nenecessario ma non bisogna fare lo stesso errore che hanno fatto con il tonno rosso,in quanto guardare solo il pesce sbarcato senza far conto del pesce che viene venduto(in molte zone italiane )e nessuno sa dove………..e sopratutto chiedere agli interessati se hanno vendita o meno.
    Anche per quanto riguarda il fermo biologico per molte specie viene fatto in periodi sbagliati ,come per quello riguardante il pesce azzurro ,come già chiesto dagli interessati da tempooooooo con nessun ascolto .

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