domenica , 25 febbraio 2018
18comix
Photo © Valsts kanceleja/ State Chancellery, 2012, www.flickr.com

Romania: Ponta-Johannis al ballottaggio per la presidenza

Domenica 2 novembre: i romeni si sono recati alle urne per le elezioni presidenziali. Il giorno dopo le elezioni i risultati confermano le previsioni delle scorse settimane. Il premier uscente, Victor Ponta (centro-sinistra), ha ottenuto più del 40% delle preferenze al primo turno. Dietro di lui il sindaco di Sibiu (centro-destra), Klaus Johannis, che è stato votato dal 31% degli elettori. Ponta e Johannis hanno distaccato di decine di punti percentuali gli altri dodici candidati, tutti fermi al di sotto del 6% dei voti. L’affluenza è stata intorno al 50%.

Ci sono stati problemi e disordini in molte città europee, dove i romeni residenti all’estero (circa 3 milioni di essi hanno diritto di voto) in diversi casi hanno dovuto aspettare in coda per ore al di fuori delle ambasciate. A Parigi, Londra e Vienna è dovuta intervenire la polizia per tranquillizzare i votanti che protestavano per la scarsa organizzazione. Sono state confermate anche le previsioni che davano per certa la necessità di un secondo turno: nessun candidato ha infatti superato la soglia del 50%+1 dei voti, necessaria ad ottenere immediatamente la Presidenza. I cittadini romeni dovranno quindi esprimere nuovamente la propria preferenza tra Ponta e Johannis il prossimo 16 novembre.

Il primo ministro, appoggiato da una vasta alleanza tra socialdemocratici e conservatori, era dato come favorito e gli ultimi sondaggi gli attribuivano un ampio margine di vantaggio. Il risultato raggiunto domenica è quindi inferiore alle aspettative. Nel corso del suo mandato ha promesso di abbassare le tasse, alzare le pensioni e intrattenere buoni rapporti con la Russia e con la Cina. La linea guida della sua campagna elettorale è stata l’invito ad “unire” la Romania. Ponta è una figura molto discussa, sia per via degli intensi conflitti con il Presidente uscente, Traian Basescu (che lo ha anche accusato di essere stato una spia per anni), sia per lo scandalo corruzione che ha travolto il suo partito negli ultimi mesi, da cui però è stato toccato solo marginalmente.

Il liberale Klaus Johannis, appartenente alla minoranza germanofona, ha imperniato la sua campagna elettorale sul desiderio di normalizzare la Romania e renderla un Paese “delle cose fatte bene”. Johannis è fermamente pro-UE e intrattiene ottimi rapporti con la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Le discussioni in vista del ballottaggio del 16 novembre sono già iniziate. Mentre i voti della Udrea (dell’Alleanza PMP–PNȚCD, che ha raccolto il 5,2%) confluiranno quasi di certo su Johannis, sembra che Tariceanu (candidato indipendente che ha raccolto il 5,36%) voglia negoziare con Ponta il suo sostegno in cambio della promessa di potergli subentrare alla guida del governo dopo le elezioni. Le intenzioni di voto danno Ponta in testa su Johannis con un distacco ampio (più di dieci punti percentuali), ma il premier dovrà aspettare il 16 novembre per – eventualmente – festeggiare. Se dovesse vincere, diventerebbe il più giovane Presidente nella storia della Romania.

Le elezioni presidenziali romene sono state osservate attentamente da Bruxelles: il voto è considerato un test chiave per il Paese, che necessità di riformare profondamente il proprio apparato statale e di avere un volto più moderno ed europeo. L’Unione Europea teme molto una possibile “putinizzazione” dell’Est Europa. I temi dominanti della campagna elettorale sono stati la lotta alla corruzione, ancora molto diffusa, l’indipendenza della magistratura, lo sviluppo delle infrastrutture. In Romania poi, la figura del Presidente detiene poteri non marginali: è la massima autorità della difesa e della politica estera. Ha il potere di nominare i capi delle due principali agenzie di intelligence del Paese, così come i Procuratori capo e gli Ambasciatori.

L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

Check Also

Turchia: stop definitivo all’adesione all’UE?

La seduta plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo di giovedì 24 novembre, rimarrà nella storia …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *