lunedì , 19 febbraio 2018
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2 agosto 1914: il patto segreto tra Prussia e ottomani

Nel rapido susseguirsi di eventi che, in poco più di un mese dall’uccisione dell’Arciduca Francesco Ferdinando, portarono a quella che sarebbe stata definita la “Grande Guerra”, entrarono in gioco (con la grande eccezione dell’Italia) i sistemi di alleanze che erano stati costruiti nei decenni immediatamente precedenti, imperniati sui due assi della Triplice Alleanza e della Triplice Intesa. L’Impero Ottomano, formalmente non vincolato da accordi con nessuno dei due schieramenti, in breve tempo seppe delineare il proprio posizionamento sullo scacchiere del conflitto a fianco dell’Alleanza: da un lato, infatti, la minaccia più grande per l’Impero era considerata la Russia e, dall’altro, il Sultano mirava ad ottenere un’espansione territoriale a scapito di quest’ultima.

Già il 2 agosto 1914, il Gran Visir Said Halim concludeva un accordo segreto di alleanza con la Prussia, che sarebbe entrato in vigore nel caso in cui la Russia avesse attaccato l’Impero Ottomano. La vera e propria entrata in guerra dell’Impero avverrà circa due mesi dopo, il 29 ottobre, a seguito di uno scontro nel Mar Nero tra navi da guerra russe e turche. Al di là delle enormi conseguenze che la guerra avrà sia per la Prussia che per l’Impero Ottomano – di fatto cancellato dalle carte mondiali nel 1918, anche se l’ultimo sultano sarà deposto quattro anni dopo – l’accordo del 2 agosto 1914 consente anche di approfondire un’analisi sulle relazioni, passate e presenti, tra Germania e Turchia.

Le basi dell’alleanza nella Grande Guerra erano già state gettate nel corso del secolo precedente. A seguito di un accordo di pace e amicizia stipulato nel 1790 infatti, l’intensificarsi delle relazioni militari era stato accompagnato dalla cooperazione in grossi progetti di investimento, primo fra tutti la ferrovia Berlino–Baghdad, con cui la Germania mirava anche ad ottenere dall’Impero Ottomano grosse concessioni petrolifere. Durante il secondo conflitto mondiale, dopo il tramonto dell’era imperiale, la Turchia resta neutrale ed accoglie anzi numerosi ebrei in fuga dalla Germania nazista. Le relazioni si rafforzano di nuovo, rapidamente, nel corso della Guerra Fredda, con la Turchia preziosa alleata del blocco occidentale. Oggi, il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi si aggira intorno ai 25 miliardi di euro e sono circa 4 milioni i turisti tedeschi che ogni anno visitano la Turchia.

L’elemento centrale delle relazioni tra i due Paesi resta però la questione dell’immigrazione turca in Germania: a seguito del “Labour Recruitment Agreement” firmato nel 1960, infatti, la forza lavoro proveniente dalla Turchia è entrata massicciamente in Germania, con una presenza che si stima oggi attorno ai 3 milioni. La questione ha sempre spinto la Germania ad un approccio particolarmente cauto verso la candidatura turca all’ingresso nell’UE, malgrado esistano differenze tra la SPD, tradizionalmente più favorevole o per lo meno aperta a considerarla, la CDU, tendenzialmente contraria, e i cristiano-sociali bavaresi, apertamente ostili, anche per considerazioni attinenti alla religione e quindi al fatto che mal digerirebbero un Paese musulmano nell’UE.

Oltre alla questione dell’immigrazione e a quella religiosa, altro scrupolo tedesco è dettato dalle stime demografiche, che indicano che la popolazione della Turchia supererà probabilmente quella della Germania in poco più di un decennio: oggi infatti la Germania ha 82 milioni di abitanti e la Turchia 74, ma nel primo caso il tasso di crescita della popolazione è allo 0,1%, mentre nel secondo all’1,3%. Questo significa che, se membro dell’Unione, la Turchia raggiungerebbe o scavalcherebbe Berlino in termini di parlamentari a Strasburgo, ma soprattutto in termini di peso nelle votazioni del Consiglio dell’Unione Europea.

Sono quindi diverse le ragioni per cui nessuno celebrerà il centenario dell’accordo prusso–ottomano. In primis, si tratta di un accordo tra due potenze sconfitte. In secondo luogo, si parla di un accordo segreto, una tipologia di trattato che sarebbe stata vietata proprio alla fine della Prima Guerra Mondiale, come parte dei 14 punti di Wilson. In terzo luogo, la Turchia di oggi disconosce l’eredità dell’Impero Ottomano e in particolare rifiuta di assumersi i fardelli storici ad esso collegati (ne è l’esempio più lampante la questione del genocidio armeno, che appunto risale all’epoca della Grande Guerra). Infine, il contesto dei rapporti tra Germania e Turchia, oggi troppo diverso e lontano dagli eventi di un secolo fa.

Nell’immagine, il Bosforo nel 1914 (photo © Deutsches Bundesarchiv Bild 134-B0024, www.flickr.com)

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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3 comments

  1. Attenzione nell’articolo si parla di Prussia ma la Prussia non esisteva più dal gennaio 1871. E’ Germania ovvero Secondo Reich.

  2. Ma l’accordo vincolava solo il Regno di Prussia o l’intero Reich tedesco?

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