giovedì , 22 febbraio 2018
18comix

25 luglio 1914: Serbia, Austria e l’ultimatum respinto

Se l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe potesse compiere un viaggio nel tempo fino ai giorni nostri, rimarrebbe infastidito e forse stupito dai rapporti odierni fra la sua Austria e la Serbia. Infastidito, perché probabilmente leggerebbe l’appoggio di Vienna alla Serbia, che doveva essere “ridotta a provincia dell’impero”, come una sconfitta. Stupito di quanto la geografia e il mondo siano cambiati in appena un secolo.

Era il 25 luglio 1914. La Serbia respinse l’ultimatum inviatole 2 giorni prima dall’Impero Asburgico. 10 condizioni che Belgrado non poté accettare. Gli Stati europei erano uniti (divisi) in due schieramenti da una fitta rete di alleanze e accordi. Se un solo Paese fosse stato attaccato, tutta l’Europa sarebbe stata trascinata in guerra. Era il capolavoro di Otto van Bismarck, secondo cui questa condizione avrebbe scongiurato qualsiasi decisione affrettata. Effettivamente, per diversi anni il sistema funzionò, ma Bismarck non aveva considerato i Paesi balcanici ed il loro nazionalismo crescente.

Proprio nei Balcani, infatti, scoppiò la scintilla. Da una parte due imperi, ottomano e austro-ungarico, in declino. Dall’altra i nuovi Stati usciti rinforzati dalle guerre balcaniche, in primis la Serbia, vista dalle popolazioni slave come il Piemonte (Pijemont in serbo, da cui prese il nome una testata nazionalista dell’epoca) della regione, capace di guidarli verso la liberazione dal giogo asburgico. Le odierne Croazia e Slovenia erano infatti parte del territorio imperiale, insieme alla Bosnia Erzegovina, annessa nel 1908.

In tutti e tre i territori erano forti le spinte autonomiste e le popolazioni locali portavano avanti rivendicazioni culturali, linguistiche (riconoscimento del serbo-croato come lingua) e politiche. Iniziò a farsi strada anche il concetto di panslavismo, l’idea di un solo Paese per tutte le popolazioni slave, costruito sulle basi di una cultura comune. Era quindi inevitabile che l’Impero Asburgico guardasse con preoccupazione alla crescente popolarità di Belgrado. Fin dall’indipendenza serba, nel 1882, i rapporti fra i due Paesi furono tesi, tanto che tra il 1905 e il 1906 Vienna scatenò contro Belgrado una guerra commerciale, la “guerra dei suini”, per indebolirne l’economia e mantenerla dipendente da quella viennese. All’indomani della seconda guerra balcanica, che aveva raddoppiato il territorio serbo, l’Impero Asburgico si era poi convinto della necessità di attaccare Belgrado per prevenirne una futura egemonia nell’area.

Il pretesto arrivò un anno dopo, con lassassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando e della moglie per mano di un giovane studente: Gavrilo Princip. La dinamica dell’attentato fu subito chiara, non sono ancora stati chiariti invece la matrice politica ed il reale coinvolgimento della Serbia. Belgrado avrebbe infatti desiderato un periodo di pace per organizzare i territori appena conquistati e procedere con le riforme necessarie: non era pronta per un nuovo conflitto. Non solo: l’arciduca era famoso per le sue posizioni slavofile, che lo rendevano poco amato nei circoli viennesi. Alcuni storici sostengono la possibilità di una collaborazione fra organizzazioni segrete austriache e serbe che, per motivi opposti, desideravano la morte di Francesco Ferdinando.

L’evento trascinò i Paesi verso la guerra. Nell’epoca dei grandi Imperi, nessuno avrebbe mai immaginato che nel 2014 Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna e altri 24 Paesi del Vecchio Continente avrebbero potuto convivere pacificamente uniti sotto la bandiera dell’Unione Europea. Non solo, ma che il maggior sostenitore di una Serbia nell’UE sarebbe stata proprio l’Austria, erede di quell’Impero che un secolo fa dichiarò guerra a Belgrado. In una recente intervista, Marko Gasic ha sottolineato i rapporti amichevoli con l’Austria. Rapporti dettati non solo dalla vicinanza geografica, ma anche culturale: la dominazione asburgica ha lasciato segni indelebili negli usi e costumi serbi e l’attuale sistema istituzionale e legislativo ha come base il modello viennese.

A legare i due Paesi è anche la popolazione: sono infatti numerosi gli austriaci che investono in Serbia, così come i serbi che per sfuggire alle violenze degli anni ’90 si sono trasferiti in Austria, dove hanno trovato accoglienza e opportunità. Inoltre entrambi i Paesi sono parte della Macroregione Danubiana e collaborano a progetti regionali comuni per il rilancio economico dei territori che si affacciano un Danubio. Per questo l’Austria appoggia la candidatura serba all’UE, la convinzione che l’UE sia la destinazione naturale della regione balcanica e la chance per risolvere gli storici problemi dell’area.

Photo © troye owens, 2011, www.flickr.com

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

Check Also

25 Dicembre 1914: è Natale, tacciono le armi

25 dicembre 1914. Quella che era iniziata come una guerra lampo si era ormai arenata …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *