mercoledì , 21 febbraio 2018
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Intervista a Raffaella De Marte: Schulz e il ruolo del Parlamento Europeo

Raffaella De Marte è addetta stampa e social media manager del Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. L’abbiamo intervistata a Torino sabato 2 marzo.

8445381930_1552c1a3d1_oNegli ultimi mesi, il Parlamento Europeo ha avuto un ruolo sempre più centrale nel confronto politico e istituzionale nell’Unione Europea. Lei crede che dipenda soprattutto dal ruolo di Martin Schulz?
Martin Schulz senz’altro conosce benissimo l’Unione Europea, è stato eletto per la prima volta al Parlamento Europeo (PE) nel 1994. Ha una chiara idea di come l’Unione dovrebbe funzionare, in particolare verso una maggiore integrazione e non solo di natura economica. Inoltre, Schulz pur essendo politicamente all’opposizione, in quanto membro del Partito del Socialismo Europeo (PSE), ha avuto l’appoggio dell’intero Parlamento e anche per questo è riuscito a superare consuetudini che duravano da anni.

Per esempio?
Ad esempio quella che il presidente del PE non partecipa ai Consigli Europei, ma tiene un semplice discorso all’inizio della riunione. Schulz in questo ambito ha ottenuto che sul discorso del presidente del PE si svolgesse un dibattito tra i Capi di Stato e di Governo. Come abbiamo visto in alcuni degli ultimi vertici, questi dibattiti possono essere anche particolarmente lunghi e interessanti. Inoltre, nei Consigli Europei recentemente dedicati al bilancio, il presidente Schulz è stato molto attivo e molti leader lo hanno cercato per capire fino a che punto un loro compromesso potesse essere accettato dal PE.

8450661706_b061bb86fb_bCrede che questa centralità politica del PE possa diventare strutturale, dopo la fine del mandato di Schulz?
Due anni e mezzo sono pochissimi e le pratiche consolidate sono difficili da scardinare. La grande forza del Parlamento in questa fase è stata soprattutto quella di agire in modo unitario. Inoltre, il PE è diventato un importante luogo di dibattito sui grandi temi politici ed economici che interessano il futuro dell’UE. Basti pensare a come molti capi di Stato e di governo, come Mario Monti e François Hollande, siano venuti al Parlamento per presentare la propria visione dell’Unione e confrontarsi in modo trasparente e pubblico con i parlamentari europei. L’obiettivo principale di Schulz per il suo mandato è di rendere il Parlamento più visibile, più udibile, più ascoltato: vedremo alla fine del mandato, se ci è riuscito.

Un ambito nel quale il PE è stato politicamente molto attivo è quello delle trattative per il Quadro Finanziario Pluriannuale (QFP) 2014-2020, ovvero il bilancio pluriannuale dell’UE.
Innanzitutto è bene sottolineare quanto finora il PE sia stato unito sull’argomento. La posizione del Parlamento è stata particolarmente forte non solo per merito di Schulz e del suo dinamismo politico, ma proprio per la volontà del PE di fare valere le sue prerogative democratiche su una questione così importante sulla quale ha un potere di veto rispetto agli accordi intergovernativi. Si pensi, per esempio, al forte comunicato congiunto delle quattro principali famiglie politiche europee all’indomani dell’accordo al Consiglio Europeo dello scorso 8 febbraio. Il rischio ora è che i governi nazionali possano fare pressioni sulle proprie delegazioni nazionali, ma credo che ci saranno molti parlamentari che si opporranno a questi tentativi.

Crede che sia possibile trovare un accordo?
La posizione negoziale del PE sarà definita alla prossima sessione plenaria di marzo. Tuttavia, è opinione diffusa nel Parlamento che la lotta, in questa fase, non debba essere tanto sulle cifre. Si tratterebbe infatti di un gioco al massacro, perché anche nel PE  sono rappresentati interessi nazionali diversi. Il confronto potrebbe basarsi piuttosto sull’inserimento di una serie di clausole nel QFP che modifichino soprattutto la sua attuazione.

8486450296_3b8ffc05d5_oChe cosa dovrebbero comportare queste “clausole”?
Fondamentalmente andrebbero a incidere in tre direzioni. In primo luogo a garantire flessibilità all’attuazione del bilancio, ossia permettere la riallocazione delle risorse finanziarie non solo tra i vari anni coperti dal QFP, ma anche tra i capitoli di spesa. Questo significherebbe, per esempio, consentire di impiegare le risorse rimaste inutilizzate in un determinato anno in quelli successivi. Lo stesso discorso dovrebbe valere per i singoli capitoli di spesa.
In secondo luogo l’inserimento di una clausola di revisione permetterebbe una ridiscussione del QFP a metà percorso. Questa previsione è giustificata dal fatto che il PE non si sente di vincolare all’austerità i due Parlamenti che verranno dopo (le prossime elezioni europee sono nel 2014, quelle successive nel 2019, ndr) e le rispettive Commissioni. Infine, il Parlamento chiederà maggiori garanzie sulle risorse proprie dell’Unione.

Quando pensa che si potrà arrivare ad un voto definitivo del PE sul QFP?
Ad oggi i negoziati fra Parlamento e Consiglio si sono appena aperti. Indicativamente, credo che si possa arrivare ad una decisione e a un voto del Parlamento entro l’estate.

Uscendo dalla politica europea per arrivare in Italia, come sono stati accolti i risultati delle elezioni politiche italiane a Bruxelles?
Sicuramente hanno sorpreso, ma non spaventato. C’è piena fiducia nella capacità dell’Italia di uscire dalla crisi politica attraverso un governo di coalizione o un’altra forma di collaborazione parlamentare. C’è soprattutto grande fiducia in Giorgio Napolitano. Alla fine, ma questa è la mia opinione personale, non si può restare appesi per sempre agli umori dei mercati. L’Italia ha bisogno di un po’ di tempo per trovare una soluzione a questo momento politico particolare.

A cura della Redazione di Europae

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