mercoledì , 15 agosto 2018
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Mondiali 2014: la cosmopolita Croazia sfida il Brasile

La Croazia, che stasera disputerà la gara inaugurale dei Mondiali in Brasile contro i padroni di casa, è una squadra abbastanza cosmopolita. Stiamo parlando di un Paese che fino a poco più di venti anni faceva parte di uno Stato federale e multietnico.

In epoca jugoslava i confini amministrativi, che poi sono diventati politici, non coincidevano con quelli etnici. Dopo l’indipendenza vi erano molti croati fuori dalla Croazia e altri gruppi etnici in Croazia. Il tifo ha seguito i confini etnici, così ad esempio i Serbi della Krajna tifano Serbia, mentre i croati dell’Herzog Bosna tifano Croazia. La nazionale bosniaca invece rappresenta quasi esclusivamente i bosgnacchi (musulmani). In realtà però nella Jugoslavia questi confini etnici erano meno marcati di quanto si possa pensare, anche perché proprio tra Serbi e Croati si registrava il più elevato tasso di matrimoni misti. Uno dei casi più celebri è Siniša Mihajlović nato a Vukovar (capoluogo della Krajna, regione della Croazia popolata da serbi) da padre serbo e madre croata. L’identità etnica dei suoi genitori inizialmente era molto debole e preferivano definirsi semplicemente jugoslavi.

Di origini miste è anche la famiglia di Dario Srna, originaria dell’Est della Bosnia. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, la nonna paterna del centrocampista venne uccisa mentre era incinta dai četnici, i gruppi paramilitari nazionalisti serbi. Il ricordo della Seconda Guerra Mondiale è ancora vivo, come dimostrato il triste episodio di cui si è reso protagonista Josip Šimunić in occasione della qualificazione al Mondiale pochi mesi fa. Il difensore croato esultò gridando al microfono il motto dell’Ustaša “Za dom spremni” (per la patria siamo pronti), incappando in sei giornate di squalifica e nella condanna delle istituzioni croate.

La Croazia è anche terra di emigrazione e la diaspora croata è presente in molte aree del mondo a seguito di diverse ondate migratorie. Il caso più curioso è quello dell’Australia. Negli anni ’60 e ’70 molti croati emigrarono nella terra dei canguri e diedero un contributo notevole allo sviluppo del calcio australiano. Ai Mondiali 2006 Croazia e Australia si trovarono a giocare l’una contro l’altra e la formazione giallo-verde schierò tre giocatori di origine croata (Kalac, Bresciano e Viduka), mentre nella Croazia giocava il già citato Šimunić, nato e cresciuto in Australia da genitori croati. Il difensore passò alla storia in quella partita per aver ottenuto tre cartellini gialli. L’arbitro si era evidentemente dimenticato di espellerlo dopo la seconda ammonizione. Un’altra grande ondata migratoria ebbe luogo nei primi anni ’90 a causa della guerra e portò molti croati in Europa Occidentale. Uno di questi fu un altro dei protagonisti di quell’avvincente partita, l’attaccante Dado Pršo, che nel 1993 a diciannove anni si trasferì in Francia, arrivando a giocare la finale di Champions League nel 2004 con il Monaco.

Simile è la storia di uno degli uomini più attesi della Croazia a questo Mondiale, nonché fresco di vittoria dell’Europa League con il Siviglia e di trasferimento al Barcellona: Ivan Rakitić. Il centrocampista della nazionale croata è infatti nato e cresciuto in Svizzera da genitori croati. Tra i 23 convocati anche Eduardo da Silva e Sammir, nati e cresciuti in Brasile, ma naturalizzati dopo aver giocato in club croati.

L’immigrazione al momento è un fenomeno trascurabile in Croazia. Al contrario di quanto si possa pensare, negli anni ’90 la Croazia ha avuto un tasso migratorio attivo. Coloro che immigrarono in Croazia erano quasi esclusivamente persone di etnia croata provenienti dalle altre repubbliche della ex Jugoslavia. Molto presto però si prevede che la Croazia avrà bisogno di manodopera immigrata. In genere i Paesi Est europei si preparano ad affrontare questa sfida incentivando il ritorno dei loro emigranti per cercare di evitare tensioni sociali. Strategia che lascia scettici molti sociologi e demografi, ma che la nazionale di calcio usa già da tempo.

La rosa della Croazia che esordirà questa sera, così come quelle delle ultime edizioni dei Mondiali, riflette la storia del Paese. Una storia caratterizzata da periodi di convivenza pacifica tra popolazioni diverse, ma anche da tensioni e guerre civili. Con la democratizzazione e l’ingresso nell’Unione Europea l’anno scorso, quest’ultimo triste periodo sembra essersi chiuso definitivamente.

In foto, tifosi di Brasile e Croazia (© misurino – Flickr)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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