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Mondiali 2014: debutta l’Olanda del meltin’ pot

Correva l’anno 1974: la nazionale olandese arrivò a contendere il titolo mondiale alla Germania, padrona di casa. Erano gli anni dell’arancia meccanica, epiteto affibbiato agli oranje per via delle loro geometrie perfette. Nello stesso anno, Johann Crujiff, stella dell’Ajax e leader di quella squadra, vinceva il suo terzo e ultimo Pallone d’Oro, primo olandese ad essersi fregiato del prestigioso premio assegnato da L’Équipe.

Tredici anni dopo, Ruud Gullit riportò il premio nei Paesi Bassi e inaugurò l’epopea dei talenti originari del Suriname, ex colonia delle Indie Occidentali Olandesi. Nati a Paramaribo o figli di genitori immigrati, i calciatori surinamensi hanno rappresentato la più valente fucina di campioni per i club d’Olanda e di tutto il mondo: dai Gullit e Rijkaard del Milan di Arrigo Sacchi al Kluivert stella del Barcellona, da Hasselbaink idolo del Chelsea all’Edgar Davids rimasto nei cuori dei tifosi della Juventus, per chiudere con Clarence Seedorf, unico calciatore al mondo ad aver vinto la Champions League con tre maglie diverse: Ajax, Real Madrid e Milan.

Eppure, in un tempo per nulla lontano, le migrazioni dal Suriname erano considerate ben altro che una risorsa. Torniamo al 1974: ad un anno dalla vittoria alle elezioni, il Primo Ministro surinamese Henck Arron annunciò il raggiungimento della piena indipendenza entro la fine del 1975. Equiparato alle altre componenti del regno d’Olanda con il nuovo statuto del 1954, il Suriname godeva già di un largo grado di autonomia e di generosi aiuti economici dall’ex madrepatria. All’epoca, gli immigrati nei Paesi Bassi dal Suriname, cittadini olandesi a tutti gli effetti, erano appena 51.000.

L’annuncio di Arron fu comunque accolto con particolare entusiasmo dal premier laburista olandese Joop Den Uyl, a capo di un governo impacciato nel gestire il fenomeno migratorio. Negli anni ’70 l’Olanda aveva iniziato infatti a stringere accordi con i Paesi del Mediterraneo, in particolare Turchia e Marocco, per reclutare lavoratori: i governi cercarono in tutti i modi di nascondere la possibilità che questi flussi temporanei diventassero stanziamenti definitivi e l’insofferenza verso gli immigrati finì per trovare, paradossalmente, un capro espiatorio proprio nei cittadini d’origine surinamese.

Una commissione ad hoc, costituita per valutare limitazioni ai movimenti tra Olanda e Caraibi, vide bocciare come anti-costituzionali i suoi propositi e, paradossalmente, fu proprio lo sprone verso l’indipendenza voluto da Arron che prospettò l’introduzione dei visti tra i due Paesi. L’accordo spuntato da Den Uyl fu in realtà molto vantaggioso per la sua controparte, prevedendo una proroga sull’inizio della regolazione sino al 1980. Questo aumentò il flusso di migranti dal Suriname sino alla quota – comunque risibile – di 140.000 migranti, tra cui molte stelle degli anni Novanta come lo stesso Seedorf.

Ieri il Suriname, oggi i marocchini e gli immigrati di religione islamica messi all’indice dal Partito per la libertà di Geert Wilders: sempre restii a definirsi Paese “d’immigrazione”, i Paesi Bassi hanno evoluto negli anni la normativa in materia di concessione della cittadinanza sino a costituire quel modello di società multiculturale e assimilazionista fondato sull’istituto dell’integrazione civica. La concessione di cittadinanza rimane infatti subordinata al superamento di un test su lingua e società. Permane la possibilità di naturalizzazione dopo cinque anni 5 anni (meno per alcune nazionalità, tra cui quella del Suriname) di residenza legale sul suolo olandese, mentre per i migranti di seconda generazione vale lo ius soli.

Di questa possibilità hanno usufruito molti dei 23 componenti la spedizione degli oranje ai Mondiali in Brasile, dopo la sconfitta del 2010 patita in finale dalla Spagna, contro cui gli uomini di Louis Van Gaal giocheranno proprio la loro partita inaugurale. Di origini surinamesi sono Nigel De Jong, mediano del Milan, Jeremein Lens, ala della Dinamo Kiev, e Georginio Wijnaldum, esterno del PSV Eindhoven. Un posto in rosa anche per il nascituro canadese Jonathan De Guzman dello Swansea City, per il portoghese di genitori capoverdiani Bruno Martins, colonna del Feyenoord, e Memphis Depay, punta del PSV di origini ghanesi.

Un vero meltin’ pot che assicura alla nazionale olandese un elevato tasso tecnico e agonistico nonché un intrigante (e vincente) modello d’integrazione.

Nell’immagine, Sneijder, Robben, De Jong nel 2012 (© Олег Дубина – Football.ua, 2012, Wikimedia Commons)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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