martedì , 20 febbraio 2018
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Mondiali 2014: ecco la Germania unita e multietnica

Italia, 1990. Dopo aver eliminato i padroni di casa, la Germania dell’Ovest si prende la sua terza Coppa del mondo ai danni dell’Argentina di Maradona, poche settimane dopo le prime elezioni democratiche nella Deutsche Demokratike Republik (DDR) e pochi mesi prima della storica incorporazione dei cugini oltre il muro, avvenuta in ottobre. Fu una grande festa alla quale parteciparono anche i cittadini dell’Est, ormai prossimi alla riunificazione e alla promessa di pace e benessere che portava con sé. Ma non fu una vera vittoria di una Germania unita da un punto di vista calcistico: la DDR giocò infatti le fasi di qualificazioni, senza successo. Da allora, se si esclude la vittoria agli Europei del 1996 in Inghilterra, la nazionale tedesca ha fatto spesso bene, a volte benissimo, ma non ha mai vinto un titolo mondiale.

Sicuramente non lo dimenticheranno facilmente gli 11 che scenderanno in campo stasera contro il Ghana, in una partita che presenta anche curiosi risvolti per una particolare famiglia. I Boateng, infatti, vedranno due fratelli schierati in campo come avversari: Kevin-Prince, giocatore dello Shalke 04, sarà schierato dal Ghana, mentre il fratello minore Jérôme, in forza al Bayern Monaco, giocherà per la Germania.

Forte del trionfo per quattro a zero sul Portogallo, la Germania si presenta a questa seconda partita della fase a gironi come la grande squadra di gran lunga più in forma. Dopo la partenza a rilento del Brasile, l’eliminazione shock della Spagna e le incertezze dell’Argentina, la formazione di Löw si trova in buone condizioni per arrivare fino in fondo e portare a casa il primo trofeo mondiale dopo la riunificazione. 

Per Angela Merkel, grande tifosa, oltre che donna più potente del mondo, sarebbe l’ultimo suggello dell’egemonia tedesca sul continente. La sua apparizione in giacca rosso fuoco sugli spalti dell’Arena Fonte Nova, a Salvador, e la foto a fine partita negli spogliatoi con i giocatori ancora intrisi del sudore della vittoria, ci ricordano ancora una volta della valenza politica che il calcio ha sempre avuto. Su internet impazzano adesso le letture “geopolitiche” delle partite, in un Mondiale peraltro carico di polemica politica fin da prima del suo inizio, per via delle proteste infiammate in tutto il Brasile per gli sprechi, la corruzione e la crisi economica. Così, l’esordio dei tedeschi con il Portogallo ha ricordato ad alcuni l’esito del Consiglio Europeo del Maggio 2011, quando fu deciso il salvataggio di Lisbona, dopo quelli di Atene e Dublino, e la linea dura dell’austerità poté dispiegarsi con forza.

In realtà, un trionfo tedesco nella finale di Rio de Janeiro sarebbe prima di tutto una vittoria per l’integrazione economica e sociale degli immigrati, parte importante e spesso dimenticata del successo della locomotiva d’Europa. La nazionale tedesca è infatti l’espressione di una Germania molto più aperta, tollerante e inclusiva di quanto non si immagini. Lo dimostrano il centravanti Klose e il centrocampista Podolski, entrambi di origine polacca, così come lo stesso Boateng, di famiglia ghanese, il fantasista turco Özil e il mediano Khedira, in forza al Real Madrid. Tra i convocati vi è perfino un giovane di origine albanese, Mustafi, che gioca in Italia per la Sampdoria.

Arrivata molto spesso in finale, negli ultimi dieci anni la Germania deve tanto alla felice decisione di aprirsi ai calciatori naturalizzati. Saranno loro a portare 82 milioni di tedeschi sul tetto del mondo, o a lasciarli ancora una volta con l’amaro in bocca degli eterni secondi.

In foto l’attaccante tedesco Miroslav Klose (Foto: kennykunie – www.flickr.com)

L' Autore - Shannon Little

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