domenica , 18 febbraio 2018
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Mondiali 2014: la Grecia punta sulla compattezza

Tre gol incassati, zero realizzati, un solo punto in classifica, frutto di un pari senza reti con il Giappone: è questo lo scarno bottino mundial della Grecia, che si appresta ad affrontare la Costa d’Avorio. Classifica alla mano, in caso di vittoria con la squadra africana si porterebbe a quattro punti, in teoria sufficienti per superare il turno e accedere agli ottavi. A giudicare dai centottanta minuti disputati sinora però, la compagine vista all’opera in Brasile non è nemmeno lontana parente della squadra che dieci anni fa si laureò campione d’Europa: poco incisiva in attacco, piuttosto prevedibile in mezzo al campo.

Le speranze del tecnico portoghese Fernando Santos sono affidate soprattutto a Kostas Mitroglou e Georgios Samaras. Il primo, attaccante, gioca nel Fulham, la squadra londinese che dalla Premier League è retrocessa in Championship. Mitroglou, acquistato a gennaio 2014, è in possesso di doppio passaporto, greco e tedesco: da piccolo, infatti, emigrò in Germania insieme ai suoi genitori. Samaras gioca invece nel Celtic di Glasgow: fisico possente, forte dei suoi 193 centimetri, è un vero e proprio personaggio, amatissimo dagli impagabili tifosi del club noto anche come The Bhoys, in area di rigore è assai temibile. Suo padre è nato a Melbourne, circostanza questa che avrebbe potuto consentire a Samaras di scegliere di indossare la maglia della nazionale australiana.

Per la nazionale greca, poi, gioca Loukas Vyntra, difensore del Levante nato nella Repubblica Ceca, ma naturalizzato greco. Stessa sorte toccata a Josè Holebas, 30 anni il prossimo 27 giugno, terzino di fascia sinistra nato in Germania, precisamente ad Aschaffenburg, da padre greco e madre tedesca. Dunque una nazionale che sa bene cosa vuol dire mescolare le carte, in questo caso d’identità. I risultati del campo non sono eccezionali, ma la compattezza del gruppo è fuori discussione.

Come fuori discussione sono i princìpi cui si ispira la federazione ellenica, che a marzo del 2013 ha fatto fuori Giorgios Katidis, calciatore dell’AEK Atene, il quale aveva pensato bene di festeggiare con il saluto romano un gol appena realizzato. Per lui è stata decretata l’esclusione a vita da tutte le nazionali. Katidis, acquistato poi dal Novara, ha provato a scusarsi, ma niente da fare: dalla sua parte si sono schierati, manco a dirlo, i seguaci di Alba Dorata, ma non i tifosi della sua squadra, tendenzialmente di sinistra, che subito dopo il fattaccio hanno diramato un comunicato stampa di fuoco per far sapere al giocatore che doveva andarsene. Non bisogna infatti dimenticare che l’AEK fu fondata nel 1924 da un gruppo di rifugiati provenienti da Costantinopoli. Si tratta quindi di una società particolarmente sensibile a certi temi politici.

Tornando ai calciatori “naturalizzati”, in materia di cittadinanza la Grecia ha adottato sia il criterio dello ius sanguinis, sia quello dello ius soli, rafforzato con la legge del 2010, ma ancora limitato nei suoi campi di applicazione. Per la naturalizzazione, il periodo di residenza richiesto agli immigrati è sceso da 10 a 7 anni consecutivi e contempla una serie di requisiti tra cui un permesso di soggiorno di lungo periodo, la conoscenza della lingua greca e una buona integrazione nella vita sociale ed economica del Paese.

Per i minori la legge prevede diversi percorsi finalizzati all’inclusione dei giovani che si sentono cittadini greci: i figli degli immigrati nati in Grecia possono acquisire la cittadinanza se i genitori sono regolarmente presenti da almeno 5 anni, anche se la domanda deve essere presentata entro 3 anni dalla nascita del bambino. Per i minori che, invece, non sono nati in Grecia, la legge richiede di aver frequentato con successo almeno 6 anni nella scuola ellenica.

Per certi aspetti, dunque, la Grecia è a buon punto. Mentre per sapere se le cose andranno meglio anche sul rettangolo verde di Fortaleza non resta che attendere ancora qualche ora. Tra gli altri, a fare il tifo per Torosidis e compagni saranno anche il Primo Ministro Antonis Samaras (che di Georgios è solo omonimo) e l’astro nascente della politica europea, Alexis Tsipras.

Photo: © Ailura, 2013, www.flickr.com

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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