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Mondiali 2014: Portogallo, un po’ un ritorno a casa

“Eroi del mare, nobile popolo”: questo il primo verso della Portuguesa, l’inno nazionale lusitano. Il Portogallo, terra stretta fra un continente, quello europeo, e l’Oceano. Nel 1500 Pedro Alvares Cabral, navigatore ed esploratore portoghese, attraversò l’Atlantico per scoprire una nuova terra. E proprio come Cabral, una nuova flotta portoghese, guidata dall’ammiraglio Paulo Bento e dal Capitano Cristiano Ronaldo, ha solcato le tortuose acque atlantiche per raggiungere quella terra che per lungo tempo è stata sotto il proprio dominio e che oggi avrà la possibilità di riconquistare, calcisticamente parlando: il Brasile.

La storia della nazionale di calcio portoghese non è di certo costellata di grandi successi: il Portogallo non ha mai vinto un Mondiale e ha partecipato sei volte a questa competizione, ottenendo il miglior risultato nell’edizione del 1966, quando si è piazzato terzo alle spalle dell’Inghilterra e della Germania Ovest. Tuttavia, la presenza di giocatori di rilievo fra le sue fila, dalla “Perla Nera” mozambicana Eusebio a Luís Figo, fino al Cristiano Ronaldo di oggi, ne hanno fatto da sempre un avversario insidioso, pronto a mescolare le carte di squadre più esperte e rodate, proprio come fece la potenza coloniale portoghese quando, nel XIX secolo, si inserì a pieno titolo nella “corsa all’Africa” che caratterizzò la strategia politico espansionistica delle potenze europee di quel tempo.

L’eredità più bella dell’era coloniale è fortunatamente solo il volto multicolore della nazionale portoghese di oggi: almeno quattro dei convocati alla corte di Mister Bento sono, infatti, naturalizzati portoghesi. Dal difensore del Real Madrid Kepler Pepe, nato in Brasile, al centrocampista dello Sporting Lisbona, William Carvalho, dall’Angola. Dall’attaccante del Braga, Eder, della Guinea Bissau, all’ala del Manchester United, Nani, di origini capoverdiane.

La legge portoghese per l’acquisizione della cittadinanza prevede una coesistenza di ius sanguinis e ius soli, anche se, dopo la riforma avvenuta nel 2006, quest’ultima dimensione risulta essere accentuata rispetto alla prima. Lo ius soli si applica automaticamente agli immigrati di terza generazione mentre, per quelli di seconda, il conferimento della cittadinanza portoghese sin dalla nascita è subordinato alla presentazione di una richiesta formale, in presenza di alcuni determinati requisiti quali la residenza dei genitori in Portogallo da almeno cinque anni o il compimento del primo ciclo dell’istruzione obbligatoria.

La naturalizzazione deve rispettare criteri specifici quali la residenza in Portogallo da almeno sei anni, il non aver riportato condanne, e un livello adeguato di conoscenza della lingua portoghese. Il cuore della riforma del 2006 risiede nel principio: la concessione della cittadinanza portoghese, se in presenza di tutti i requisiti, costituisce un diritto acquisito e non più una mera procedura discrezionale. Sparisce inoltre l’obbligo di dimostrare il possesso di adeguati mezzi di sussistenza, in quanto questa clausola preesistente è stata ritenuta contraria alla Costituzione, che vieta qualsiasi forma di discriminazione per motivi economici. La legge portoghese sulla naturalizzazione prevede anche la possibilità di mantenere la doppia cittadinanza.

Sportivamente, dopo la sonante sconfitta subita contro la Germania per quattro reti a zero, la nazionale portoghese si appresta a incontrare gli Stati Uniti e poi il Ghana, in un faccia a faccia che potrebbe valere il passaggio agli ottavi di finale. La stampa sportiva portoghese ha commentato impietosamente la prima partita del girone descrivendo una squadra “senza piedi né testa”, citando la prima pagina del quotidiano “A Bola”. Se vuole risollevare la situazione, il Portogallo deve dunque farsi forza e ricominciare a giocare con fiducia e, riprendendo la Portuguesa, andare “alle armi, per terra e per mare”. Dove le “armi” oggi sono solo dei palloni da calcio e il mare è da attraversare solo per tifare tutti insieme una squadra che unisce e non divide.

Photo © Fanny Schertzer, 2013, Wikimedia Commons

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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