lunedì , 19 febbraio 2018
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Mondiali 2014: riecco la Francia, emblema multietnico

Allez France! È questo il coro che ha accompagnato la tonda vittoria di domenica scorsa per 3 a 0 dei Bleus contro il non irresistibile Honduras. Allez France è anche l’urlo che riecheggerà se i galletti dovessero ripetersi domani sera contro la Svizzera, tranne che forse a casa Le Pen. Nel 2006, infatti, Jean-Marie, allora leader del Front National, tuonò contro il ct Raymond Domenech, reo di aver convocato in nazionale troppi giocatori di colore e quindi responsabile della scarso entusiasmo che la selezione transalpina – a suo dire – riscosse ai Mondiali tedeschi. Secondo quanto dichiarato allEquipe dal candidato alle presidenziali 2007, i francesi non si sarebbero sentiti pienamente rappresentati dalla squadra di Zidane e compagni che s’arrese in finale solo all’Italia di Marcello Lippi.

In quella Coppa del Mondo dei 23 convocati 17 erano cittadini francesi naturalizzati o di origine straniera. In Brasile sono oggi 16 agli ordini di Didier Deschamps, confermando la tendenza inarrestabile che fa della Francia una delle rappresentative più multietniche al mondo. Il primo giocatore di origine nordafricana fu Larbi Ben Barek che vi militò dal 1938 al 1954, detenendo ancora oggi il record di longevità con 15 anni e 10 mesi. Dal giorno del suo esordio la nazionale francese è cambiata molto e ha visto indossare la casacca blu campioni, figli di immigrati, del calibro di Roger Piantoni e Michel Platini (“italiani”), Rymond Kopa (“polacco”), Youri Djorkaeff (“armeno”), Luis Miguel Fernàndez (“spagnolo”) e Robert Pires (“portoghese”). Ci sono poi le numerose stelle dei dipartimenti d’oltremare, impossibile citarle tutte: da Thierry Henry a Lilian Thuram e William Gallas dalle Antille, Patrick Vieira trasferitosi a Dreux dalla capitale senegalese, Marcel Desailly che deve le sue 116 presenze transalpine al matrimonio tra sua madre e il console francese ad Accra, e David Trezeguet, nato in Francia da un calciatore argentino del Rouen.

Tra i giocatori che affronteranno la selezione elvetica a Salvador de Bahia ricordiamo le traiettorie biografiche del capitano Hugo Lloris, di origini spagnole come il compagno Mathieu Valbuena; del vice-capitano del Manchester United Patrice Evra con un fugace passato al Marsala e al Monza, nato a Dakar e naturalizzato francese; sempre in Premier League gioca Laurent Koscielny, difensore in possesso del doppio passaporto, grazie al nonno materno immigrato dalla Polonia; a centrocampo giganteggia uno dei più promettenti talenti del calcio europeo, Paul Pogba, nato il 15 marzo 1993 a Lagny-sur-Marne da genitori della Guinea; al suo fianco Yohan Cabaye, passato lo scorso gennaio dal Newcastle alla corte di Blanc al PSG, di madre vietnamita; da ultimo, in avanti il bomber del Real Madrid Karim Benzema, nato Lione 27 anni fa da genitori algerini (padre cabilo) come il suo vice-allenatore Zinedine Zidane.

Tutte queste storie che compongono il dipinto bleu nascono dalle regole FIFA che richiedono la cittadinanza di Paese per militare nella selezione dello stesso. La nationalité francese è disciplinata dagli articoli 17-33 del Codice civile e dalla Convenzione del Consiglio d’Europa del 6 maggio 1963 sulla riduzione dei casi di nazionalità plurima. Può dunque essere acquisita in tre modi: per filiazione (jus sanguinis) o nascita (jus soli); tramite matrimonio con un cittadino/a francese ovvero per decisione delle autorità francesi, tramite la cosiddetta “naturalizzazione”. Quest’ultima possibilità può avvenire per lo straniero maggiorenne che dimostri la propria residenza abituale in Francia nei 5 anni precedenti la sua domanda, 2 anni qualora abbia compiuto e ultimato due anni di studi in un istituto di istruzione universitaria francese o abbia reso importanti servizi allo Stato.

Si dice spesso che la nazionale di calcio è lo specchio di un Paese, questo è ancor più vero per la Francia. Les Bleus sono da anni espressione delle minoranze etniche, contraltare di una classe dirigente ancora troppo insensibile ai cambiamenti demografici. L’immigrazione è una risorsa per lo Stato e per una rappresentativa che senza i talenti cristallini citati non avrebbe mai raggiunto certi trionfi internazionali. Come i Mondiali di Francia ‘98, non a caso la vittoria dei fenomenali black, blanc, beur.

In foto, il volto di Zinedine Zidane ai Mondiali 2006 (© svenwerk – Flickr 2014)

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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