giovedì , 16 agosto 2018
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Speciale Mondiali: les Diables Rouges uniscono il Belgio

Il Belgio si presenta a Brasile 2014 come la sorpresa annunciata. Forti di un girone di qualificazione da urlo e di una squadra giovane e talentuosa, “Les Diables Rouges”, i diavoli rossi, esordiranno stasera contro l’Algeria. Tutto il Belgio, vallone o fiammingo, federalista, liberale, democristiano o socialista, aspetta l’esordio di una nazionale che ha incendiato in tutto il Paese l’attesa per una coppa del mondo più che mai carica di speranze. Anche la Bruxelles europea guarda con simpatia a una squadra che ha messo in mostra un gioco brillante e spigliato e che ha unito il Belgio intero in una trascinante euforia calcistica. La “bolla europea” farà il tifo per le proprie nazionali, ma molti non nasconderanno la simpatia per les Diables Rouges e la passione popolare che hanno suscitato.

La nazionale di calcio e la casa reale sono, non da oggi, due tra i collanti identitari più forti di un Paese che ha nella divisione territoriale e linguistica un refrain che troppo spesso ne ha scandito la vita politica. Le elezioni del 25 maggio hanno consegnato un Parlamento ancora una volta ingovernabile e le mediazioni tra la miriade di partiti fiamminghi e partiti valloni continuano. Poco male, se les Diables Rouges allieteranno le notti mondiali degli 11 milioni di belgi. Tra loro, il primo tifoso sarà Filippo Re dei Belgi (dei Belgi e non del Belgio), da pochi mesi succeduto al padre Alberto II. L’intera famiglia reale, l’8 giugno, ha assistito all’ultimo allenamento in terra belga della nazionale, augurando al CT Marc Wilmots e alla squadra un regale ‘in bocca al lupo’.

La rosa nasce dall’ovvia mescolanza di valloni, i francofoni del Sud, e fiamminghi, i nerlandofoni del Nord. Ne è un po’ un simbolo il giovane e fortissimo portiere, Thibaut Courtois. Di madre fiamminga e padre vallone, parla francese, olandese, spagnolo e inglese ed è considerato uno dei migliori portieri al mondo. La nazionale belga è in effetti un esempio dell’integrazione nazionale. E non poteva essere altrimenti: le statistiche dicono che un belga su quattro ha origini straniere. Le comunità di residenti stranieri più numerose sono quella italiana, marocchina, turca e francese. Oltre un milione e mezzo di cittadini belgi sono nati stranieri. Di questi 860.000 originari dei Paesi UE, 242.000 dal Marocco, 138.000 dalla Turchia, 38.000 dal Congo.

Anche Vincent Kompany, il capitano della nazionale belga, è di origine congolese. Il ventottenne difensore del Manchester City è una colonna del Belgio, dove ha esordito a 18 anni senza più lasciare il posto. Kompany, che è nato a Uccle, nella regione di Bruxelles-Capitale, è anche entrato in polemica con il sindaco di Anversa, l’indipendentista fiammingo Bart De Wever, leader della N-VA, partito vincitore alle ultime elezioni. Nell’ottobre 2012, dopo l’elezione a sindaco della capitale fiamminga, De Wever aveva dichiarato: “Anversa è di tutti, ma questa sera è soprattutto nostra”, sottinteso, dei fiamminghi. Due giorni dopo, Kompany aveva risposto via Twitter, scrivendo, dopo la vittoria del Belgio sulla Scozia: “il Belgio è di tutti, ma questa sera è soprattutto nostro”.

Il Congo, sottoposto al feroce dominio coloniale del Belgio dal 1885 al 1960, ha fornito alla nazionale belga anche il suo centravanti, Romelu Lukaku. Il giovane attaccante mancino dell’Everton è nato nel 1993 ad Anversa, capitale delle Fiandre, in seguito al trasferimento in Belgio del padre, Roger Lukaku, calciatore della nazionale dell’ex Zaire. Altra stella internazionale dei Diables Rouges è il belga di origini marocchine Marouane Fellaini, ben identificabile per la folta capigliatura riccia e i quasi due metri di statura. Centrocampista del Manchester United, è anche lui figlio d’arte – il papà, marocchino, era portiere del Raja Casablanca – e anche lui è nato in Belgio, a Etterbeek, Bruxelles. Di origini maliane è invece Moussa Dembélé, nato ad Anversa, centrocampista del Tottenham.

Degli 11 titolari dei Diables Rouges, nessuno gioca in patria. Terra d’immigrazione per molti Paesi europei e africani, il Belgio esporta in tutta Europa le sue stelle del pallone. I Mondiali sono l’occasione per vedere in maglia rossa un Belgio arrembante, dinamico, multi-etnico e integrato capace di sfidare le grandi potenze del calcio a testa alta. Le divisioni regionali, linguistiche e politiche che spesso hanno contraddistinto il Regno del Belgio saranno messe da parte nelle notti mondiali. I belgi aspettano fiduciosi: vive le Roi, vive les Diables Rouges! 

Photo: © Erik Drost, 2013, www.flickr.com

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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