venerdì , 17 agosto 2018
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Photo © Aleksandr Osipov, 2015, www.flickr.com

Speciale Europei: Ucraina, rinnovare nazionale e politica

Quella disputata ieri pomeriggio tra Ucraina e Polonia è stata una partita particolare. Sul campo non aveva molto da dire. L’Ucraina, dopo le prime due sconfitte, era già praticamente fuori dal torneo, mentre alla Polonia era sufficiente anche un pareggio per accedere agli ottavi di finale. La partita è stata comunque sentita, perché i due Paesi hanno un rapporto particolare, anche per quanto riguarda il calcio.

Europei, 4 anni dopo

Si trattava infatti anche dei due organizzatori della scorsa edizione dell’Europeo. È inevitabile pertanto pensare a come siano cambiati i due Paesi da allora, soprattutto l’Ucraina. Euro 2012 venne assegnato a Polonia e Ucraina nell’aprile del 2007. All’epoca in Ucraina era al potere il duo Jušenko-Timošenko, emerso dalla Rivoluzione Arancione. L’Ucraina sembrava intenzionata ad imboccare il percorso della democratizzazione intrapreso dalla Polonia nel 1989 e sperava che Euro 2012 fosse l’occasione per far vedere all’Europa un Paese rinnovato. Le cose andarono diversamente. Le promesse non mantenute e le lotte interne fecero fallire la Rivoluzione Arancione e portarono all’ascesa del Partito delle Regioni di Janukovič.

In occasione di Euro 2012 si parlò più che altro del razzismo diffuso tra le tifoserie ucraine, dei casi di corruzione legati all’organizzazione del torneo e dei cani randagi massacrati mentre i fondi UEFA destinati ai canili venivano intascati dai politici. I tifosi internazionali vedevano con i propri occhi l’enorme differenza tra i due Paesi, mentre molti capi di governo seguivano la propria nazionale solo in Polonia e boicottavano le partite giocate in Ucraina a causa delle tensioni col governo ucraino generate dall’incarcerazione di Julija Timošenko.

Il tifo e il Majdan

La tensione andò accumulandosi e un anno e mezzo dopo iniziarono le proteste al Majdan. Il mondo del calcio non venne coinvolto subito, ma dopo circa una settimana, quando il governo iniziò a usare la violenza contro i manifestanti, in particolare per mezzo della Berkut, le unità antisommossa della polizia, e dei cosiddetti tituški, giovani muscolosi pagati dal governo per picchiare manifestanti e creare disordini. Gli ultras di quasi tutte le squadre, misero da parte le forti rivalità e scesero in piazza, proprio come era avvenuto a Istanbul pochi mesi prima nella protesta contro Erdoğan. Scesero in piazza anche diversi giocatori. Il centrocampista della Dinamo Kiev Kalitvincev, per esempio, venne malmenato dalla polizia.

L’attivismo degli ultras entrò nel vivo quando la Crimea venne occupata a fine febbraio. In quei mesi, in occasione di molte partite, tifosi rivali organizzavano insieme marce per l’unità nazionale. Il caso più tristemente famoso fu quello del 2 maggio. Gli scontri che causarono decine di morti iniziarono quando un gruppo di tituški attaccò gli ultras del Černomorec Odessa e del Metalist Kharkiv. Simili marce, per fortuna senza incidenti, si tennero anche in occasione di Ucraina-Bielorussia alle qualificazioni di Euro 2016.

La Crimea e il Donbas

La Crimea fu più facile da annettere militarmente che non calcisticamente. Nel 2014 infatti l’UEFA dichiarò che non avrebbe riconosciuto la partecipazione dei club crimeani alle competizioni russe. Nel maggio 2015 venne creata una federcalcio crimeana. L’UEFA si è però rifiutata di finanziare il campionato crimeano e per via delle sanzioni i club fanno molta fatica a trovare sponsor. Diversa è la situazione nel Donbas, i cui club hanno continuato a militare nel campionato ucraino, ma si sono dovuti trasferire. Lo Shakhtar Donetsk ad esempio è migrato a Leopoli, mentre lo Zorija Luhansk si è trasferito a Zaparožija. 

Molti media hanno parlato molto di un Paese spaccato tra Est e Ovest, arrivando a paragonare la crisi ucraina alle guerre jugoslave. Quella in Jugoslavia era una guerra civile che fomentò l’odio tra etnie e tifoserie. Quella in Ucraina è più che altro un’aggressione di un esercito straniero e l’effetto è stato quello opposto. Oggi probabilmente le tifoserie ucraine sono tra di loro in migliori rapporti rispetto ai partiti in Parlamento.

Sia la nazionale che il governo sono però in crisi e hanno bisogno di volti nuovi. Pare che la nazionale dopo questo europeo verrà affidata all’ex stella del Milan Andrij Ševčenko. In campo fu uno dei più forti al mondo, la speranza è che faccia bene anche in panchina. Tra la classe politica ucraina, invece, purtroppo non sembrano esserci fuoriclasse del suo livello.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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