giovedì , 22 febbraio 2018
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Semestri di storia: 1962, Fanfani alla Presidenza

Luglio 1962, luglio 2014. 52 anni dividono le due date, tante cose sono cambiate. Altre coincidenze le uniscono: come 52 anni fa, la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea spetta all’Italia. Il Presidente del Consiglio dei Ministri è Amintore Fanfani. Nonostante sia stato soprannominato con sprezzo “Rieccolo!” da Indro Montanelli per gli innumerevoli incarichi di governo e all’interno del suo partito, la DC, Fanfani è stato una delle figure che hanno marcato la storia della Prima Repubblica italiana.

Nato a Pieve di Santo Stefano nel 1908, intraprese la facoltà di Economia e Commercio, divenendo dal 1936 professore universitario specializzato nell’insegnamento della storia delle dottrine economiche. La sua formazione e profonda fede cattolica lo porteranno ad elaborare un pensiero economico sincretico, una terza via tra il liberalismo ottocentesco e il sistema sovietico, fondato sull’idea del solidarismo. Una traccia importante di questo pensiero si può ritrovare ancora oggi nel Titolo 3, parte prima, della Costituzione: l’articolo 41, al primo comma, stabilisce che, nonostante l’iniziativa privata sia libera, essa deve comunque rispettare i limiti della dignità umana e dell’utilità sociale, e che la legge: “determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Difficile non trovare delle somiglianze con il leader attuale del Paese: Matteo Renzi. Non solo la fede cattolica, forse il più grande elemento di somiglianza tra i due personaggi, ma anche il modo di fare: energico, a volte autoritario, ma assolutamente chiaro da decifrare. Nei discorsi la parola “solidarietà” si ripete incessantemente ed è unita alla fede in un’Europa che per Fanfani è ancora CEE (Comunità Economica Europea), un’istituzione in divenire, intergovernativa e internazionalistica, mentre invece, per Renzi, l’Unione di oggi, se non corrisponde alle aspettative dei suoi padri (Spinelli, Monnet, Adenauer, De Gasperi, Schuman), è comunque un’entità che tramite il Parlamento rappresenta circa 500 milioni di persone.

Gli anni ’60 del Novecento sono anni di crescita economica formidabile per l’Italia, una vera e propria “Cina d’Europa”, anni del baby boom, dell’inflazione, dell’inizio della crescita del debito pubblico. Sono però anche gli anni dell’entrata in vigore della politica agricola comune, il 30 luglio 1962. L‘inizio degli anni ’10 del Duemila è invece a tinte fosche: la crisi finanziaria del 2008 ha messo in ginocchio molti Paesi dell’Unione, Portogallo, Grecia, Spagna, Irlanda e Italia, anche se in misura minore. La linea politica del rigore e dell’austerità finalizzata a sé stessa hanno portato alla recessione. Nasce da qui l’esigenza di una maggiore flessibilità all’interno delle regole e anche, dal punto di vista morale, la speranza di riprendere un discorso bruscamente interrotto prima della crisi economica: la maggiore integrazione politica tra gli Stati europei.

Si può tracciare un ideale parallelo anche se si guarda alla politica internazionale. Nell’agosto del 1961 inizia la parte più importante e “dinamica” della Guerra fredda: la costruzione del muro di Berlino, e nell’ottobre 1962 esplode la crisi dei missili cubani. I missili USA sono puntati in Europa contro la Russia in tre punti strategici: Gran Bretagna (allora non nella CEE), Turchia (ancora oggi non nell’UE) e Italia. Simile lo scarso ruolo giocato ieri ed oggi dall’Europa. Nel 1962 l’Italia e l’Europa non ebbero alcun ruolo nel risolvere la crisi dei missili cubana. Oggi Federica Mogherini è candidata al posto di Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune, un ex “Secondo Pilastro” che tuttora non si riesce a strutturare in modo efficace. Gaza, Ucraina, Egitto, Siria, il nuovo Califfato. Tutti esempi che hanno messo in rilievo l’inefficacia della diplomazia dell’UE. Il Commissario Ashton e il suo successore hanno fatto e faranno il possibile visti i pochi (per non dire inesistenti) strumenti che i Trattati danno loro.

Riuscirà l’Italia in sei mesi a lavorare per costruire un’Europa diversa, magari proprio quella che anche Fanfani sognava? Pascal era convinto che bisognasse scommettere e pregare malgrado l’esistenza di Dio fosse dubbia. In fondo la speranza non costa nulla, per ora.

Photo © C. Croes / Anefo – Nationaal Archief

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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