mercoledì , 21 febbraio 2018
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Semestri di storia: 1968, Leone e l’Europa senza dazi

Il 1° luglio 1968 l’Italia assunse la Presidenza del Consiglio delle Comunità Europee. Il premier italiano in carica era Giovanni Leone, giurista democristiano destinato a diventare, poi, il 22° Presidente della Repubblica. Giovanni Leone, nato a Napoli nel 1908, seguì le orme del padre, intraprendendo la carriera forense e quella accademica, e diventando a soli 25 anni docente della cattedra di diritto processuale penale. Eletto deputato nel 1948, fu presidente della Camera e successivamente Primo Ministro.

Nominato due volte Presidente del Consiglio, la prima nel 1963 e la seconda nel 1968, rimase in carica fino al 12 dicembre, quando passò il testimone a Mariano Rumor che rimase primo ministro fino al 5 agosto 1969. Entrambi i governi Leone vennero apostrofati con l’espressione di “governo balneare”, epiteto che sottolineava il carattere temporaneo dell’esecutivo. Il compito dei cosiddetti “governi balneari” era quello di approvare le leggi più urgenti, come quella di bilancio in scadenza il 31 ottobre, in attesa di un esecutivo più stabile. Dopo le elezioni del 1968 il primo partito italiano era la DC che aveva prevalso sul PCI ottenendo il 39,1% alla Camera ed il 38,3% al Senato. Il partito socialista fu il grande sconfitto delle elezioni e riportò un misero 5,5%. Il clima politico italiano era contrassegnato da una forte sfiducia, dovuta anche alla poca stabilità dei governi di quegli anni.

Anche la situazione al di fuori dei confini italiani era precaria. Il 1968 è conosciuto come l’anno dell’inizio della contestazione generale che abbracciò sia l’Europa occidentale che quella orientale. Il “maggio francese” e la “Primavera di Praga” furono gli episodi simbolo delle proteste rivolte da una parte contro la società capitalista ed imperialista, dall’altra contro la dittatura comunista. Le divergenze tra l’Europa e il regime sovietico, poi, si andavano sempre inasprendo, dopo la costruzione del muro di Berlino e la crisi cubana del 1961. Una distanza sempre più ardua da colmare.

Condizionato dall’instabilità politica italiana e dal delicato scenario internazionale il semestre di Presidenza italiano nel 1968 era iniziato con un intento ben preciso: ri-avvicinare i Paesi membri mediante politiche unitarie sia a livello politico che economico e rendere più democratici i meccanismi istituzionali della Comunità Europea. Il “governo balneare” si trovò così, in Europa, ad essere protagonista di uno dei più grandi passi in avanti della storia dell’integrazione europea. Il 1° luglio 1968 infatti, data di inizio del semestre di Presidenza, entravano in vigore i provvedimenti sull’abolizione dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative tra Stati Membri. Nasceva l’Unione Doganale.

In ottemperanza al principio del riconoscimento reciproco non era più possibile per i Paesi applicare dazi o tasse con effetto equivalente, ovvero normative nazionali che potessero ostacolare gli scambi. Soltanto restrizioni motivate da esigenze di carattere morale e di ordine o salute pubblica. Servivano anche provvedimenti per semplificare la burocrazia legata ai traffici commerciali, come l’introduzione di un documento amministrativo standard per lo scambio ed il deposito delle merci. Per le merci importate dall’esterno della Comunità era stata emanata invece la tariffa doganale comune TDC (oggi sostituita dalla TARIF).

Epoche differenti, una legata ad un enorme passo avanti per l’Europa, l’altra alla crisi ed agli spettri di disoccupazione e deflazione. malgrado le epoche diverse, c’è però un file rouge che unisce l’Italia di Matteo Renzi del 2014 con quella di Giovanni Leone e Mariano Rumor del 1968. Ieri come oggi la politica italiana era condizionata da un forte clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni. Il clima di contestazione del 1968, seppur nato da motivazioni diverse, non era troppo diverso da quello odierno. Oggi, la crisi economica dell’Eurozona, il crescente divario tra Stati membri e l’elevato tasso di disoccupazione hanno innescato nei cittadini un forte spirito di contestazione, che spesso si traduce nell’euroscetticismo o più in generale in un allontanamento dalla politica.

Il semestre di Presidenza italiano 2014 non può quindi, come quello del 1968, dalla voglia di rilanciare il progetto, l’ideale europeo. Le alternative erano, (allora) e sono (oggi) poche. Rilanciare il progetto o dirgli addio per sempre. Un rilancio che come allora dovrà mettere al centro gli interessi ed il futuro delle nuove generazioni, garantendo loro le premesse necessarie alla creazione di un futuro meno incerto e precario. Servono scelte politiche volte alla crescita economica e lavorativa. Serve, come quasi 50 anni fa, aiutare i cittadini a sentire nuovamente proprio il progetto europeo. Serve aiutarli ad innamorarsi nuovamente dell’idea di Europa.

Photo © Tor91, 2007, Wikipedia

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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