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Semestri di storia: 1971, Colombo e una fase delicata per l’Europa

Nel 1971, la Comunità Europea si avvicina al primo allargamento, dopo che la terza domanda di ammissione dell’Inghilterra ha finalmente avuto riscontro positivo: Pompidou ha infatti sostituito de Gaulle alla Presidenza della Francia nel 1969, togliendo il veto all’ingresso dei britannici che era stato imposto dal predecessore. Inoltre, anche Irlanda e Danimarca si preparano all’ingresso nella Comunità, che avverrà due anni più tardi. È quindi apparentemente una fase di slancio per la Comunità, non solo per l’espansione geografica, ma anche perché la crisi della prima metà degli anni ’60 sembra superata, con il compromesso di Lussemburgo che ha riportato saldamente la Francia nelle istituzioni comunitarie ed il completamento dell’Unione Doganale del 1968.

Preoccupazioni giungono però sul versante economico: ad agosto, gli Stati Uniti sospendono la convertibilità del dollaro, segnando la fine del regime di Bretton Woods, ed applicano una sovrattassa del 10% sulle importazioni, facendo temere l’innesco di una nuova spirale protezionistica. Due anni più tardi, la crisi petrolifera farà vacillare le economie globali, con pesanti effetti anche sugli Stati della Comunità. Per questo si è dunque in un momento decisivo, in cui la Comunità dovrà mostrarsi in grado di affrontare le sfide del futuro. Il serpente monetario europeo, istituito nel 1972, si rivelerà presto una soluzione parziale e per certi aspetti insufficiente, ma sarà anche la base per l’avvio dell’esperimento di coordinamento delle politiche monetarie degli Stati membri.

In Italia, il presidente della Repubblica è Giuseppe Saragat ma il suo settennato è al termine, e a dicembre verrà sostituito da Giovanni Leone. Al governo c’è invece il democristiano Emilio Colombo, mentre il ministro degli esteri è Aldo Moro. Emilio Colombo, nato nel 1920 a Potenza, ha già alle spalle una carriera politica illustre cominciata come deputato della Costituente a soli 26 anni. Nella sua vita sarà 29 volte ministro, tra cui ministro degli esteri e del tesoro, e nel 2003 verrà nominato senatore a vita. Spentosi a Roma nel 2013, tra i messaggi di cordoglio giunti in questa occasione utile è ricordare quello di Martin Schulz che, da Presidente del Parlamento Europeo, ha voluto ricordare come Colombo sia stato una figura chiave non solo della politica italiana, ma anche dell’integrazione europea.

Profondamente europeista, negli anni ’60 Colombo è infatti rappresentante dell’Italia nel Consiglio dei Ministri della CEE e in questa funzione partecipa a numerosi negoziati importanti: quelli che portano all’allargamento del 1973, quelli volti a reintegrare la Francia nelle istituzioni, e quelli sulle convenzioni di Yaoundé e Lomé per l’associazione dei Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP). Nel 1977 diventerà poi presidente del Parlamento Europeo, l’ultimo non eletto direttamente dai cittadini. Oggi, nel Parlamento di Strasburgo c’è una sala a lui dedicata.

Ma la sua carriera europea si costruisce appunto anche nel 1971, e cioè a quando, da primo ministro italiano, si trova a guidare il semestre (luglio-dicembre) di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Non semplice considerando l’instabilità dei governi italiani del tempo (il governo Colombo finirà infatti anticipatamente nel gennaio 1972) e la già citata congiuntura economica non favorevole (in Italia, siamo al tramonto del grande “boom” o “miracolo italiano” che aveva caratterizzato i due decenni precedenti).

Nel 2003, in occasione di un altro semestre di presidenza dell’Italia (con il governo Berlusconi), Colombo rilasciò un’intervista al Corriere della Sera, dichiarandosi amareggiato nel constatare quanto, malgrado tutto, l’Europa fosse ancora divisa. Si soffermò anche sulla necessità di ratificare una costituzione europea, che, al tempo, il governo italiano auspicava persino di approvare durante la sua presidenza del consiglio dell’UE: per Colombo, però, si trattava di una necessità a prescindere dalle presidenze di turno, per la ragione più fondamentale che l’Europa doveva ritrovare “il senso dell’unità, dell’agire comune”. Messaggio ancora attuale undici anni dopo, nel mezzo di un nuovo semestre dell’Italia.

Foto © European Parliament – 1977

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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