martedì , 14 agosto 2018
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Semestri di storia: 1980, Cossiga alle prese con la Thatcher

Francesco Cossiga si trovò ad essere Presidente del Consiglio in uno dei bienni più controversi della storia italiana, quello tra il 1979 e il 1980. Certo non si trovò lì per caso, lui che aveva alle spalle un curriculum politico di tutto rispetto, costruito con grande velocità (il che non stupisce, visto il diploma al Liceo classico Azuni di Sassari a 16 anni e la laurea in giurisprudenza a 19 anni), curriculum impreziosito dalla carica di Ministro dell’Interno a soli 46 anni, nel 1976.

In quegli anni al Viminale non ci si annoiava di certo: bisognava sedare i moti del ’77 bolognese scaturiti dall’assassinio di Pierfrancesco Lorusso, e poi quelli romani in seguito all’assassinio di Giorgiana Masi. Cossiga rispose mandando i blindati militari e infiltrando agenti provocatori. Come se non bastasse, bisognava gestire la spinosa questione del rapimento di Aldo Moro.

Nel 1980 Cossiga è Presidente del Consiglio, sostenuto da una maggioranza ampia (DC, PSI, PLI). Come tale diventa, nel gennaio dello stesso anno, Presidente di turno del Consiglio delle Comunità Europee. La Comunità europea vive anni di innovazioni sia politiche che economiche: da un anno appena si è insediato a Strasburgo il primo Parlamento Europeo democraticamente eletto, e nello stesso 1979 viene introdotto il Sistema Monetario Europeo, uno dei passi principali verso la costruzione della moneta unica. L’Europa deve di nuovo fare i conti con la crisi energetica, questa volta a causa della rivoluzione in Iran, della conseguente caduta dello Scià Reza Pahlavi (da sempre buon alleato dell’Occidente) e della guerra tra Iraq e Iran stesso (che inizierà nel settembre 1980). Da quell’angolo del mondo provengono anche le preoccupazioni per l’invasione sovietica dell’Afghanistan, iniziata nel 1979 e duramente stigmatizzata dal Ministro degli Esteri italiano dell’epoca Attilio Ruffini durante un discorso pronunciato davanti al Parlamento Europeo a Bruxelles.

Persistono poi i rapporti non proprio idilliaci tra Comunità europea e Regno Unito: da un anno si è insediata a Downing Street Margaret Thatcher, che inizia già a far valere il suo soprannome di Iron Lady. Il primo Consiglio Europeo a guida italiana, tenutosi il 27-28 aprile in Lussemburgo, affronterà proprio il tema del contributo britannico al bilancio comunitario, discussione che si concluderà un mese dopo con il raggiungimento di un accordo di compromesso (accordo ben fragile, visto che solo 4 anni più tardi la Thatcher pronuncerà la famosa frase “I want my money back” riferita alla revisione dei finanziamenti comunitari all’agricoltura).

Il secondo Consiglio Europeo si svolge invece in giugno a Venezia, e tratta di temi estremamente attuali, tanto che si potrebbe pensare ad un’agenda scritta di recente, viste le quattro dichiarazioni che ne scaturiscono: la prima sul Medio Oriente, la seconda sul dialogo euro-arabo, la terza sul Libano e la quarta sull’Afghanistan. La prima è la più importante e verrà ricordata come “Dichiarazione di Venezia sul Medio Oriente”: si riconosce con questa il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, aprendo la strada al riconoscimento, quantomeno informale, al diritto all’esistenza di uno Stato palestinese e costituendo la prima valutazione di politica estera condivisa dai nove Paesi membri (la Grecia, decimo paese, entrerà a far parte della Comunità Europea dal primo gennaio 1981).

La politica estera era un campo ben coltivato da Francesco Cossiga, che aveva indubbiamente una grande capacità di guardare in avanti: è del suo governo la prima decisione che porterà, durante tutti gli anni Ottanta e fino al 1991, allo stazionamento degli euro-missili nella base di Comiso, in Sicilia, passo fondamentale per la creazione della stretta alleanza italiana con la Repubblica federale tedesca di Helmut Kohl.

Ma purtroppo non c’era molto tempo, in quel convulso 1980, per trovare soluzioni ai problemi di politica estera: l’Italia era più che mai socialmente in fiamme, gli assassini e le stragi si susseguivano. Un elenco scarno e incompleto non aiuta a capire, ma quantomeno non ci fa dimenticare cosa fosse l’Italia di appena 34 anni fa: Vittorio Bachelet (14 febbraio) e Water Tobagi (28 maggio), assassinati; strage di Ustica, 81 morti (28 giugno); strage di Bologna, 85 morti (2 agosto); marcia dei quarantamila, Torino (14 ottobre).

In foto, la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo di Venezia © European Union, 1980

L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

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