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A tutela dell’ambiente e del mercato unico: la Commissione e i sacchetti di plastica

All’inizio di questa settimana, la Commissione Europea ha adottato una proposta di legge volta a ridurre il consumo dei sacchetti di plastica, in particolare quelli con spessore inferiore ai 50 micron, che contribuiscono all’inquinamento e provocano gravi danni agli ecosistemi. Il target fissato per il 2020 è di ridurre dell’80% il consumo di borse usa e getta, accompagnando la progressiva eliminazione dei sacchetti in plastica con campagne di sensibilizzazione e sgravi economici di vario tipo per i venditori di buste biodegradabili, rafforzando nel contempo le sanzioni per i trasgressori e aumentando i controlli.

La versatilità di questo tipo di buste (costo ridotto, peso contenuto e discreta resistenza), che ne ha favorito una diffusione massiccia, ha aumentato nel contempo la loro presenza nell’ambiente, sotto forma di rifiuti. Normalmente sfuggono ai cicli di smaltimento, provocando danni alla fauna ittica e avicola, specialmente nelle zone marine e fluviali, anche sotto forma di microparticelle che danneggiano gli equilibri degli ecosistemi con cui vengono a contatto. Per fare un esempio, lungo le coste della Toscana o del Golfo di Lione più del 70% dei rifiuti totali raccolti sono composti da buste di plastica.

Si stima che ogni anno all’interno dell’intera UE vengano prodotte e immesse sul mercato circa 98,6 miliardi di buste di plastica ad uso singolo, con un consumo pro capite per ogni cittadino europeo di 198. Ci sono poi differenze abbastanza sostanziali fra i singoli Stati: mediamente i cittadini di Danimarca e Finlandia usano 4 sacchetti all’anno, contro i 466 di Polonia, Estonia, Lettonia e Portogallo (l’Italia si attesta attorno ai 200 annui).Circa il 6% di queste buste monouso non viene smaltita e si perde nell’ambiente, generando danni enormi alla fauna, che si traducono poi in danni economici (per esempio per la pesca o per il turismo).

Il nuovo regolamento, plasmato sull’esempio di iniziative simili in alcuni Paesi dell’Unione, lascia ampio margine sulle misure da adottare per diminuire l’utilizzo dei sacchetti: aumento della tassazione, divieto di utilizzo a determinate condizioni o altre misure a discrezione degli Stati nazionali.

Il Commissario europeo per l’ambiente, Janez Potočnik, a riguardo della nuova proposta ha commentato:

“Ci siamo mossi per risolvere un gravissimo problema ambientale che è sotto gli occhi di tutti. Ogni anno in Europa sono più di 8 miliardi le borse di plastica che si trasformano in immondizia, con pesanti danni per l’ambiente. Alcuni Stati membri sono già riusciti a limitare di molto il loro uso e se altri facessero altrettanto il consumo in tutta l’Unione Europea potrebbe addirittura ridursi dell’80%.”

La Commissione inoltre spera in un progressivo abbandono dei sacchetti monouso, per un ritorno alle più sostenibili borse riutilizzabili di canapa o di materiali più resistenti. Molti gli esempi virtuosi di Paesi europei che per primi hanno introdotto sistemi per ridurre il consumo e la produzione dei sacchetti di plastica.

L‘Irlanda per esempio ha introdotto nel 2002 una tassa di 0,15€ su ogni busta, sia di materiale riciclabile che non, aumentando poi l’accisa a 0,22€ nel 2007. In questo modo il crollo nell’utilizzo è stato repentino e già a cinque mesi dall’attuazione della legge il consumo si era ridotto di circa il 90%. Le tasse provenienti dai sacchetti di plastica sono state utilizzate per finanziare centri di riciclaggio e opere di bonifica ambientale. Ora l’accisa, aumentata nuovamente nel 2011, è di 0,70€ a sacchetto e il consumo pro capite è di circa 21 buste all’anno. Inoltre l’inquinamento dovuto ai sacchetti passato dal 5% del 2001 allo 0.25% nel 2010.

In Italia i tentativi ci sono stati, ma non hanno avuto l’efficacia sperata, per colpa di alcuni “vizi” nei metodi adottati. Dopo alcune prove per tassare i sacchetti che risalgono addirittura al 1988 (ma che non furono efficaci, poiché l’accisa era troppo bassa per scoraggiare gli acquirenti), dal 2011 è in vigore il divieto assoluto di vendita borse monouso prodotte con materiali non biodegradabili. Purtroppo la prima normativa non era accompagnata da alcun tipo di sanzione per chi trasgrediva la legge e quindi la vendita dei sacchetti è continuata fino all’introduzione, il 5 aprile scorso, di un’aggiunta alla normativa precedente in cui vengono illustrate le sanzioni per i trasgressori e le specifiche tecniche delle buste che non possono più essere vendute.

(Foto: Wikimedia Commons) 

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L' Autore - Redazione Europae

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