martedì , 19 giugno 2018
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aiuti di Stato
L'interno del palazzo della Corte di Giustizia © Cédri Puisney - www.flickr.com, 2009

Aiuti di Stato a cooperative: Italia condannata

Si attendeva da molto tempo una sentenza dei giudici di Lussemburgo che facesse il punto sulla disciplina del recupero degli aiuti di Stato versati dai Paesi membri nei confronti di alcune posizioni sociali considerate meritevoli di tutela. E chi meglio dell’Italia, che batte il record tra i 28 per il numero di procedure di infrazione, poteva offrire un’occasione migliore per questo tipo di pronuncia?

Il caso contro gli aiuti di Stato alle cooperative venete

La Corte sceglie non a caso una vicenda che ormai vede la Commissione e l’Italia al secondo round di una vera e propria battaglia giudiziale. Nell’ormai lontano 1999, la Commissione dichiara la disciplina sugli sgravi degli oneri sociali adottata nei confronti di alcune cooperative e imprese di Venezia e Chioggia incompatibile con l’allora normativa della Comunità Economica Europea sugli aiuti di Stato.

Secondo un iter ormai rodato, in virtù dell’odierno articolo 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), la Commissione, dopo una lettera di messa in mora al  Paese target, se non è convinta dalle motivazioni addotte a sostegno della necessità di agevolazioni statali, adisce la Corte di Giustizia, al fine di fare accertare l’inadempimento del Paese da un organo giurisdizionale e non solo quindi da se stessa, che può essere considerata un’autorità amministrativa a livello europeo.

Così la vicenda si è conclusa con la sentenza 302 del 2009 con la condanna dell’Italia alla ripetizione degli aiuti di Stato illegalmente percepiti dalle cooperative e imprenditori del settore marittimo della provincia di Venezia.

Per far sì che la sentenza non rimanga solamente di natura programmatica, ma che sia eseguita in tempi brevi, la Commissione non smette mai di monitorare l’Italia e nel 2011, a due anni dalla prima pronuncia sul caso di specie, comincia un vero e proprio carteggio con Roma.  Ad aprile 2012, nel momento di invio della diffida di pagamento da parte della Commissione, solo dieci società avevano rimborsato integralmente la somma degli aiuti percepiti su ben quattrocentoundici procedimenti.

La sentenza

La sentenza della Corte mostra una natura bipartita: nella parte prima, che ha un forte peso, si condensa il giudizio della Corte, in cui vengono elencate una serie di sentenze importanti sul tema (da Zuickerfabrik Süderdithmarschen e Atalanta Fruchthandelsgesellschaft a Commissione c. Germania; c. Francia; c. Grecia) con cui si passano al setaccio le argomentazioni delle parti. Nella parte seconda, altrettanto rilevante, invece, la Corte definisce quali sono le modalità di calcolo dell’ammenda da pagare, da versare ogni sei mesi  a partire dalla data di pubblicazione della sentenza e del calcolo che quantifica in euro giornalieri il ritardo nell’adempimento.

Con riferimento alle argomentazioni delle parti, in base alle quali la Corte è vincolata nella sua decisione in base al principio universale di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, si noti come l’Italia si sia, tramite l’Avvocatura dello Stato, arrampicata sugli specchi in maniera meno agile del solito. In buona sostanza, non si è contestato l’addebito mosso dalla Commissione riguardo la consistente entità di denaro da recuperare oltre il primo termine da questa imposto per il recupero dei crediti totali. Al contrario, contravvenendo a una giurisprudenza ormai consolidata e che ha la sua origine nella prassi del diritto internazionale, l’Italia ha addotto implicitamente che, poiché i giudici amministrativi investiti di queste procedure hanno sospeso l’efficacia di gran parte delle singole ingiunzioni di pagamento, le autorità statali addette al recupero dei crediti avrebbero avuto le “mani legate”.

Non è assolutamente ammissibile addurre come scusante dell’inadempimento statale le caratteristiche dell’ordinamento giudiziario del Paese stesso. In più, a nulla valgono le argomentazioni italiane sulla preoccupazione di svolgere un lavoro accurato affidando all’INPS la redazione di un questionario da sottoporre agli imprenditori interessati sull’esatta natura dell’aiuto percepito e che avrebbe richiesto più tempo del dovuto, vista la collaborazione anche dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) . Morale della favola: tra sei mesi i contribuenti italiani cominceranno a pagare 12 milioni a semestre finché durerà l’inadempimento e una somma “forfettaria” di 30 milioni di euro alla Commissione a titolo di pagamento delle spese processuali.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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