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Un hotel a Porto Cervo, Sardegna © Aitor Garcia Viñas / Flickr 2011

Aiuti di Stato in Sardegna, la Commissione deferisce l’Italia

Bruxelles, 29 aprile 2015, protagonista l’Italia. La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’UE per non aver totalmente recuperato gli aiuti di Stato concessi illegalmente all’industria alberghiera sarda.

Gli aiuti di Stato illegali all’industria alberghiera sarda

Le autorità italiane non avrebbero rispettato la sentenza della corte del 29 marzo 2012 in cui si confermava la decisione della Commissione del 2 luglio 2008 secondo cui la Sardegna aveva concesso ad alcune imprese alberghiere della regione aiuti violando le condizioni stabilite concordate con la Commissione. La Commissione ha ordinato all’Italia di recuperare gli aiuti illegali per un totale che sfiora i quasi 15 milioni di euro, ne mancano ancora 13.

A cosa è imputabile questo ritardo? I giudici nazionali avrebbero sospeso gli ordini di recupero emessi dall’amministrazione nazionale italiana. La Commissione sostiene che queste sospensioni non abbiano in gran parte soddisfatto le rigide condizioni stabilite nella giurisprudenza a proposito della possibilità per i giudici nazionali di mettere in stand-by, anche in modo provvisorio, l’esecuzione degli atti dell’Unione.

La procedura di infrazione

Il recupero degli aiuti illegali e incompatibili rientra nell’ambito delle “infrazioni”. La Commissione ha infatti la facoltà di imporre ad uno stato membro di recuperare gli aiuti di Stato dalla imprese in due casi: se verifica che lo stato membro ha concesso l’aiuto senza rispettare l’obbligazione procedurale secondo cui è necessario attendere l’”obbligo di sospensione”, ovvero l’autorizzazione da parte della Commissione, e se l’aiuto è incompatibile con il funzionamento del mercato interno.

Gli Stati membri, grazie alla modernizzazione degli aiuti di Stato, hanno acquisito maggior flessibilità per quanto riguarda la “zona di sicurezza” del “regolamento generale di esenzione per categoria” e possono procedere con gli aiuti senza notifica preventiva. Gli aiuti che però non si conformano a questo regolamento devono essere notificati e analizzati dalla Commissione secondo il trattato prima che lo Stato membro proceda. Se lo Stato concede aiuti incompatibili e viola l‘obbligo di sospensione, la Commissione è giuridicamente tenuta a ordinare allo Stato membro di recuperare il vantaggio indebito che i beneficiari hanno ricevuto rispetto ai loro concorrenti.

Il ruolo della Corte di Giustizia

L’efficacia delle norme in materia di aiuti di Stato viene meno in caso di ritardi nel recupero che intensificano la distorsione della concorrenza e del funzionamento del mercato interno. La Commissione può rivolgersi alla Corte di Giustizia se uno stato membro non si muove in direzione di una decisione ordinante il recupero e può appellarsi nuovamente alla Corte chiedendo che lo Stato membro riceva una sanzione, in accordo, rispettivamente, con gli articoli 108 e 260 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

Tornando al caso italiano, la Corte ha dunque ricevuto la richiesta da parte della Commissione di condannare ancora l’Italia e di imporre un’ammenda giornaliera di 160.000 euro a cui aggiungere un’ammenda forfettaria del valore di 20 milioni di euro. Il capitolo “infrazione” si chiuderà una volta che l’Italia avrà recuperato totalmente l’aiuto.

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L' Autore - Federica D'Errico

Laureata triennale in Studi Internazionali, amo Torino tanto che ho deciso di dedicarle la mia tesi di laurea dal titolo "Città e relazioni internazionali: il caso di Torino". Appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte e la letteratura, curiosa ed attenta all'attualità nazionale ed estera, sono una studentessa del Corso Magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. Mi piace definire l'Europa il luogo delle opportunità.

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