mercoledì , 21 novembre 2018
18comix
© Tame Alien - Flickr

Amazon vs UE, nuovo episodio della lotta all’elusione

Al termine di un’indagine iniziata nel novembre 2003, nelle prime settimane di gennaio la Commissione Europea ha pubblicato un resoconto di 23 pagine, già trasmesso alle autorità del Lussemburgo in ottobre, relativo al controverso accordo fiscale tra Amazon e il Granducato. L’intesa consente la deducibilità fiscale della royalty, pagata per lo sfruttamento dei diritti di proprietà intellettuale del gruppo Amazon, dalla filiale Amazon EU Sàrl, società a responsabilità limitata con sede nel Lussemburgo, nei confronti di Amazon Europe Technologies Holding SCS, una società costituitasi nel Lussemburgo ma qui non soggetta a tassazione.

Le politiche di trasferimento dei prezzi (transfer pricing) vengono solitamente praticate dalla imprese multinazionali appartenenti ad un medesimo gruppo societario al fine di evitare la doppia imposizione fiscale. Questa tecnica si presta a fenomeni manipolativi che, favorendo lo spostamento di redditi imponibili da una società all’altra, minimizzano il carico fiscale complessivo. Secondo le linee-guida dettate dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), i prezzi di trasferimento dovrebbero essere fissati at arm’s length, vale a dire come se le imprese si trovassero su un piano di sostanziale indipendenza e i prezzi fossero pattuiti attraverso transazioni sul libero mercato.

Nei fatti, secondo la Commissione, l’ammontare della royalty, che ha l’effetto pratico di ridurre la base imponibile del reddito tassato nel Lussemburgo, potrebbe non essere in linea con il normale valore di mercato. Ma i timori della Commissione si spingono oltre, concentrandosi sulla scelta del metodo per la determinazione dei prezzi di trasferimento, che non sembra corrispondere a nessuno di quelli indicati nelle linee-guida OCSE.

Le autorità lussemburghesi avrebbero concesso ad Amazon un significativo vantaggio economico, permettendo al gruppo di pagare meno di altre imprese i cui profitti rispettano il valore di mercato, configurando in tal modo un aiuto di Stato

La questione prende vita in un contesto di acceso dibattito sul ruolo di alcuni Paesi europei nel consentire alle imprese multinazionali di eludere il fisco, trasferendo i profitti negli Stati dove l’imposizione fiscale risulta essere più debole. Altri Paesi sono stati al centro delle indagini dell’organo esecutivo comunitario: l’Irlanda (Apple), l’Olanda (Starbucks) e, ancora, il Lussemburgo (Fiat Finance and Trade).

I principali obiettivi portati avanti a livello UE riguardano l’eliminazione degli ostacoli fiscali, la lotta alla frode e all’elusione e la promozione di una maggiore cooperazione tra le amministrazioni finanziarie locali. Ma nell’arcipelago spagnolo delle Canarie le imprese pagano il 4% e in Irlanda le holding godono un regime fiscale di vantaggio, con un’aliquota fissata al 12,5%. In Olanda, da tempo meta delle principali corporation mondiali, il sistema tributario garantisce una sostanziale esenzione fiscale sui flussi di reddito diretti verso altri Paesi, in cambio di oneri molto bassi.

“La mancanza di armonizzazione fiscale nell’UE è una delle principali cause che rendono possibili le pratiche fiscali aggressive, l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti (i cosiddetti BEPS, base erosion and profit shifting)”. Parole chiare e condivise per Ministri delle Finanze Pier Carlo Padoan, Michel Sapin e Wolfgang Schäuble nella lettera congiunta inviata il 28 novembre 2014 al Commissario europeo agli Affari Economici Pierre Moscovici, per sollecitare l’emanazione, entro la fine del 2015, di una specifica direttiva anti-elusione. Il punto di partenza è comune: ognuno “paghi le tasse nello Stato dove si sono generati i profitti”.

Rispondendo ai Ministri, il membro dell’esecutivo comunitario assicura che il tema è già “in cima alle dieci priorità nel programma del Presidente Juncker”. E, aggiunge, che egli stesso farà pressione sul Collegio perché venga presentata, in tempi brevi, una roadmap complessiva, di aiuto nella identificazione dei migliori strumenti per affrontare il tema della concorrenza sleale.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Martina Mandozzi

Sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma nel 2014, discutendo una tesi in diritto commerciale comparato. Amo la dialettica, come arte di scoprire la verità ma, soprattutto, mi piace discutere con chi la pensa diversamente da me. Mi interesso di tematiche giuridiche legate all’Europa rientranti principalmente nell’area del mercato unico. Marchigiana e profondamente attaccata alla mia terra ed al mio amato paese, Amandola.

Check Also

copyright

Copyright, cosa c’è di nuovo nella direttiva votata all’Europarlamento

Il 12 settembre segna una data importante per la gestione del diritto d’autore nell’Unione Europea. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *