martedì , 19 giugno 2018
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Photo @ Wrote, 2008, www.flickr.com

Apple: 13 miliardi di € di tasse non versate?

Dopo Fiat, Amazon e Starbucks, ad essere sotto la lente d’inchiesta della Commissione Europea è ora Apple, accusata di aver siglato ruling fiscali di favore con l’Irlanda e chiamata a versare imposte arretrate per 13 miliardi di euro più interessi.

L’indagine, avviata nel giugno del 2014, ha accertato che il produttore dell’iPhone ha beneficiato di trattamenti fiscali favorevoli che gli hanno permesso di ottenere un generoso risparmio: la società, infatti, ha pagato sugli utili realizzati in Europa una aliquota effettiva dell’imposta sulle società pari all’1% nel 2003, e addirittura allo 0,005% nel 2014.

Il metodo Apple

L’operazione è stata resa possibile sfruttando la struttura fiscale del gruppo di Cupertino. In particolare risulta che, grazie ad un accordo fiscale stretto nel 1991 e sostituito nel 2007 (ma decaduto nel 2015 allorquando sono state modificate le strutture societarie), la maggior parte degli utili venisse assegnata ad una fantomatica “sede centrale” di Apple Sales International, priva di dipendenti e non svolgente alcuna attività commerciale effettiva, mentre la restante parte venisse assegnata alla filiale irlandese e beneficiasse così del trattamento fiscale dello Stato d’appartenenza.

Va da sé che solo una piccola porzione degli utili veniva tassata, lasciando invece che la maggior parte non venisse tassata da nessuna parte. Medesimo trattamento veniva riservato a Apple Operations Europe.

Le norme UE

Il meccanismo fiscale così delineato si presta a fenomeni manipolativi e si pone in contrasto con le norme UE sugli aiuti di Stato. Dublino avrebbe infatti introdotto un notevole privilegio per Apple e non per altre imprese, falsando il buon gioco della concorrenza.

La minimizzazione del carico fiscale complessivo, messa in atto mediante ripartizione degli utili tra società appartenenti ad un medesimo gruppo societario, sarebbe perfettamente legale, purché rispondente al principio di libera concorrenza, anche alla luce delle linee guida disposte sul tema dall’Ocse. Ciò significa che, nello stabilire i prezzi di trasferimento degli utili, le consociate del gruppo debbano poter essere considerate come imprese poste su un piano di sostanziale indipendenza sul libero mercato.

La Commissione e le reazioni

L’indagine ha permesso di accertare che i ruling fiscali emanati dall’Irlanda risultavano invece privi di una giustificazione fattuale ed economica e miravano solamente ad un frazionamento artificiale degli utili del gruppo. Alcuni esperti in materia fiscale hanno tuttavia manifestato dei dubbi sui criteri adottati dalla Commissione nella propria indagine e discutono dei probabili esiti.

Il più grande timore dell’Irlanda a questo punto è che la sanzione influisca negativamente sul vivace modello economico adottato che, negli ultimi decenni, ha richiamato molte della maggiori multinazionali, grazie al regime fiscale di vantaggio (12,5%) di cui godono le holding. Il Ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, dissente dalle conclusioni cui è giunta la Commissione Europea che definisce “bizzarre”, dice di voler difendere l’attrattività del sistema fiscale del Paese e dichiara di voler fare ricorso.

Accesa anche la reazione dei vertici Apple. “La Commissione Europea tenta di riscrivere la storia di Apple in Europa, ignora il regime fiscale irlandese e stravolge l’intero sistema fiscale internazionale”, così Tim Cook, CEO di Apple, in una lettera ai consumatori pubblicata sul sito della società. Mentre il portavoce del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti avverte: “la decisione minaccia lo spirito di partnership economica tra U.S.A. e UE e le politiche di investimento in Europa”. Sono 185 i CEO delle più importanti aziende americane che hanno già firmato una lettera con cui chiedono la revisione delle conclusioni adottate da Bruxelles.

L' Autore - Martina Mandozzi

Sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma nel 2014, discutendo una tesi in diritto commerciale comparato. Amo la dialettica, come arte di scoprire la verità ma, soprattutto, mi piace discutere con chi la pensa diversamente da me. Mi interesso di tematiche giuridiche legate all’Europa rientranti principalmente nell’area del mercato unico. Marchigiana e profondamente attaccata alla mia terra ed al mio amato paese, Amandola.

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