martedì , 11 dicembre 2018
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Brexit: si chiude la prima fase dei negoziati

I movimenti nazionalisti, emersi con forza nell’odierno assetto politico-sociale europeo, fanno spesso ricorso alla Brexit come un valido esempio di coinvolgimento del popolo nelle scelte più delicate di un Paese. Questo legittimo esercizio di democrazia diretta ha tuttavia fatto emergere dei nodi da sciogliere che incidono direttamente su tutti i cittadini, britannici e non.

Se da un lato i media hanno spesso focalizzato l’attenzione sulla possibilità che le agenzie europee in territorio inglese si spostino verso altri Paesi, dall’altro è mancata una reale consapevolezza delle conseguenze che il leave avrebbe potuto portare ai diritti insiti nel detenere la cittadinanza europea, e delle ripercussioni economiche che – ormai è certo – si riverseranno sul bilancio UK.

Il primo round

Un primo traguardo nella definizione dei rapporti UE-UK si è avuto nelle scorse settimane, a seguito di un incontro tra il Presidente della Commissione Europea Juncker e la Premier Theresa May. Su questo primo step dei negoziati si è espresso il Consiglio Europeo nei scorsi giorni durante il summit tenutosi a Bruxelles il 14 e il 15 dicembre, con cui si è chiusa la prima tappa di questo divorzio istituzionale.

Nei prossimi mesi prenderà il via la seconda fase dei negoziati. Sarà la fase più spinosa, perché servirà a cercare una convergenza sulla posizione commerciale del Regno Unito nei riguardi del mercato unico.

Le tre priorità

I confronti serrati di questi ultimi mesi hanno avuto come obiettivo primario quello di definire una posizione di compromesso tra i 27 Paesi UE e il Regno Unito su tre temi di estrema importanza e su cui vi erano punti di vista fortemente contrastanti. In primo luogo, la priorità è andata verso i diritti dei cittadini (sia inglesi che europei) durante il periodo di transizione e subito dopo l’uscita definitiva del Regno Unito dal sistema Europa. Questa priorità è stata palesata anche dal Presidente del Parlamento Europeo Tajani che lo scorso 20 aprile ha ricordato alla Premier May che “gli studenti, i lavoratori e le famiglie sono membri preziosi della società e meritano certezze circa il loro futuro”.

A questo tema caldo si affiancano due questioni di altrettanta importanza: i rapporti di vicinato con la Repubblica di Irlanda e gli impegni finanziari con l’UE. Il Regno Unito, ad oggi, sembra aver ceduto alla richiesta UE di non introdurre, in nessun modo, una linea di confine visibile e concreta tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica di Irlanda. Dal fronte finanziario, invece, è confermato che il governo inglese dovrà pagare una somma (stimata attorno a 50 miliardi di euro) per il perfezionamento della Brexit. Infatti, nonostante l’uscita sia prevista per marzo 2019, il Regno Unito dovrà far fronte ad una serie di impegni finanziari già presi, con sensibili ripercussioni sul bilancio del Paese e, di riflesso, sul regime di tassazione che graverà sui cittadini britannici.

Diritti dopo il Withdrawal Agreement

Il cuore di questa prima fase dei negoziati, governati dalle indicazioni del Consiglio e dalle priorità stabilite dal Parlamento con le risoluzioni del 5 aprile e del 3 ottobre scorso, riguardavano i diritti dei cittadini europei e di quelli britannici. Sono stati nell’occhio del ciclone i diritti collegati alla cittadinanza europea – disciplinata dagli artt. 20-25 del TFUE – quali il diritto di soggiornare, circolare e risiedere nel territorio UE senza discriminazioni basate sulla nazionalità.

Le trattative, concluse nei giorni scorsi con l’adozione di un Joint Report, sono state condotte dal fronte europeo con l’obiettivo di garantire – secondo una logica di reciprocità – quei diritti su cui tutti i cittadini europei (e quindi, ad oggi, anche quelli inglesi) hanno fatto affidamento nel corso dei decenni e che, anche in ragione della protezione da questi garantita, hanno dato corso a determinate decisioni, come quella di trasferirsi nel territorio di un altro Stato membro.

Questa posizione garantista è risultata quella vincente: si attuerà una protezione a doppio senso ed estesa a tutto il nucleo familiare dell’interessato. Dunque sia i cittadini UK e i propri familiari, che soggiornano, risiedono o lavorano in un Paese UE, sia quelli UE e i rispettivi familiari, che si trovano nel Regno Unito per vari motivi, potranno continuare ad esercitare, per il resto della loro vita, i diritti previsti dal diritto europeo poiché su questi hanno fatto affidamento nelle loro scelte di vita.

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L' Autore - Gianluca Zucconelli

Laureato a pieni voti in Diritto dell'Economia (Università degli Studi di Padova) e in Giurisprudenza (Università degli Studi di Ferrara), sono dottore di ricerca in Diritto dell'Unione Europea (Università degli Studi di Ferrara, 2015). Dopo un semestre Erasmus all'Université Reims Champagne-Ardenne (Francia) e ad un'esperienza come intern presso la Commissione Giuridica del Parlamento Europeo, mi sono appassionato alle interazioni tra Europa e Stati membri in materia di istruzione, proprietà intellettuale e privacy.

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