giovedì , 13 dicembre 2018
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Il Commissario Jonathan Hill © European Commission, 2015

Bruxelles accelera sul mercato unico dei capitali

Entro il 2019, l’Unione Europea avrà finalmente il suo mercato unico dei capitali, proprio come gli Stati Uniti. L’obiettivo è ambizioso, ma un primo importante passo è già stato compiuto: la settimana scorsa, la Commissione ha avviato una consultazione della durata di 3 mesi – il Libro Verde – aperta a tutti i soggetti interessati (dai governi nazionali ai cittadini, dalle piccole e medie imprese al settore finanziario) allo scopo di individuare le barriere che impediscono la circolazione degli investimenti in Europa e agire di conseguenza.

Sulla base dei risultati della consultazione, la Commissione adotterà un Piano d’Azione contenente tutte le misure da intraprendere per realizzare il mercato unico dei capitali entro il 2019. Contestualmente al Libro Verde, Bruxelles ha lanciato anche due consultazioni più tecniche: una sulla direttiva che regola i prospetti di borsa e una sul processo di cartolarizzazione.

“La libera circolazione dei capitali è uno dei principi fondamentali dell’UE”, ha commentato l’inglese Jonathan Hill, Commissario responsabile per i servizi finanziari. “L’Unione dei mercati dei capitali mira a sbloccare la liquidità che è abbondante – ma attualmente congelata – e a metterla al servizio delle imprese europee, in particolare delle PMI”, ha precisato.

Perché un mercato unico dei capitali?

La libera circolazione dei capitali è uno dei principi cardine dell’UE, una delle libertà fondamentali alla base del concetto stesso di mercato unico. Ancora oggi, però, i mercati europei continuano ad essere divisi su base nazionale e le imprese europee seguitano a dipendere fortemente dalle banche per ogni esigenza di finanziamento, ricorrendo solo in misura minore al mercato dei capitali, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti.

Proprio la forte dipendenza dai prestiti bancari ha reso le economie europee particolarmente vulnerabili durante l’ultima crisi finanziaria. Per rendere più chiaro il concetto, la Commissione stima che, tra il 2008 e il 2013, le imprese europee avrebbero potuto beneficiare di 90 miliardi di euro di finanziamenti in più se solo il mercato dei capitali europeo fosse stato “profondo” quanto quello americano.

L’obiettivo del mercato unico dei capitali è proprio quello di rimuovere le barriere legali, dovute ai diversi sistemi di vigilanza che ostacolano gli investimenti da uno Stato membro all’altro, permettendo così alle imprese – grandi e piccole che siano – di avere accesso a diverse fonti di finanziamento all’interno dell’UE.

Gli ostacoli all’integrazione del mercato

Gli ostacoli all’integrazione e allo sviluppo dei mercati dei capitali dei Ventotto non mancano. Alcuni sono legati a ragioni di tipo storico, culturale, economico e legale, altri hanno radici profonde e sono perciò particolarmente difficili da aggirare. Un dato tra tutti: la capitalizzazione di borsa negli Stati Uniti è stata pari al 138% del PIL nel 2013, quasi il doppio rispetto al 64.5% dell’UE. In più, vi è una grande varietà in termini di dimensioni e profondità tra i mercati dei capitali europei. La capitalizzazione di Borsa, ad esempio, supera il 121% del PIL nel Regno Unito, ma si ferma ad un misero 35% in Italia.

Al di là degli effetti sull’economia reale nel medio periodo, ai piani alti del Berlaymont ci si augura che il lancio della consultazione sul mercato unico dei capitali abbia anche un effetto immediato: convincere il Regno Unito che rimanere nell’Unione Europea conviene. Almeno per la City di Londra, si intende.

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L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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