domenica , 20 maggio 2018
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Photo © Thought Catalog, 2017, www.flickr.com

Cambridge Analytica: la democrazia ai tempi di Facebook

Fondata nel 2013 da Robert Mercer, uno dei maggiori finanziatori del sito di informazione di estrema destra BrebaitNews di Steve Bannon, Cambridge Analytica è attualmente al centro di uno dei maggiori scandali degli ultimi anni.

Le accuse

La società di consulenza britannica è infatti accusata da un’inchiesta pubblicata sul Guardian di aver utilizzato il suo sistema di microtargeting comportamentale per influenzare le campagne elettorali degli ultimi anni tramite la diffusione di fake news e diffamazioni ad personam. I dati raccolti vengono elaborati in algoritmi, secondo un sistema ideato da Michal Kosinski, creando così profili psicometrici dai like, i commenti e i luoghi di registrazione degli utenti.

Tutto nasce dall’ideazione dell’applicazione “thisisyourdigitallife” da parte del ricercatore Aleksandr Kogan, nel 2014. Gli utenti potevano iscriversi tramite il Facebook Login, accettando la cessione di una notevole quantità di dati registrati dal social network. Ma a quel tempo la raccolta di dati era perfettamente legale, perciò Kogan arrivò a registrare circa 270mila accessi alla sua app, che riusciva anche a raccogliere informazioni degli amici degli utenti la utilizzavano, senza che essi lo sapessero.

La cessione dei dati

Kogan ha però condiviso i data ottenuti con la sua applicazione con Cambridge Analytica, violando la clausola di Facebook che ne vietava la cessione a terzi. La sanzione è arrivata, ma è stata tardiva. Christopher Wylie, principale fonte dell’inchiesta ed ex dipendente di C.A., rivela infatti che la società inglese, temendo la sospensione per l’ottenimento non legale dei data, si era autodenunciata nel 2016, ma non era mai stata controllata l’effettiva cancellazione dei dati da parte del social network.

Anzi, pare che l’impresa abbia avuto modo di collaborare con la maggior parte delle campagne elettorali che si sono verificate negli ultimi anni. Nell’estate del 2016 infatti il Presidente Donald Trump aveva affidato a Cambridge Analytica la gestione della raccolta dati per la campagna elettorale e, pur non sapendo oggi quanto l’azienda abbia effettivamente collaborato, furono utilizzati una serie di bot che diffusero fake news ai danni della candidata democratica Hillary Clinton. Inoltre, consigliere di C.A. era Michael Flynn, ex consigliere della sicurezza nazionale americana, che aveva contatti già verificati con la Russia.

Nel maggio del 2017 il Guardian aveva anche aperto un’inchiesta sul coinvolgimento di Cambridge Analytica per la propaganda a favore della Brexit: infatti ad avere contatti con la società era anche Nigel Farage, leader dell’UKIP, principale partito a favore dell’uscita dall’Unione Europea.

Nei dati emersi sembra che anche le elezioni italiane siano state influenzate da questo meccanismo: nel sito di C.A. risulta infatti un progetto di ricerca del 2012 per un partito italiano non specificato, che viene descritto come «in fase di rinascita, dopo aver ottenuto i suoi più grandi successi negli anni Ottanta». La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo di indagine sullo scandalo Cambridge Analytica, per difendere la privacy degli iscritti al social network, come ha dichiarato il Codacons. Lo scandalo ha subito portato a violente reazioni: venerdì 16 marzo il procuratore speciale Robert Mueller, che indaga sul Russiagate, ha chiesto i dati a Cambridge Analytica per verificare e quantificare il suo eventuale coinvolgimento nelle ultime presidenziali americane.

La sera di lunedì 19 marzo, la rete britannica Channel 4 ha trasmesso un servizio in cui Alexander Nix, ora ex CEO di C.A., ammette ad alcuni giornalisti – che si fingevano funzionari dello Sri Lanka interessati a sfruttare la società per elezioni locali – di aver usato trappole e metodi illegali per influenzare le elezioni, specialmente rivendicando il loro importante ruolo nelle tornate elettorali del 2013 e del 2017 del Kenya. Subito la società si è difesa rilasciando un comunicato in cui si afferma che i filmati sono stati «montati e scritti in modo da distorcere la natura delle conversazioni e di quello che fa la società».

Zuckenberg

Tra venerdì 23 e sabato 24 l’Alta Corte britannica ha autorizzato la perquisizione degli uffici londinesi di C.A. e ora le autorità provvederanno all’analisi dei dati raccolti. Nel frattempo, a Wall Street il titolo Facebook ha subito un fortissimo calo: il 19 marzo ha subito un crollo del 7%, il giorno successivo del 6,9%. Il tracollo più grande degli ultimi quattro anni, che ha travolto l’intero settore tecnologico.

Mark Zuckerberg ha inoltre ammesso la sua responsabilità dopo giorni di silenzio sul caso, dichiarando di aver sbagliato a fidarsi di Cambridge Analytica quando due anni fa comunicò di aver cancellato tutti i dati presi illegalmente da Kogan, e che saranno immediati i provvedimenti per una maggiore sicurezza, cominciando a vagliare tutte le app che si appoggiano al suo social network. E si dichiara pronto a parlare davanti al Congresso.

Anche il Parlamento Europeo ha richiesto la presenza di Mark Zuckerberg per spiegare la vicenda. «Abbiamo invitato Mark Zuckerberg al Parlamento Europeo. Facebook deve dire in modo chiaro davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non sono stati utilizzati per manipolare la democrazia» ha twittato qualche giorno fa il Presente Antonio Tajani.

Intanto dilaga sui social l’hashtag #deletefacebook, sostenuto da Brian Acton, co-fondatore di WhatsApp – ora di proprietà di Zuckerberg – che ha twittato: «È ora di andarsene», generando un vero e proprio appello alla comunità iscritta al social network.

L' Autore - Erica Gatti

Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli Studi di Roma Sapienza, da diversi anni mi interesso di politica e attualità. Scrivo, leggo molto e osservo il mondo cambiare, sperando che l'Europa smetta di essere un sogno e diventi un progetto politico.

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