mercoledì , 21 novembre 2018
18comix
concorrenza

Concorrenza, ridotte le ammende al “cartello” dei tubi catodici

La Commissione europea accoglie con favore le decisioni del Tribunale dell’Unione Europea, che respingono i ricorsi proposti da alcune delle aziende coinvolte nella partecipazione ad un’intesa sul mercato dei tubi a raggi catodici (cathode ray tubes – “CRT”), risalente al periodo compreso tra il 1996/1997 e il 2006. I CRT sono tubi in vetro sotto vuoto che contengono un cannone elettronico e uno schermo fluorescente. In quegli anni ne esistevano due diversi tipi: tubi colore per schermi di computer (colour display tubes – “CDT”) e tubi colore per televisori (colour picture tubes – “CPT”), componenti essenziali per produrre rispettivamente lo schermo di un computer o un televisore a colori.

Intesa a 7, multa da record

L’indagine della Commissione prende avvio nel novembre del 2007. Cinque anni dopo, nel dicembre del 2012, essa sanziona sette gruppi internazionali produttori di tubi catodici per aver partecipato ad una o a due distinte intese. L’ammenda inflitta si aggira attorno ai 1,47 miliardi di euro e rimane una delle più alte mai applicate ad un’intesa commerciale. Le imprese coinvolte furono Chunghwa, LG Electronics, MTPD (all’epoca dei fatti joint venture tra Panasonic e Toshiba, attualmente affiliata di Panasonic), Panasonic, Philips, Samsung SDI, Technicolor (precedentemente Thomson) e Toshiba. Chunghwa riuscì ad ottenere la completa immunità dalle sanzioni grazie alla avviso di clemenza della Commissione ricevuto nel 2006.

Il ricorso: ammende ridotte per Panasonic e Toshiba

Nel 2012 cinque imprese hanno chiesto al Tribunale dell’Unione di annullare la decisione o, in subordine, di ridurre le ammende. Con le odierne sentenze il Tribunale respinge i ricorsi presentati da Samsung SDI, LG Electronics e Philips mentre riduce sia le ammende inflitte a Panasonic e Toshiba per la loro partecipazione diretta, sia l’ammenda imposta congiuntamente e solidalmente insieme a MTPD. Vengono confermate le ammende inflitte agli altri membri dell’intesa. In ordine alla posizione di Panasonic, il Tribunale ritiene che la Commissione, nello stabilire l’ammontare della misura punitiva, si sarebbe discostata dai suoi orientamenti senza fornire adeguata giustificazione. In risposta ad una richiesta di informazioni, infatti, la società aveva fornito dei dati sul valore delle vendite senza che le venissero contestati e tali dati avrebbero potuto costituire base idonea per l’adeguamento della sanzione. Per Toshiba, invece, la partecipazione diretta all’infrazione non si ritiene sia stata sufficientemente dimostrata.

Il valore della sentenza

La decisioni del Tribunale si segnalano di particolare interesse, poiché confermano il diritto della Commissione di sanzionare misure restrittive della concorrenza anche se concluse al di fuori dello Spazio Economico Europeo (SEE). Ciò a condizione che esse influenzino la fissazione dei prezzi e il volume di affari generato nello SEE direttamente, attraverso la vendita dei prodotti interessati dall’accordo, o indirettamente, attraverso la vendita di prodotti processati, vale a dire di prodotti che contengono componenti che sono oggetto diretto del cartello.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Martina Mandozzi

Sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma nel 2014, discutendo una tesi in diritto commerciale comparato. Amo la dialettica, come arte di scoprire la verità ma, soprattutto, mi piace discutere con chi la pensa diversamente da me. Mi interesso di tematiche giuridiche legate all’Europa rientranti principalmente nell’area del mercato unico. Marchigiana e profondamente attaccata alla mia terra ed al mio amato paese, Amandola.

Check Also

copyright

Copyright, cosa c’è di nuovo nella direttiva votata all’Europarlamento

Il 12 settembre segna una data importante per la gestione del diritto d’autore nell’Unione Europea. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *