giovedì , 13 dicembre 2018
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La conferenza stampa del relatore della direttiva Axel Voss, tedesco della CDU © European Parliament

Copyright, cosa c’è di nuovo nella direttiva votata all’Europarlamento

Il 12 settembre segna una data importante per la gestione del diritto d’autore nell’Unione Europea. A Strasburgo gli europarlamentari hanno infatti votato a favore della nuova Direttiva sul copyright, approvata dopo gli emendamenti successivi alla bocciatura di luglio. Il voto favorevole ha dato mandato ai negoziati con Consiglio e Commissione; la votazione definitiva è prevista per gennaio 2019, dopodiché spetterà agli Stati membri adeguare le proprie legislazioni nazionali, come di consueto, entro due anni.

La direttiva, che mira ad aggiornare la precedente legislazione in materia di proprietà intellettuale sulle piattaforme e i servizi online, si inserisce in un filone di interventi europei volti a normare le rapide evoluzioni tecnologiche e commerciali del web, al pari della GDPR recentemente entrata in vigore. In più, viene rafforzato il progetto di Digital Single Market volto ad armonizzare le regole interne sul mercato digitale e ad ampliare l’accesso protetto degli utenti ai servizi online in tutto il territorio UE.

Cosa prevede la Direttiva

In estrema sintesi, il testo pone maggiori responsabilità su siti come YouTube o i social network al momento della diffusione di materiali protetti da diritto d’autore: i provider potrebbero rimuovere video girati da chi non ne detiene i diritti, oppure stralci di materiali editoriali utilizzati con scopo di lucro. Nel mirino finiscono anche i servizi come Google News, che aggregano le notizie e ne forniscono un’anteprima (in gergo, “snippets”): se non dovessero corrispondere adeguati compensi agli editori, sarebbero perseguibili per violazione del copyright. Viene inoltre richiesta l’adozione di strumenti e tecnologie volte a prevenire la diffusione sui siti di materiale protetto.

Sono invece esclusi in maniera esplicita i materiali degli enti culturali e scientifici o dei siti per la diffusione senza scopo di lucro della conoscenza o di software open source, come Wikipedia o GitHub. I nuovi emendamenti metterebbero al sicuro anche i link condivisi sui social dagli utenti e la rielaborazione di singole immagini come parodia – i cosiddetti meme; parrebbe quindi ingiustificato, almeno a livello formale, il timore della “link tax” paventata dai più scettici.

Ragioni commerciali, ragioni politiche

La direttiva rappresenta innanzitutto un tentativo di salvaguardare con mezzi “tradizionali” (una maggior protezione del diritto d’autore, appunto) l’industria della creazione di contenuti e materiale intellettuale: editori in primis, ma anche etichette discografiche e artisti, che nei mesi scorsi hanno promosso diverse campagne di sensibilizzazione. In secondo luogo, il testo propone una limitazione forte a un’altra lobby, quella dei giganti della Silicon Valley: in un contesto di globalizzazione e di liberalismo totale dell’industria digitale, un ente territoriale – l’Unione Europea – promuove una misura legislativa per cercare di regolamentarne il mercato tramite strumenti tipici della tradizione economica continentale. Secondo le parole del presidente dell’europarlamento Tajani, “Il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale”.

Debolezze tecniche

Se, su carta, gli intenti dei parlamentari sono coerenti con la volontà di proteggere la proprietà intellettuale e di ordinare il mercato digitale, la più grande difficoltà insita nel testo è come implementarlo. Il web si sviluppa con regole differenti dai mercati tradizionali e non è chiaro come una direttiva di stampo “tradizionale” possa inserirvici. Un esempio su tutti è la gestione e il controllo dei dati stessi: un eventuale ente regolatore non potrebbe che basarsi su algoritmi automatici per il riconoscimento di materiali protetti, ma le difficoltà tecniche per realizzarne di adeguati sono tali da paventare il rischio di censura preventiva o l’eliminazione di contenuti ambigui come, ad esempio, i meme.

Alternativamente, i provider di servizi dovrebbero dotarsi di filtri adeguati, con investimenti e ostacoli informatici tali da scoraggiare gli investitori più piccoli o far chiudere alcuni servizi (è già accaduto in Germania, dove una legge sul copyright già esisteva da qualche anno e dove Google ha chiuso il servizio News). Ma la più grande debolezza è di natura comunicativa: se la direttiva non verrà presentata adeguatamente, rischia di essere percepita come un attentato alla libertà del web e alla volontà degli utenti di usufruire di contenuti gratuiti, di cui Google e affini si sono sempre presentati come “paladini”.

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L' Autore - Daniele Proverbio

Intrigato dalla complessità del mondo, mi piace affrontarla con un approccio scientifico. Sono attualmente studente della laurea magistrale in Fisica dei Sistemi Complessi e allievo della Scuola di Studi Superiori di Torino. Nel tempo libero faccio sport, suono la chitarra e organizzo cose.

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5 comments

  1. Daniele Proverbio

    Gentile sig. Leva,
    la ringrazio per il suo commento. Tuttavia vorrei farle notare che in nessuna sezione del testo viene fatto riferimento all’articolo specifico da cui Wikipedia e altre enciclopedie online sarebbero esentate; questo in ragione del fatto che tale esenzione è codificata nel “considerando 37bis” e nell’articolo 2, punto 4ter (testo emendato integrale disponibile sul sito dell’europarlamento (https://bit.ly/2NHfaqX)). Come giustamente fa notare, però, quella trattata è una materia complicata e interdisciplinare, che coinvolge diritto industriale e del copyright, diritto informatico, data science, informatica; è effettivamente eccessivo pretendere di esaurirla in un qualunque articolo di commento.

  2. Daniele Proverbio

    Gentile sig. Leva,
    la ringrazio per il commento. Faccio tuttavia notare che mai nel presente testo è stato specificato da quale articolo della Direttiva Wikipedia sia esentato; questo perché l’esenzione riguarda vari articoli della Direttiva, come affermato nel “considerando 37bis” (emendamento 143) e nel “articolo 2, punto 4ter” (emendamento 150) del testo (https://bit.ly/2NHfaqX).
    Per contro, sono perfettamente d’accordo con lei che la materia sia certamente complicata e che l’attuazione di un testo di così grande portata porterà con sé difficoltà sia concettuali che pragmatiche, impossibili da prevedere o da esaurire in un breve articolo di commento data la vastità di ambiti disciplinari interessati (diritto commerciale e del copyright, informatica, data mining, etc.)

  3. Daniele Proverbio

    Gentile sig. Leva,

    la ringrazio per il commento. Faccio tuttavia notare che mai nel presente testo è stato specificato da quale articolo della Direttiva Wikipedia sia esentato; questo perché l’esenzione riguarda vari articoli della Direttiva, come affermato nel “considerando 37bis” (emendamento 143) e nel “articolo 2, punto 4ter” (emendamento 150) del testo (https://bit.ly/2NHfaqX).
    Per contro, sono perfettamente d’accordo con lei che la materia sia certamente complicata e che l’attuazione di un testo di così grande portata porterà con sé difficoltà sia concettuali che pragmatiche, impossibili da prevedere o da esaurire in un breve articolo di commento data la vastità di ambiti disciplinari interessati (diritto commerciale e del copyright, informatica, data mining, etc.)

  4. È errato che Wikipedia sia esentata dall’articolo 11, vi siete confusi coll’articolo 13 (che comunque non contiene un’esenzione esplicita, né potrebbe). È una materia complicata, bisogna leggere i testi dall’inizio alla fine!

    Sintesi:
    https://www.valigiablu.it/direttiva-copyright-parlamento-europeo/

    Documentazione:
    https://www.create.ac.uk/policy-responses/eu-copyright-reform/

    • Daniele Proverbio

      Gentile sig. Leva,
      la ringrazio per il suo commento. Tuttavia vorrei farle notare che in nessuna sezione del testo viene fatto riferimento all’articolo specifico da cui Wikipedia e altre enciclopedie online sarebbero esentate; questo in ragione del fatto che tale esenzione è codificata nel “considerando 37bis” e nell’articolo 2, punto 4ter (testo emendato integrale disponibile sul sito dell’europarlamento (https://bit.ly/2NHfaqX)). Come giustamente fa notare, però, quella trattata è una materia complicata e interdisciplinare, che coinvolge diritto industriale e del copyright, diritto informatico, data science, informatica; è effettivamente eccessivo pretendere di esaurirla in un qualunque articolo di commento.

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