mercoledì , 19 dicembre 2018
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Diritto all’oblio, le responsabilità di Google (e non solo)

di Agata Silvia Zanghì

Nel 2010 il cittadino spagnolo Mario Costeja Gonzàlez ha presentato un reclamo all’Agenzia spagnola di Protezione dei Dati contro l’editore di un quotidiano regionale e contro Google Spain e Google Inc., lamentando che i risultati della ricerca del proprio nome su Google Search includessero due link verso una vendita all’asta del 1998 eseguita a suo danno per la riscossione coattiva di crediti. Il reclamo è stato accolto nei confronti di Google, che ha successivamente proposto ricorso innanzi al giudice spagnolo. Quest’ultimo ha operato rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha deciso con sentenza 13 maggio 2014(C-131/12), sancendo il cosiddetto diritto all’oblio.

Il riferimento normativo è costituito dalla Direttiva 95/46/CE che protegge i diritti delle persone fisiche e segnatamente il diritto alla vita privata, in occasione del trattamento dei dati personali. La Corte ha statuito che ricorrono tutti gli elementi per applicare tale direttiva non solo agli editori, ma anche al gestore di un motore di ricerca, perché quest’ultimo “raccoglie” i dati in modo automatizzato e costante, compie sugli stessi una serie di operazioni consistenti in “trattamento “, poiché li conserva sui server e li mette a disposizione degli utenti sotto forma di elenchi dei risultati delle loro ricerche. In forza di ciò, il gestore del motore di ricerca si qualifica come “responsabile del trattamento” dei dati.

L’ingerenza nei diritti della persona conseguente al trattamento dei dati personali effettuato da un motore di ricerca ha un effetto aggiuntivo e molto più significativo di quello creato dall’attività di editori di siti web. Gli editori si limitano a far apparire i dati su una pagina internet, mentre l’attività dei motori di ricerca rende i dati accessibili a livello globale a qualunque utente di internet, che, effettuata una ricerca a partire dal nome della persona interessata, potrà ottenere un elenco organizzato di risultati da cui desumere una visione complessiva della vita di quella persona e persino tracciarne un profilo più o meno dettagliato.

La Corte constata che per ricercare un giusto equilibrio tra i diritti al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali ed il legittimo interesse degli utenti di internet potenzialmente interessati ad avere accesso a una certa informazione, occorre di volta in volta avere riguardo tanto della natura dell’informazione che può avere carattere sensibile per la vita privata della persona cui si riferisce,quanto dell’interesse del pubblico a ricevere tale informazione. Tale interesse può risultare preminente, a seconda del ruolo che tale persona riveste nella vita pubblica.

Circa il contenuto del diritto azionabile, la Corte rileva che la citata direttiva consente alle persone fisiche interessate al rispetto dei propri dati di inoltrare istanza al gestore del motore di ricerca responsabile del trattamento e chiedere l’oblio di alcune informazioni lecitamente pubblicate, quando sia già trascorso un certo tempo dalla pubblicazione. Per oblio si intende la cancellazione dei link verso pagine web dall’elenco dei risultati riconducibili al nome della persona fisica richiedente. Tenendo conto del tempo trascorso e delle circostanze del caso concreto, anche un trattamento inizialmente lecito di dati esatti può divenire incompatibile con la direttiva, quando tali dati risultino inadeguati, non più pertinenti ovvero eccessivi in rapporto alle finalità per le quali sono stati trattati.

Il responsabile del trattamento dovrà esaminare la fondatezza della richiesta e se a questa non seguirà riscontro, la persona interessata potrà adire l’autorità di controllo o l’autorità giudiziaria, affinché, effettuate le necessarie verifiche, venga ordinato al responsabile di adottare le misure adeguate. Google ha già messo a disposizione degli utenti un modulo per effettuare tale richiesta. Il diritto all’oblio trova tuttavia fondamento in una direttiva comunitaria e pertanto il suo ambito di operatività resta limitato al territorio dell’UE. Le stesse informazioni che in Europa possono divenire oggetto di oblio saranno rese liberamente accessibili dallo stesso motore di ricerca in tutte le altre parti del mondo che disconoscono tale diritto, figlio della sola sensibilità giuridica europea.

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L' Autore - Agata Silvia Zanghì

Dottoressa in legge, Laurea Magistrale conseguita all’Università di Catania con tesi vertente su austerity, Fiscal Compact e MES, nella stessa città frequento la scuola forense “Fondazione Vincenzo Geraci” e sono stata selezionata dal Tribunale ordinario di Catania per svolgervi tirocinio formativo. Dal 2013 sono praticante avvocato presso un’Amministrazione Pubblica. Appassionata di diritto internazionale ed europeo, il mio biglietto da visita è l’ottimo inglese.

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