mercoledì , 20 giugno 2018
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Android
Il commissario Vestager in conferenza stampa © European Commission

Android, la Commissione all’attacco di Google

Il 20 aprile la Commissione ha inviato a Google un’accusa formale – una dichiarazione degli addebiti, nel linguaggio tecnico – per abuso di posizione dominante, relativamente al sistema operativo Android ad un anno esatto di distanza dall’invio di una simile contestazione: in quel caso, che non ha ancora trovato soluzione, l’accusa mossa a Google era di modificare i risultati di alcune ricerche per mettere in maggiore evidenza i propri servizi, abusando della sua posizione di dominio del mercato europeo delle ricerche online. L’azienda di Mountain View controlla circa il 90% del settore.

Oggi invece è stato messo sotto accusa uno dei sistemi operativi più utilizzati sugli smartphone, Android. La Commissione stima che la quota di mercato di Google tra i sistemi operativi per mobile sia superiore al 90%, comprendendo di fatto quasi l’intera gamma di prodotti di prezzo medio-basso. Una posizione dominante che di per sé non sarebbe un problema, se non fosse per tre accuse specifiche mosse dalla Commissione.

Le accuse contro Android

Il primo punto riguarda l’installazione sui dispositivi Android di altri software Google: secondo le indagini svolte, i produttori che vogliono avere la licenza per pre-installare Google Play Store sui loro dispositivi devono anche installare Google Search e Google Chrome. Di fatto, essendo Google Store un pezzo fondamentale di Android – lì si comprano tutte le app – si limita in questo modo la concorrenza di altri motori di ricerca e programmi per la navigazione online.

La seconda accusa è più tecnica, e riguarda la natura di Android, che è un software open source, ovvero modificabile da chi vuole. Questo è un aspetto positivo per la concorrenza: il problema, secondo la Commissione, sono gli accordi con i produttori. Google richiede infatti ai produttori di smartphone che pre-installano app Google di non vendere altri prodotti basati su versioni modificate di Android. Si chiamano “accordi anti-frammentazione” e hanno come effetto, sempre secondo l’accusa, quello di limitare lo sviluppo di nuovi e innovativi software basati sulla versione originale.

Infine, l’ultimo punto attacca gli accordi finanziari conclusi da Google con diversi produttori per impedire l’installazione sui loro dispositivi di motori di ricerca diversi da Google Search, riducendo in questo modo le possibilità che i produttori si rivolgano a programmi concorrenti.

Non solo Google: una questione economica e politica

Continua dunque la battaglia della Commissione Europea contro il colosso americano, iniziata soprattutto dalla nuova commissaria alla concorrenza, Marghrete Vestager, esponente della sinistra danese. Joaquín Almunia, il precedente commissario spagnolo, si era sempre dimostrato incline alla negoziazione: basta pensare che la prima indagine nei confronti di Google è stata lanciata nel 2010, e solo cinque anni dopo – ma pochi mesi dopo l’insediamento di Vestager – è arrivata un’accusa formale.

Come già un anno fa, la questione dietro all’indagine contro Google non è solo tecnica ma anche politica. Diversi osservatori avevano infatti notato una generale ostilità europea nei confronti di alcune grandi società americane del digitale, come Google e Amazon, sia per le loro pratiche fiscali che per il loro controllo del mercato. Il New York Times, parlando del caso contro Android, ha ricordato che anche Facebook e Apple hanno avuto problemi con le istituzioni europee, così come Intel e Microsoft – che in un celebre caso condotto dall’allora Commissario Monti era stata multata per aver legato Internet Explorer e altri programmi al sistema operativo Windows, in modo simile a quanto secondo la Commissione Google sta facendo oggi.

All’ostilità delle istituzioni si aggiunge anche quella di attori privati, come le imprese che negli anni hanno denunciato i presunti abusi di Google o come la lobby FairSearch, di cui fanno parte Nokia, Oracle, TripAdvisor ed Expedia. La denuncia mossa da FairSearch contro Google, disponibile sul loro sito, è molto simile a quella poi presentata dalla Commissione.

Come andrà a finire?

Google si è difesa pubblicando sul suo blog una risposta alle accuse in cui la società ricorda che Android è un sistema aperto e gratuito, modificabile da tutti, che gli accordi conclusi con i produttori sono volontari e che la presenza di app Google non impedisce di pre-installarne altre, come spesso avviene. Inizierà a questo punto un confronto tra Dg concorrenza e Google destinato a durare alcuni mesi o anche di più e che può portare a due risultati: l’implementazione di misure concordate insieme per ridurre le limitazioni alla concorrenza, o, nel caso in cui non si raggiunga un accordo, l’applicazione di una multa il cui valore massimo può arrivare al 10% del fatturato dell’azienda. Nel caso di Google, circa 7 miliardi di euro.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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