martedì , 19 giugno 2018
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HSH Nordbank
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HSH Nordbank, Tribunale UE autorizza gli aiuti

Il Tribunale dell’Unione Europea ha respinto il ricorso presentato da due azionisti di minoranza della HSH Nordbank, volto ad ottenere l’annullamento della decisione con cui la Commissione Europea, nel 2011, autorizzò misure di salvataggio in favore di tale banca.

Il caso HSH Nordbank

La HSH Nordbank, società per azioni costituita nel 2003, in seguito alla fusione tra la Hamburgische e la LandesbankScleswig-Holstein, è la quinta banca regionale tedesca. In seguito alla crisi finanziaria dei “subprimes” degli anni 2007/2008, la HSH Nordbank si stima abbia subito una perdita di 3,195 miliardi di euro solo nel 2008 e di 838 milioni di euro nel 2009. Essa ha così beneficiato di una serie di misure di salvataggio, tra cui una ricapitalizzazione di 3 miliardi di euro mediante emissione di azioni integralmente sottoscritte dal suo azionista di maggioranza, la HSH Finanzfonds, una garanzia di rischio di 10 miliardi di euro concessa dai Länder di Amburgo e dello Schleswig-Holstein e una garanzia di liquidità di 17 miliardi di euro, concessa dal fondo speciale tedesco per la stabilizzazione dei mercati finanziari.

La Commissione Europea ha ritenuto tali misure, che costituivano aiuti di Stato, compatibili con la disciplina del mercato interno, a patto che lo Stato tedesco onorasse alcuni impegni e condizioni, in conformità al principio di parità di trattamento. Nello specifico, la HSH Nordbank doveva obbligarsi nei confronti dell’istituto pubblico HSH Finanzfonds al pagamento di una tantum di 500 milioni di euro, somma che la HSH Finanzfonds doveva in seguito destinare ad un aumento di capitale della HSH Nordbank mediante conferimenti in natura.

Sebbene la conseguenza economica della misura sia stata quella di diminuire il valore della partecipazione degli azionisti di minoranza della HSH Nordbank, il pagamento una tantum risulta fondato in diritto, in quanto impone agli azionisti privati uno sforzo proporzionato a quello degli azionisti pubblici al momento della ricapitalizzazione. La HSH Finanzfond ha infatti ricevuto le nuove azioni non nella sua qualità di azionista, ma esclusivamente in qualità di erogatore dell’aiuto. Del resto sarebbe stato possibile riequilibrare la situazione soltanto ricorrendo ad un nuovo organismo di diritto pubblico che non fosse al contempo azionista, ma unico destinatario dei capitali.

La soluzione italiana

La disciplina dei piani di risanamento bancari si rinnoverà a partire dal gennaio 2016. È stata infatti recepita la Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive), con quale si punta a definire un quadro armonizzato a livello europeo, riducendo al minimo l’impatto sulle finanze statali. L’Italia ha dato il via libera al “bail in”, provvedimento con cui si stabilisce che il salvataggio delle banche in difficoltà non sia più “esterno”, come disponeva il “bail out”, ma “interno”, mediante l’intervento dei creditori della banca stessa. Il nuovo meccanismo dovrebbe porre un freno al problema dell’azzardo morale, per cui chi prende decisioni, sapendo di poter contare su un paracadute pubblico, accetta più favorevolmente il rischio.

L' Autore - Martina Mandozzi

Sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma nel 2014, discutendo una tesi in diritto commerciale comparato. Amo la dialettica, come arte di scoprire la verità ma, soprattutto, mi piace discutere con chi la pensa diversamente da me. Mi interesso di tematiche giuridiche legate all’Europa rientranti principalmente nell’area del mercato unico. Marchigiana e profondamente attaccata alla mia terra ed al mio amato paese, Amandola.

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