mercoledì , 12 dicembre 2018
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Lotta agli abusi online sui minori: la “Global Alliance”

Il 29 e 30 settembre 2014 si è tenuta la seconda conferenza della Global alliance against child sexual abuse online a Washington DC. Qual è il legame tra l’Unione Europea e l’iniziativa svoltasi nella terra dello zio Sam? Semplice: si tratta di uno dei primi passi della cooperazione giuridica non solo a livello europeo, ma transnazionale, volti a migliorare, nel modo più rapido possibile, un reato che può definirsi del nostro tempo solo per quanto riguarda le modalità della sua attuazione: la cyber-pedofilia.

Risale ormai al 2012 la presa di coscienza del problema da parte del Commissario Malmstrom (parte anche della neonata commissione Juncker) la quale ha deciso di iniziare un programma congiunto con il ministero della Giustizia e Affari interni statunitense, rappresentato dall’avvocato generale Holder. L’obiettivo era creare un programma di coordinamento e di sviluppo tra i Paesi aderenti, finalizzato a reprimere questo problema sociale.

La cyber-pedofilia è diventata un problema molto sentito dalla comunità internazionale, malgrado, anche a livello europeo, già l’approvazione del Mandato d’Arresto Europeo e la costituzione di una futura Procura Europea abbiano creato molti più problemi. La protezione dei minori costituisce infatti una questione emotivamente più coinvolgente per l’opinione pubblica rispetto ai discorsi tecnici e specialistici che riguardano l’ex terzo pilastro G.A.I. (Giustizia e Affari Interni). Ciò rende dunque lecito pensare che, su questo tema, i Paesi aderenti alla global alliance si sentano più sotto pressione su questo argomento, anche da un punto di vista elettorale. Bisogna anche tenere conto del fatto che, con le nuove tecnologie, si configurino nuove fattispecie di reato che rendono molto più difficile, rispetto al passato, rintracciare e arrestare il criminale ma soprattutto che concorrono a configurare dei veri e propri “legal loopholes”, ovvero delle zone di impunità all’interno del mondo digitale.

In tutto ciò la global alliance è nient’altro che una conferenza, anzi, forse meno, un programma congiunto: non si parla neanche sottovoce di trasformarla in una organizzazione internazionale e nemmeno di istituire un patto o, più in generale, uno strumento giuridicamente vincolante per gli aderenti originari e futuri. È rilevante però il fatto che, dopo l’adesione di USA e UE (unitamente a tutti i Paesi membri), se ne siano aggiunti altri come la Cambogia che, come molti altri Paesi del Sud Est asiatico, risulta avere una legislazione abbastanza labile contro i reati nei confronti dei minori.

Dal 2012 ad oggi i Paesi che hanno aderito hanno seguito più o meno pedissequamente i principi guida suddivisi in policy targets, obiettivi operativi e azioni specifiche. Particolarmente importanti sono le disposizioni legislative che gli Stati devono adottare in merito al miglioramento delle condizioni di assistenza delle vittime, all’identificazione dei colpevoli ed al modo per perseguirli legalmente e alla predisposizione di strumenti per aumentare la consapevolezza tra i bambini, genitori ed insegnanti riguardo i rischi di una navigazione su internet non consapevole. La conferenza è una presa di coscienza su un problema molto serio. Si spera non si risolva però, per l’ennesima volta, in “tanto rumore per nulla”.

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L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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