martedì , 18 dicembre 2018
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L'aula principale della Corte di Giustizia dell'UE - Cédric Pulsney - Flickr 2009

Private antitrust enforcement: solo luci nella direttiva?

Quello del Consiglio di lunedì 10 novembre scorso è stato un passo storico nel campo della tutela dei consumatori in un ambito che forse è più vicino alla nostra realtà quotidiana di quanto si possa immaginare: l’approvazione della direttiva sul risarcimento danni per comportamenti anti-competitivi, dovuti, in particolare, dalle intese restrittive della concorrenza e dall’abuso di posizione dominante, concetti definiti dagli articoli 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell’UE (TFUE) e dalla nostra legge Antitrust n.287/90.

Spesso si sente dire o si legge che sia la Commissione Europea, o l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, oppure entrambe, in base a quanto stabilito dal regolamento 1/03, a svolgere una funzione regolatrice del mercato, per esempio scoprendo i cartelli, oppure rilevando che un’impresa abusa della sua posizione sul mercato tentando di ricavare rendite monopolistiche a scapito dell’intera collettività. Secondo l’articolo n.6 del medesimo regolamento, anche i giudici nazionali hanno un ruolo rilevantissimo nell’applicazione delle regole sul rispetto della concorrenza: è infatti stato ammesso prima dalla giurisprudenza (sentenza BRT c.Sabam) e poi dal legislatore europeo che i giudici nazionali possano applicare direttamente quegli articoli 101 e 102 citati poco prima.

La possibilità dunque, per i privati, di esercitare un’azione di risarcimento dei danni per le condotte anti-competitive già accertate (follow-on) o non ancora tali (stand-alone) è stata resa possibile grazie a un percorso coordinato di Corte di Giustizia e Commissione. Se i giudici di Lussemburgo hanno via via stabilito dei principi in questa specifica materia, lasciando però discrezionalità ai giudici per l’armonizzazione di questi con il diritto dei vari Paesi, dall’altro la Commissione ha proceduto con la pubblicazione di un libro verde nel 2005 e di un libro bianco nel 2008 stabilendo che il private antitrust enforcement (l’azione dei giudici nei confronti dei comportamenti anti-competitivi) doveva raggiungere un livello di sviluppo più alto e omogeneo. Difficile però mettere d’accordo ventotto diverse tradizioni giuridiche, nelle quali il ruolo del giudice, ma anche la visione del processo, sono percepiti in maniera differente.

Quali sono i punti forti della direttiva? Si stabilisce il diritto alla full-compensation, con sola esclusione dei danni punitivi. Gli Stati devono garantire una trasposizione della direttiva che consenta di rendere effettive le sanzioni irrogate dai giudici. Due dati invece negativi: al fine di non pregiudicare il programma di clemenza della Commissione Europea, non è stato consentito al privato accedere, a fini probatori, ai leniency statements, cioè alle “confessioni” del cartellista pentito che ha denunciato gli altri. Gli si garantisce così la piena immunità.

Non viene disciplinato neppure il collective redress, (la class action europea). La Commissione ha semplicemente emanato una Raccomandazione, non vincolante, su quali dovrebbero essere le caratteristiche di quest’ultima. La class action invece sarebbe dovuta essere nella direttiva, quale mezzo sicuramente più efficace per aiutare i consumatori e le PMI in cause lunghe contro operatori economici spesso di caratura internazionale. Si è dunque venuto a formare un impasse politico, che rende spuntato quello che sarebbe altrimenti risultato uno strumento vincente per i cittadini europei.

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L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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