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Riciclaggio, illeciti e fuga di capitali: i rischi della banconota da 500 euro

Chi ha, in questo momento, una banconota da 500 euro nel portafoglio? È la stessa domanda che si pone da un po’ di tempo la Banca Centrale Europea (BCE). Il più grosso taglio in circolazione nei 17 Paesi euro è infatti una banconota che c’è, ma non si vede. Allora, tanto vale – forse – ritirarla dalla circolazione. È stato lo stesso vicepresidente portoghese della BCE Vitor Constancio a porre recentemente il problema di fronte al Parlamento Europeo. Un mese fa,  le banconote viola in circolazione in Europa erano 583 milioni, pari ad appena il 3,8% del totale della carta-moneta, ma con un valore di 292 miliardi di euro, ossia circa un terzo di quelli in circolazione.

Il biglietto da 500 euro presenta un notevole rischio di riciclaggio, oltre ad essere particolarmente adatto al finanziamento di organizzazioni criminali e terroristiche. È lo stesso rapporto annuale dell’Unità finanziaria della Banca d’Italia a sostenerlo. Questa caratteristica deriva essenzialmente dall’agilità del trasporto di ingenti quantità di denaro, se si pensa che un milione di euro in carte da 500 pesa poco più di un chilo e mezzo, mentre in biglietti da 100 euro peserebbe circa 10 chili. Per rendere ancor meglio l’idea, 6 milioni di euro entrano facilmente nella sempreverde borsa ventiquattrore.

La conferma che non si tratta di semplici paure infondate arriva anche dalla Serious Organized Crime Agency (SOCA), l’agenzia che gestisce i mandati d’arresto internazionali, la quale sostiene che ben 9 banconote viola su 10 si trovano nei portafogli di evasori fiscali o della criminalità organizzata. Quest’ultima, com’è noto, è la detentrice per antonomasia di liquidità, quella stessa liquidità che in questi anni di crisi economica e credit crunch manca alle imprese del tessuto economico legale. Non sorprende quindi che in Spagna il bigliettone viola sia chiamato “Bin Laden”.

Oltre ad essere particolarmente adatte alle esigenze di tutti coloro che vedono la Guardia di Finanza con il fumo negli occhi, la banconota da 500 euro non è nemmeno molto utilizzata. Ciò dipende, innanzitutto, dal valore elevato di tale biglietto, elemento che induce il consumatore a non utilizzarla come metodo di pagamento quotidiano, anche e soprattutto perché un suo eventuale smarrimento rientra nell’orizzonte degli avvenimenti più nefasti. Per pagamenti di una certa portata esiste una valida concorrente: la moneta elettronica. Nemmeno i falsari risultano essere particolari fautori della massima banconota europea, se è vero che rappresenta solo lo 0,04% dei pezzi falsi scovati in Europa.

Esiste poi, in Italia, un altro motivo che spiega l’introvabilità del taglio da 500 euro, ossia la sua distribuzione geografica. Infatti, secondo un rapporto della Fondazione ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis) e della Guardia di Finanza, l’80% dei biglietti viola circola nelle zone tipiche di import-export di capitali del Bel Paese, ovvero il confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (che confina con la Repubblica di San Marino) e il Triveneto.

Non è certo un caso che il Regno Unito abbia deciso dal 2010 di metterle al bando vietando a banche e cambiavalute di rivenderli, anche perché a Londra non si va oltre la banconota da 50 sterline. Non è un caso nemmeno che, nel mondo, solo la Svizzera adotti un taglio di valore più elevato dei 500 euro, così come che negli Stati Uniti dal 1946 non siano più stampati biglietti verdi sopra i 100 dollari e che 33 anni più tardi il presidente Richard Nixon abbia ritirato tutti i tagli più grandi in circolazione.

Sembra tuttavia che il momento di pensionare le nostre ingombranti banconote viola non sia ancora arrivato. Nella nuova serie di banconote presentata dal Presidente della BCE Mario Draghi nel novembre scorso, i 500 euro sono ancora presenti. La nuova “Serie Europa” renderà la vita del falsari molto più complicata, poiché prevede sofisticati sistemi di sicurezza: fibra più rigida, più elementi di calcografia in rilievo e la principessa fenicia Europa in controluce. Basteranno questi accorgimenti? Lo scopriremo dal 2 maggio prossimo, giorno in cui entrerà ufficialmente in circolazione la prima delle banconote della nuova serie, quella da 5 euro.

In Italia, però, possiamo già essere ragionevolmente certi che ciò non basterà per fermare il riciclo di denaro. Servono misure appropriate. Alcune sono già state predisposte: dal  gennaio 2014, ad esempio, prenderà il via una serie di controlli sistematici su tutti coloro che preleveranno, depositeranno o pagheranno utilizzando pezzi da 500 o 200 euro per importi superiori ai 2.500 euro. Questa è una misura che scontenterà sicuramente gli operatori del Triveneto, del confine svizzero e della Provincia di Forlì, oltre che i proprietari dei casinò o dei negozi di via Montenapoleone a Milano, ma che non sarà certo risolutiva. Forse converrebbe agire sull’ontologica diffidenza che gli italiani mostrano verso i sistemi di pagamento elettronici. Anche questo è uno spread tangibile che ci separa dal Nord Europa.

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L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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