martedì , 20 novembre 2018
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Photo © Wisconsin Department of Natural Resources, 2007, www.flickr.com

Right2water: l’acqua è un diritto fondamentale

L’Europa ha detto sì all’acqua come diritto umano. In data 28 ottobre 2015 la Commissione ha proposto dei cambiamenti alla direttiva relativa al consumo dell’acqua potabile ed al suo monitoraggio. Le modifiche sono arrivate a seguito della campagna Right2water tramite una ECI (European Citizens Initiative) che ha raggiunto il tetto record di 1.884.790 adesioni.

Iniziativa dal basso

Nata nel 2012, è stata la prima iniziativa legislativa dal basso nella storia dell’Unione Europea ed è nata per esortare la Commissione Europea a proporre una normativa che sancisse il diritto umano universale all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi fondamentali per tutti. Chiedeva inoltre che l’approvvigionamento di acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non fossero soggetti alle “logiche del mercato unico” e che i servizi idrici fossero esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione.

Dopo meno di nove mesi dall’inizio della raccolta, nel maggio 2013 si era già raggiunto il quorum necessario, ovvero un milione di firme in sette Paesi, ma gli organizzatori avevano scelto di prolungare la raccolta firme in modo tale da conferire all’Ice un maggiore peso politico. Così il 17 febbraio 2014 i promotori della proposta di legge avevano partecipato a un’audizione in Europarlamento e formalmente consegnato 1,9 milioni di firme raccolte in 27 Paesi.

Il compito della Commissione

Dopo che le cosiddette “dichiarazioni di sostegno” erano state certificate dalle autorità competenti dei singoli Stati membri, la Commissione Europea aveva esaminato il testo dell’iniziativa e il 19 marzo 2014 aveva pubblicato una Comunicazione come prima riposta ufficiale all’Ice. Nonostante il grande e rapido successo dell’iniziativa, la Commissione non aveva fornito risposte sufficientemente adeguate a quanto richiesto dai cittadini.

Il testo non imponeva alcun vincolo agli Stati ma sottolineava unicamente che le decisioni sulle modalità di gestione dei servizi idrici “sono esclusivo appannaggio delle autorità pubbliche degli Stati membri” e che quindi l’UE non ha potere di intervento perché le norme del trattato le impongono “di rimanere neutrale rispetto alle disposizioni nazionali che disciplinano le imprese nel settore idrico”. Inoltre, la Commissione non si impegnava ad escludere esplicitamente i servizi idrici dai negoziati commerciali quali il TTIP.

Il Parlamento e i Paesi membri

La campagna aveva continuato imperterrita le proprie attività, stimolando una reazione anche all’interno degli Stati membri: esemplari i casi di Grecia, Francia e Irlanda in cui movimenti contro la liberalizzazione dell’acqua si sono fatti sentire a gran voce. Intanto, si attendeva la decisione del Parlamento Europeo nella sessione plenaria iniziata nel giugno 2015.

Con il voto dell’8 settembre 2015, il Parlamento Europeo aveva spinto la Commissione ad impegnarsi in proposte legislative concrete per riconoscere il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Così si è giunti lo scorso 28 ottobre alla modifica della direttiva anzidetta da parte della Commissione. Le nuove regole conferiscono flessibilità agli Stati membri su come monitorare la qualità dell’acqua in oltre 100000 zone di approvvigionamento idrico in Europa. Ciò dovrebbe assicurare un monitoraggio mirato e risk-based, piena protezione della salute pubblica e riduzione delle analisi non necessarie.

Gli Stati membri possono anche scegliere di incrementare o ridurre la frequenza di campionamento nelle zone di approvvigionamento d’acqua, ed estendere la lista di sostanze da monitorare in caso di necessità per la salute pubblica. Il percorso non è comunque ancora concluso: a partire dal 28 ottobre 2015 comunque, gli Stati membri hanno due anni di tempo per mettere in pratica la direttiva.

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L' Autore - Maria Nicola Stragapede

Studentessa di sociologia presso l’Università di Trento e allieva del Collegio di Merito Bernardo Clesio. Ho partecipato al progetto europeo Comenius Urbanscape che mi ha permesso di svolgere un periodo di studi in Turchia e Germania. Ho precedentemente collaborato con due testate locali e vorrei costruire un'informazione che sia il più possibile prossima al cittadino europeo e transnazionale. Questa è la mia speranza, o sogno, di vita. E vorrei iniziare da qui per realizzarlo.

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