martedì , 20 novembre 2018
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Photo @ Shadowgate, 2003, www.flickr.com

Spiagge: lidi, concessioni e la direttiva Bolkestein

Violazione del diritto dell’UE. È l’esito della sentenza della Corte di Giustizia dello scorso 14 luglio. La direttiva non rispettata è la Bolkestein, sui servizi all’interno dell’Unione Europea, e il servizio in questione è la concessione delle spiagge italiane.

La storia

Il diritto italiano prevede il rinnovo automatico della concessione dello sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi e lacustri fino al 2020: chi ha avuto la concessione di una spiaggia quest’anno se la vedrà rinnovata per altri quattro anni. Il problema è sorto quando questo rinnovo è stato negato ad alcuni privati. Essendosi rivolti al TAR, la questione è giunta fino alla Corte di Giustizia UE. Quest’ultima, analizzando la normativa italiana, ha rilevato alcuni profili di incompatibilità con il diritto dell’Unione.

Direttiva applicabile

La sentenza percorre due binari: il primo nel caso in cui la direttiva Bolkestein sia applicabile, il secondo nella situazione contraria – posto che spetta al giudice nazionale stabilire se la direttiva è applicabile nel caso concreto. Nella prima eventualità, laddove la direttiva sia applicabile, il riferimento è l’articolo 12: scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, che comporta la limitazione del numero di autorizzazioni disponibili.

In questi casi l’autorizzazione è subordinata ad una selezione dei candidati trasparente, imparziale e con un’adeguata pubblicità. Tale autorizzazione in ogni caso deve avere una durata limitata, non può prevedere il rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente. La proroga automatica delle concessioni prevista dalla legge italiana è evidentemente contraria all’articolo 12 della direttiva.

Questa norma, imponendo una selezione e limitando la durata dell’autorizzazione, garantisce la libera concorrenza, uno dei pilastri dell’economia occidentale. La direttiva Bolkestein infatti protegge la libertà di stabilimento, garantisce la non discriminazione e tutela la concorrenza, elementi già presenti nel TFUE agli articoli 49, 56 e 106.

Direttiva non applicabile

Su tali articoli si fonda il secondo ragionamento della Corte: quando la direttiva non è applicabile. Se le concessioni riguardano un bene demaniale e presentano un interesse che prescinde le frontiere nazionali, allora non possono essere automaticamente rinnovate. Altrimenti sarebbe limitata non solo la concorrenza, ma anche il diritto di stabilimento e sarebbe violato il principio di non discriminazione, data la disparità di trattamento tra imprese nazionali e straniere.

La Liguria si indigna: il Presidente della Regione e l’assessore al Demanio sono corsi da un Comune all’altro per incontrare e tranquillizzare i sindaci, gli stabilimenti balneari hanno esposto l’Union Jack in segno di approvazione della Brexit. Spaventa la fine di una tradizione, l’imposizione di una gara per l’ottenimento della concessione e l’apertura alle imprese estere. È l’aspetto negativo della liberalizzazione, che impone delle rinunce. Dimenticano però che se davvero i lidi italiani hanno una loro specificità, solo chi la rispetta sarà in grado di vincere la gara, e quindi nessuna multinazionale potrà subentrare.

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L' Autore - Sonia Basso

Studentessa al terzo anno di Giurisprudenza e della Scuola di Studi Superiori di Torino, dove sono rappresentante degli studenti. Sono appassionata di tutela dei diritti, soprattutto a livello europeo e internazionale. Attualmente partecipo alla Refugee Law Clinic della mia Facoltà dando consulenza legale gratuita a diversi richiedenti asilo, ma resto anche legata all'ambito più teorico-accademico scrivendo su Nomodos, blog online di questioni giuridiche di attualità.

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3 comments

  1. Come mai tanto accanimento per spiagge italiane. Perché non parlano mai di altri paesi quali la Spagna, la Grecia, Portogallo ecc.ecc? Perché solo noi?

  2. Quando non si conosce la materia sarebbe meglio non scrivere articoli.

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