mercoledì , 21 novembre 2018
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Da sinistra a destra i Commissario Günther Oettinger, Andrus Ansip e Vĕra Jourová © European Commission

Spinta all’e-commerce, freno al geoblocking: è l’Ue digitale

Lo scorso 9 dicembre ha segnato l’inizio del processo di creazione di un Mercato Unico Digitale europeo, una delle dieci priorità della Commissione Juncker che punta ad abbattere le barriere digitali al commercio di beni e servizi nell’ UE – un percorso i cui benefici economici sono stimati nell’ ordine di 425 miliardi all’ anno.  Sono tre le proposte legislative presentate dal Vicepresidente Ansip e dalla Commissaria Jourová, innanzitutto per armonizzare i contratti del settore digitale ed aumentare la tutela dei consumatori, rafforzando la fiducia e riducendo le spese per clienti ed imprese.

Le due dimensioni del mercato digitale

Le proposte di direttive della Commissione per il miglioramento dei contratti e per la protezione dei consumatori si concentrano sia sulla vendita di contenuti digitali che sul commercio di beni tramite internet. Quest’ultimo in particolare si presenta in maniera molto frammentata nell’ UE, dove solo il 12% delle aziende vende online in Paesi membri diversi dal proprio e solo il 15% dei consumatori acquista online da un altri Paesi europei. L’armonizzazione dei contratti tenterà di facilitare l’accesso delle imprese, soprattutto piccole e medie, ai mercati degli altri Paesi membri – che ancora oggi comporta spese nell’adattamento alla legislazione locale difficili da sostenere per i piccoli venditori al dettaglio, quantificabili attorno ai 9000 euro per ogni paese nel quale si decide di operare. Dal lato dei consumatori, si punterà a migliorare la sicurezza di rimborso e sostituzione dei prodotti non funzionanti, promuovendo ad esempio l’inversione dell’onere della prova, che sarà a carico del venditore per l’intero periodo di garanzia di due anni, senza la necessità per il cliente di dimostrare che il malfunzionamento fosse già presente al momento della consegna. Per i contenuti digitali, si svilupperà una legislazione capace di proteggere il consumatore in caso di malfunzionamento di software, musica e prodotti video che – in base alle lacunose normative nazionali nel settore – può essere compensato anche con un semplice buono sconto per acquisti futuri, mentre sarà  possibile richiedere compensazioni fino ad un rimborso integrale.

La portabilità tra Paesi e la fine del geoblocking

Parallelamente, La Commissione ha presentato anche una proposta di regolamento votata a permettere a chi sottoscrive contratti per l’accesso a contenuti online tramite piattaforme di streaming, giochi online, e-book e tv on demand di accedervi anche dal territorio di altri Paesi membri, eventualità spesso impossibile per via di limitazioni imposte dai providers. L’abbattimento di questi ostacoli, solitamente noti con il termine geoblocking, dovrebbe avere effetto dal 2017, anno per il quale si attende anche la fine delle tariffe per il roaming. Sebbene questa portabilità sarà  limitata alla ‘presenza temporanea’ del consumatore all’estero – la vaghezza di questo concetto ha incontrato forti opposizioni nell’industria dell’intrattenimento, che denuncia il rischio di non poter più finanziare la creazione di materiale creativo tramite la vendita delle licenze in ogni singolo paese. L’industria del settore teme inoltre una progressiva riduzione del numero di distributori online ed un accesso permanente da tutti i Paesi alle stesse piattaforme digitali.

L’impatto sull’ UE e il caso italiano

La rimozione degli ostacoli dovuti alle differenze di diritto contrattuale dovrebbe portare oltre 122.000 imprese dell’UE a iniziare a vendere a consumatori di altri Stati membri, costruendo nuove opportunità soprattutto per le PMI. In Italia, in particolare, si prevede un potenziale aumento del PIL di circa 484 milioni di euro.

Nel nostro paese la maggior parte delle imprese non sfrutta ancora il mercato digitale. Solo il 10% dei rivenditori italiani vende on-line a consumatori in altri paesi dell’UE, e solo il 27% vende online sul territorio nazionale. Secondo un sondaggio della Commissione, se le stesse regole per l’e-commerce fossero applicate in tutta l’UE, il 68% delle imprese italiane interessate sarebbero ‘sicuramente’ o ‘in qualche misura’ intenzionate ad avviare o aumentare le loro vendite transfrontaliere on-line. Anche dal lato dei consumatori, il mercato italiano potrebbe beneficiare di molti miglioramenti necessari. Difatti, solo il 9% dei consumatori italiani compra online da altri paesi dell’UE, principalmente per ragioni di scarsa fiducia.

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L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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