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Photo @ Andrew Nash, 2011, www.flickr.com

Svizzera, referendum sul lavoro: prima gli svizzeri?

Un referendum per inserire nella costituzione svizzera l’obbligo per i datori di lavoro, al momento dell’assunzione, di dare precedenza ai residenti rispetto agli stranieri. Domenica gli svizzeri saranno chiamati a scegliere per il sì o per il no ad una legge che si pone come soluzione alla forte presenza di lavoratori frontalieri, accusati dai promotori della consultazione popolare di rubare lavoro agli autoctoni.

Le consultazioni popolari in Svizzera

La Svizzera è probabilmente il Paese europeo che registra il più alto numero di consultazioni popolari negli ultimi 200 anni. Dal portale web appositamente creato per informare la cittadinanza sulle votazioni referendarie, si scopre infatti che i cittadini svizzeri dal 1848 ad oggi si sono recati alle urne 300 volte. Gli elvetici, dalla creazione dello Stato federale, sono stati chiamati a dire la loro opinione su almeno 562 proposte. Infatti, oltre alle normali votazioni parlamentari che avvengono ogni quattro anni, tre o quattro volte all’anno vengono organizzate delle consultazioni popolari con uno o più quesiti da sottoporre alla popolazione.

Tale frequenza è dovuta a normative nazionali che prevedono la possibilità (o necessità ) di consultare direttamente il popolo per argomenti che vanno dalle modifiche alla costituzione alle proposte di adesione a strutture sovrannazionali. Il 25 settembre gli elvetici saranno ancora una volta chiamati al voto sul tema dell’immigrazione e del lavoro. L’ultima consultazione risale a giugno e ne è in programma già un’altra per novembre.

Il referendum del 25 settembre

“Prima i nostri” è lo slogan scelto dall’Unione di Centro-UDC, partito svizzero di destra che, dopo aver raccolto 10mila firme, ha proposto l’iniziativa costituzionale sul tema di domenica. Qualora dovessero prevalere i sì, la Costituzione potrebbe quindi subire una modifica, con l’inclusione di una “clausola di salvaguardia” per i lavoratori residenti. In particolare il datore di lavoro, al momento della ricerca di un nuovo dipendente, sarebbe obbligato a vagliare prima le candidature di lavoratori autoctoni tramite gli uffici cantonali. Solo una volta accertato che nessuno di essi corrisponda alla figura richiesta, potrebbe fare richiesta di assunzione di un lavoratore non residente.

Secondo i promotori del referendum non si tratterebbe di un’iniziativa contro i frontalieri, quanto piuttosto a favore dei ticinesi, i quali si vedrebbero rubare il lavoro dagli italiani disposti a lavorare per compensi inferiori. Secondo l’UDC infatti molte imprese vicine al confine con la Lombardia arriverebbero addirittura a licenziare i propri dipendenti per assumere i frontalieri. I contrari alla modifica costituzionale sottolineano invece come una simile norma rischia di discriminare un lavoratore rispetto a un altro andando a ledere i diritti fondamentali dell’uomo.

I precedenti

Il popolo elvetico, soprattutto i ticinesi, risultano particolarmente sensibili rispetto al tema delle migrazioni. Già nel 2014 i cittadini svizzeri erano stati chiamati al voto per esprimersi in merito alla chiusura delle frontiere agli stranieri e alla limitazione della libera circolazione per diminuire il numero di lavoratori non residenti. Anche in questo caso la proposta veniva dalla destra che incassò il 50,3% dei consensi a favore, con un vero e proprio trionfo nel Ticino dove si registrò il 68,17% dei sì.

Da quella data il governo federale ha tre anni per rinegoziare gli accordi bilaterali con l’Unione Europea per la libera circolazione. I negoziati non si sono ancora conclusi. Nel frattempo però l’Unione di Centro, a fronte di una mancata applicazione della volontà espressa dai cittadini due anni fa, ha già proposto un ulteriore intervento.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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