mercoledì , 21 novembre 2018
18comix
Un'insegna di McDonald's a New York © Marie / Flickr 2011

Tax ruling, McDonald’s nel mirino di Bruxelles

Tax ruling, la saga non sembra ancora conclusa. La vicenda, che vede coinvolte in un’inchiesta l’Autorità antitrust del Lussemburgo e numerose multinazionali del calibro di Fiat, Starbucks e Amazon, è stata portata avanti dalla Commissione Europea, che ha il compito di indagare sul presunto trattamento fiscale preferenziale che le compagnie indagate avrebbero ricevuto dal Lussemburgo.

Oggetto dell’azione comunitaria è questa volta McDonald’s Europe Franchising, che gestisce i franchise della compagnia in tutta Europa, Russia compresa.

Il giallo della filiale statunitense

Motivo del contendere sembra essere in particolare l’interpretazione del “trattato Lussemburgo-USA sulla doppia tassazione”, che emerge in due Tax ruling adottati dalle autorità competenti del Lussemburgo sulla distribuzione dell’onere fiscale sugli introiti da royalties tra il Granducato e due sue filiali, una statunitense e una svizzera, dove tali guadagni venivano trasferiti.

Parametro di misura nel decidere dove ricada la tassazione sarebbe la presenza di una organizzazione, sufficientemente strutturata e permanente – permanent establishment –  in un determinato Paese, in questo caso gli Stati Uniti, tale da rappresentare un’emanazione reale e non fittizia del corpo principale.

La scomparsa della prova… tra un Tax ruling e l’altro

Introdotta per evitare la duplicazione delle imposte, la misura avrebbe però finito per far sì che McDonald’s non fosse sottoposta ad alcun trattamento riguardo alla tassazione dal 2009. Risalente al marzo di quell’anno, il primo Tax ruling adottato dall’autorità del Lussemburgo ha confermato infatti l’esenzione fiscale alla società a condizione di provare ogni anno che essa fosse sottoposta a tassazione negli Stati Uniti dove le entrate venivano trasferite prima di essere nuovamente inviate in Svizzera.

Nel settembre del 2009 è stato però adottato un secondo Tax ruling, in base al quale McDonald’s non era più tenuta a dimostrare che i suoi utili fossero soggetti a tassazione negli Stati Uniti. La multinazionale poteva quindi dichiarare in Europa di essere già soggetta a un onere fiscale negli USA quando in realtà, secondo le autorità statunitensi, la filiale non poteva essere dichiarata permanent establishment e quindi non aveva i requisiti per farsi carico delle imposte.

McDonald’s riusciva così a eludere la tassazione su un profitto dell’ordine di grandezza di 250 milioni di dollari.

Tax ruling e aiuti di stato

Il Tax ruling di per sé non rappresenta una strumento illegale, ma anzi è un modo per incentivare la comunicazione e la trasparenza fra autorità istituzionali e imprese. In teoria, il Tax ruling non presuppone alcun atto normativo originale rispetto al tessuto legislativo vigente da parte dell’autorità, ma fornisce la chiave interpretativa riguardo a una determinata materia.

Sembra però che negli ultimi anni le autorità del Lussemburgo abbiano usato questo strumento per nascondere la concessione di regimi preferenziali a specifiche società, contravvenendo alla normativa riguardo agli aiuti di stato.

Anche nel caso di McDonald’s, la questione non riguarda tanto il regime fiscale particolarmente favorevole di cui godrebbe la multinazionale. Il problema è piuttosto stabilire se il Tax ruling abbia accordato un vantaggio alla società rispetto ai suoi concorrenti.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

Check Also

copyright

Copyright, cosa c’è di nuovo nella direttiva votata all’Europarlamento

Il 12 settembre segna una data importante per la gestione del diritto d’autore nell’Unione Europea. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *