giovedì , 18 ottobre 2018
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© Rog b

Sterlina, materie prime: gli scenari economici di fine 2016

Alla vigilia del referendum del 23 Giugno sulla Brexit, servivano quasi 1,50 dollari o 1,31 euro per comprare una sterlina. In questi giorni di ottobre per la medesima operazione è stato richiesto anche meno di 1,18 dollari o di 1,10 euro. Contrariamente, nel medesimo periodo, chi avesse investito nell’indice londinese FTSE 100, lo avrebbe visto crescere da 6.000 a oltre 7.000 punti. Indice in netta controtendenza rispetto ai listini europei, in area negativa intorno al 2% come media, con l’importante eccezione dell’Italia ancora oltre il -20%.

Crollo della sterlina

Molti giornali economici chiariscono solo una parte di questa dicotomia, che potrebbe apparire anche come paradosso, tra il negativo andamento della valuta e l’exploit della borsa. Viene data una spiegazione solo sull’incremento di questa ultima: parecchie società quotate a Londra fatturano all’estero in prevalenza in area euro o dollaro. Rimane comunque il fatto che gli scambi a Londra avvengono in sterlina, pertanto l’incremento dell’indice per i più potrebbe rimanere virtuale una volta tradotto nelle valute più virtuose.

Risolta questa prima sciarada, rimane l’enigma di che fine farà la sterlina e quali ripercussioni potrà avere versus l’euro. In effetti la speculazione al ribasso di questi ultimi giorni sta lasciando il segno al numero 10 di Downing Street, dove il primo ministro inglese Theresa May cerca di giustificare come un “errore umano” il flash crash della sterlina del 6/7 ottobre ma dimenticando di dire qualcosa di più sulla discesa libera che sta caratterizzando da mesi la valuta britannica ma soprattutto a quale futuro andranno incontro le aziende anglosassoni con la possibile perdita di market share nell’area euro.

Le materie prime

Il tema del petrolio potrebbe essere finalmente, ma solo per qualche mese, accantonato grazie all’ultima riunione dell’OPEC. Pur rimanendo un cartello strategico, l’OPEC ha sicuramente perso la sua influenza planetaria nel dettar legge sull’oro nero anche se con questo nuovo accordo che prevede il taglio della produzione, il prezzo dovrebbe stazionare in area 50 dollari per barile. Sono oramai alle spalle gli spettri di inizio anno, quando il petrolio galleggiava intorno ai 30 dollari per barile (l’incremento è di circa il 70%). Prossima puntata il prossimo 30 novembre.

Primi storni e realizzi per l’oro, dopo che ci aveva abituati a una corsa che sembrava, di fatto, senza fine, iniziata ancora nelle prime settimane del 2016 in concomitanza con i primi scricchiolii dell’Europa politica ed economica. La materia, di primitiva memoria, spinge solitamente l’investitore a cercare e percepire una sicurezza concreta ogni qual volta aumentino le tensioni e le incertezze finanziarie.

Le elezioni USA

Oltre oceano, le elezioni americane di novembre non dovrebbero riservare sorprese: la Sig.ra Hillary Diane Rodham Clinton viene accreditata alla Presidenza con oltre il 60% delle preferenze. Rimane comunque l’intenzione di Trump di giocarsela fino alla fine, coprendo quel ruolo di “guastafeste” che potrebbe sorprendere i sondaggi e il mondo intero. Ricordiamo che anche nel caso della Brexit il risultato pareva a favore dei “Remain”, mentre solo a spoglio compiuto i “Leave” hanno vinto con un risultato impensabile fino a solo qualche mese prima. Rimane curioso leggere come gli analisti si leghino a possibili vittorie dei Repubblicani o dei Democratici per proiettare ipotesi di reazione dell’indice azionario americano. Comunque la vera scommessa, oltre che sulla campagna elettorale, rimane sul possibile rialzo dei tassi americani che secondo il mercato e gli analisti dovrebbe avvenire il 14 dicembre con la prossima riunione della FED e con l’ombra del tasso di disoccupazione salito al 5%.

Il quadro europeo

In Europa il numero uno della BCE, Draghi, continua nella sua politica di supporto all’economia con iniezioni di liquidità, mentre il bond tedesco a 10 anni torna in area, sia pur centesimale, positiva.

E in Italia? Fanalino di coda delle borse europee e con una prospettiva ambiziosa (e pretenziosa?) di crescita del PIL per il 2017 attorno all’1%, ha lanciato, tramite il Tesoro, il BTP a 50 anni.

Eccetto l’Irlanda con la sua famosa emissione a 100 anni e i bond perpetui emessi da qualche realtà privata, solo Francia, Belgio e Spagna, in Europa, hanno emesso questo strumento.  La volontà del governo italiano è quella di finanziarsi il più a lungo possibile sfruttando l’attuale situazione di tassi al minimo. Risultato: domanda oltre i 18,6 miliardi contro i 5 miliardi da assegnati, cifre di gran lunga superiori alle medesime offerte del governo francese e spagnolo. Il titolo è molto piaciuto agli investitori istituzionali, soprattutto stranieri (fondi pensione, banche, etc…) che in questo modo si sono assicurati l’interesse pari a circa 2,90% fino alla scadenza.

In ogni caso i prossimi interventi e scenari economici e finanziari non potranno dimenticarsi del valore della politica sociale la quale oggi più che mai si intreccia con temi quali l’immigrazione, l’integrazione e la lotta al terrorismo. Jean Claude Junker ha evidenziato che l’accordo con la Turchia ha portato a limitare il flusso (dis)umano verso l’Europa, via Grecia. C’è la volontà europea di ulteriori e decisi interventi in Africa: pronti oltre 40 miliardi, che potrebbero superare gli 80 miliardi con il contributo serio di ogni governo europeo. La ripresa dell’Europa, per alcuni, dovrà necessariamente passare (anche) per l’Africa.

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L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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