martedì , 18 dicembre 2018
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Andor a Vilnius: non c’è unione economica e monetaria senza solidarietà

Lo scorso 11 novembre, il Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione László Andor è volato a Vilnius per partecipare alla Conferenza “Percorsi progressivi di crescita e coesione sociale: un’agenda del futuro per l’Europa centrorientale”. La crisi ha fatto emergere notevoli distorsioni politiche, economiche e sociali all’interno dell’UE. In particolare, i Paesi dell’Europa centrorientale si sono trovati ad affrontare simultaneamente una duplice sfida: il deterioramento delle condizioni socio-economiche e la crescente minaccia rappresentata dal populismo alle rispettive costituzioni democratiche.

In questo contesto, la fondazione tedesca Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) e il think tank progressista Das Progressive Zentrum (DPZ) hanno dato il via al progetto “Un’agenda del futuro per l’Europa centrorientale”, con l’obiettivo di istituire una piattaforma di dialogo nella quale poter discutere le possibili opzioni per un nuovo Modello Economico e Sociale Europeo e stabilire un programma di medio-lungo periodo per l’Europa centrorientale. La conferenza si è sviluppata attorno a tre diversi filoni tematici: la relazione tra politiche di austerità e democrazia, il problema della frammentazione sociale nei nuovi Stati membri e il nodo della compatibilità tra i driver della crescita economica nei Paesi dell’Europa centrorientale e i più generali obiettivi di crescita dell’Unione nel suo complesso.

Ad inaugurare la conferenza è stato proprio il Commissario Andor, che nel suo discorso di apertura ha sottolineato come questo sia un momento cruciale per il panorama politico europeo. La prossima primavera i cittadini europei saranno infatti chiamati a eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo, che determinerà l’indirizzo politico dell’Unione per i prossimi cinque anni. Una delle priorità della prossima legislatura deve essere quella di ripensare e rafforzare il Modello Sociale Europeo. Andor ha sviluppato il suo discorso concentrandosi su due nodi concettuali in particolare: la ricostruzione dell’Unione Economica e Monetaria (UEM) e il ripensamento del Modello Sociale Europeo.

Per quanto riguarda l’UEM, Andor ha sottolineato prima di tutto che la nascita di un’unione monetaria «profonda, genuina, sostenibile e legittima» non può prescindere dalla creazione di un’unione non solo fiscale e bancaria, ma anche politica. In altre parole, solo l’elaborazione di un nuovo modello di unione monetaria può riportare l’Europa sulla via della crescita. Nella situazione attuale, in cui l’UEM è sì accompagnata dal Fiscal Compact, ma non prevede trasferimenti fiscali tra Stati membri, il quadro normativo fiscale funziona in maniera pro-ciclica e non facilita certo i meccanismi di aggiustamento in presenza di shock asimmetrici.

In questo contesto, il rapporto tra centro e periferia è diventato il nodo cruciale non solo dell’unione monetaria, ma anche dell’UE nel suo complesso. Per questo motivo, la ricostruzione dell’unione monetaria deve basarsi non solo sul rafforzamento della governance e della regolamentazione, ma anche e soprattutto sulla solidarietà tra Stati membri e sulla capacità fiscale. Infine è necessario potenziare la dimensione sociale dell’UEM attraverso un maggiore coinvolgimento delle parti sociali nel processo di definizione delle politiche economiche da adottare.

Per quanto riguarda il Modello Sociale Europeo, messo a dura prova dalla crisi economica, il Commissario Andor si è soffermato nel suo discorso su alcuni degli aspetti più critici: la promozione di investimenti sociali da parte dei sistemi di welfare nazionali, la sfida demografica rappresentata dal progressivo invecchiamento della popolazione europea, la necessità di affrontare la piaga della disoccupazione giovanile accorciando il più possibile il periodo di transizione tra la fine degli studi e il conseguimento del primo impiego, la promozione di una maggiore mobilità dei lavoratori all’interno dell’UE (e di un’equa ripartizione dei benefici che ne conseguono). Andor ha poi sottolineato quelle che, a suo parere, dovrebbero essere le priorità per i Paesi dell’Europa centrorientale: investire nel capitale umano, promuovere l’occupazione femminile, facilitare l’integrazione della popolazione Rom e rafforzare le organizzazioni di lavoratori e datori di lavoratori. «Trovare il consenso politico a proposito della nuova architettura europea non è certo facile – ha concluso Andor – ma questo è il momento giusto per iniziare il dibattito».

In foto il Commissario europeo László Andor (Foto: European Commission)

 

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L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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