lunedì , 24 settembre 2018
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direttiva antiriciclaggio
Photo © Barry Arnson - www.flickr.com, 2009

Approvata la quarta Direttiva Antiriciclaggio

Mercoledì 20 maggio è stata approvata in seconda lettura dal Parlamento Europeo la Quarta Direttiva antiriciclaggio. Sono passati dieci anni dall’ultima revisione delle norme europee che contrastano la ripulitura del denaro sporco delle attività criminali e del finanziamento al terrorismo e l’iter che ha portato alla modifica è stato tutt’altro che in discesa.

Aggiornare le norme precedenti

Che fosse necessario un aggiornamento della direttiva era chiaro fin dal febbraio del 2012, mese della pubblicazione del rapporto GAFI (Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale), che conteneva importanti raccomandazioni su come implementare nuove misure contro il riciclaggio. Nell’ultimo decennio il mondo è cambiato profondamente ed esistono oggi strumenti informatici più avanzati e pervasivi per tracciare il movimento dei capitali e combattere criminalità e terrorismo.

Tracciabilità e rafforzamento dei controlli

Esattamente un anno dopo, nel febbraio 2013, è stata presentata la Direttiva da parte della Commissione Europea. Innanzitutto, per migliorare la tracciabilità finanziaria, la Commissione ha proposto l’obbligo di verifica della clientela in caso di pagamenti in contanti sopra i 7.500 euro (erano 15.000 euro nella precedente normativa). In Italia, il decreto Salva Italia del governo Monti ha vietato i pagamenti in contanti oltre i 1.000 euro, quindi di fatto il nostro Paese si presenta già come capofila nella lotta al riciclaggio di denaro.

La seconda colonna della direttiva prevede un approccio diversificato basato sul rischio. Verranno rafforzati gli obblighi di monitoraggio su persone considerate a rischio di corruzione (Capi di Stato e di governo, giudici della Corte Costituzionale, Parlamentari e i loro parenti) e su determinati settori economici ritenuti più vulnerabili. Saranno previste procedure semplificate per i segmenti di popolazione ed economici a basso rischio. Anche in questo caso in Italia non si tratterà di una rivoluzione, dal momento che la maggior parte delle norme proposte sono già legge.

Il registro centrale antiriciclaggio

Il terzo filone della Direttiva è senz’altro quello più interessante (anche per l’Italia). Entro il mese di giugno del 2017 tutti i Paesi dell’UE dovranno costituire un registro centrale che conterrà i dati sui beneficiari di fondi fiduciari e altri strumenti finanziari, sulle transazioni di alto valore e altre informazioni sensibili. Il registro, però, non sarà accessibile soltanto dalle autorità inquirenti nazionali ed europee, ma anche da chi dimostra di avere un legittimo interesse ad analizzare tali informazioni.

Se una banca, un giornalista d’inchiesta o un’organizzazione non governativa dimostreranno un legittimo interesse (ad esempio nel caso ci siano forti sospetti di una grande evasione fiscale o di casi di finanziamento del terrorismo o di movimento di fondi di un’organizzazione criminale) potranno accedere ai dati registrandosi e pagando le spese am,inistrative. Insomma, la platea dei controllori si allarga alla società civile: la svolta è veramente storica.

Dopo due anni di negoziato in ogni caso, il testo definitivo è stato redatto nel corso del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea e approvato dal Consiglio. Il Parlamento non ha cambiato una virgola in seconda lettura e ora si aspetta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della UE nel mese di giugno.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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