lunedì , 17 dicembre 2018
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Juncker e Renzi, ieri a Strasburgo @ European Union 2015 - EP

Arriva la flessibilità europea: come funziona la proposta di Juncker

Ieri mattina il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha tenuto a Strasburgo il discorso di chiusura del semestre di presidenza italiano, presentando i risultati ottenuti durante i sei mesi in cui l’Italia ha presieduto ai lavori del Consiglio dell’Unione Europea. Come già nel discorso inaugurale, Renzi ha evitato di entrare nei dettagli concreti, parlando piuttosto della sua visione di Europa e del ruolo che immagina per l’Italia: “L’Europa è stata finora vincoli e austerità, ed è stato un errore”. E’ toccato agli altri interventi ricordare i successi del semestre italiano, primo fra tutti il complesso negoziato per il budget 2015. Renzi ha però toccato il punto che gli interessa di più: quel cambio di rotta della politica economica europea di cui il piano di investimenti proposta da Juncker dovrebbe essere il primo passo.

Il presidente del consiglio sa bene che senza il supporto di Bruxelles e un allentamento dei criteri di politica fiscale oggi in vigore, la ripresa italiana sarà molto difficile. Nel pomeriggio di ieri però, conclusasi la fase di dibattito in plenaria del Parlamento Europeo, la Commissione ha presentato la propria proposta sulla flessibilità, pensata per riconfigurare le politiche fiscali in favore di crescita e investimenti. Ma cosa propone la Commissione di preciso?

Il patto di stabilità e crescita

Si parte sempre da lì, dal patto concluso nel 1992 a Maastricht, con l’obiettivo di favorire una convergenza tra le economie che poi avrebbero adottato l’euro. I criteri più importanti sono il 3% del deficit (non di più, su base annua) e il 60% nel rapporto debito/PIL. L’Italia oggi rispetta il primo criterio, rimanendo al di sotto del 3% e facendo registrare uno dei disavanzi più bassi dell’intera Unione, ma è molto distante dal secondo, trovandosi intorno al 132%, con circa 2000 miliardi di debito in termini assoluti.

Il Patto di stabilità e crescita è stato modificato per fare fronte alla crisi economica nel 2011, con l’introduzione del cosiddetto “six pack”, che ha attribuito alla Commissione potere di monitoraggio e coordinamento delle politiche economiche, attraverso lo strumento del “semestre europeo”. Nel 2013 gli sono stati aggiunti due pezzi: un primo “two pack” e soprattutto il Fiscal Compact, che fissa degli obiettivi di bilancio da raggiungere. Ieri la Commissione ha pubblicato delle nuove linee guida sull’applicazione del Patto.

La proposta della Commissione

Le linee guida proposte non modificano quanto esistente, ma si limitano a fornire agli Stati membri un’indicazione su come verranno applicate le previsioni del Patto, con particolare attenzione a tre obiettivi: un’effettiva implementazione delle riforme strutturali, la promozione degli investimenti – soprattutto nell’ambito del piano Juncker da 300 miliardi, il ciclo economico degli Stati membri.

La flessibilità, riforme

La tanto attesa flessibilità si concretizza in questo: per i Paesi che hanno avviato riforme strutturali, a patto che queste possano avere un impatto importante sull’economia e sulla crescita e che siano effettivamente implementate, la Commissione potrà valutare di concedere un temporaneo allontanamento dal cosiddetto obbiettivo di medio periodo previsto dal Fiscal Compact. Per quei Paesi che si trovano già in procedura di infrazione, la Commissione può concedere più tempo per rientrare sotto il 3%, sempre che esista un programma di riforme.

La flessibilità, investimenti

Per quanto riguarda gli investimenti, la Commissione conferma quanto anticipato in occasione della presentazione del piano di investimenti fortemente voluto dal Presidente Juncker, ovvero che i contributi nazionali, essenziali per moltiplicare i 16 miliardi di euro di stanziamento previsti dalla Commissione (si tratta di soldi distolti da altre voci del bilancio europeo), godranno di un trattamento favorevole. Ovvero, non saranno considerati per calcolare l’aggiustamento fiscale previsto dal Patto, e se dovessero portare a sforare il 3%, la Commissione non inizierebbe comunque una procedura di infrazione.

Golden Rule: no

Lo scrive la stessa Commissione in un documento allegato. Gli investimenti in generale non saranno esclusi dal calcolo del deficit e del debito, perché non esiste tale possibilità nel Patto. Queste linee guida non sono un modo per allentare la pressione sugli Stati e sulla necessità di ridurre deficit e debito.

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L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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