giovedì , 13 dicembre 2018
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Il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim e il principe William nel corso di una conferenza della International Corruption Hunter Alliance © World Bank - Flickr 2014

Banca Mondiale, uno sguardo alla lotta alla povertà

Nonostante il nome possa richiamare alla mente speculazioni finanziarie internazionali, la Banca Mondiale non è altro che una delle quindici Agenzie specializzate delle Nazioni Unite. E’ un’organizzazione autonoma sorta insieme al Fondo Monetario Internazionale addirittura nel lontano 1944 durante la Conferenza monetaria e finanziaria dell’ONU a Bretton Woods.

La Banca Mondiale viene messa sotto i riflettori ogni secondo semestre dell’anno quando esce, in più lingue, purtroppo non in Italiano, l’“Annual Report” dove presenta in maniera dettagliata il suo core business riconducibile nell’assistenza finanziaria e tecnica ai Paesi in via di sviluppo.

La relazione ha un approccio molto simile a quella di un bilancio di sostenibilità e il periodo preso in esame va dal luglio 2013 al giugno 2014 compresi. L’analisi si focalizza, sostanzialmente, sul lavoro delle due istituzioni che compongono il World Bank Group: “The International Bank for Reconstruction and Development” (IBRD) e “The International Development Association” (IDA), elencando in maniera analitica le azioni concrete, traducibili solo nell’ultimo anno, in oltre 65,6 miliardi di dollari gli interventi effettuati in tutto il mondo, di cui oltre 20 miliardi di dollari nella sola Africa.

Quella che ci viene consegnata è una fotografia drammatica dello stato di salute della popolazione mondiale dato che ancora più di un miliardo di persone stanno vivendo in condizioni di estrema povertà, con in tasca meno di 1,25 dollari al giorno mentre è di questi giorni la notizia che le famiglie dell’Unione Europea spenderanno mediamente 252 euro per lo shopping natalizio (199 euro in Italia). Nonostante ciò, la stessa Banca Mondiale conferma l’ambizioso programma di far calare a meno del 3% entro il 2030 la popolazione mondiale che vive sotto questa soglia della povertà assoluta (solo nel 1990 era stimata al 36%, dimezzatasi al 18% nel 2010).

Tale obiettivo viene sottolineato dallo stesso Presidente del Gruppo, il medico antropologo americano di origine asiatica Jim Yong Kim, impegnato a sostenere con forza la volontà di costruire un mondo più sostenibile, prosperoso e giusto per tutta la popolazione mondiale. Il report punto il dito anche sugli effetti del cambiamento climatico proprio sulle fasce più povere della popolazione mondiale e come vi siano in programma forti investimenti verso questa direzione.

Scorrendo le varie tabelle, ci si può imbattere su tutta una serie di risultati confortanti come gli oltre 260.000 km di strade costruite o risanate nel mondo dal 2002 al 2013, il milione di nuovi insegnanti “arruolati”  tra 2011 e il 2013, e sui 145.000 bambini del Sud del Sudan vaccinati tra il 2009 e il 2012. Nelle prime pagine viene riportato anche il dettaglio del numero dei dipendenti della Banca Mondiale e dei consulenti che vi collaborano. Unica mancanza, che a questo punto parrebbe voluta, è data dal fatto che non viene evidenziato il costo complessivo di queste risorse (non dovrebbero essere spiccioli o, come direbbero gli Americani, “peanuts”).

Sta di fatto che la Banca Mondiale funziona, certo potrebbe funzionare meglio ma come scrisse il premio Nobel per la Letteratura il portoghese José Saramago (1922-2010) “i buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono”.

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L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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2 comments

  1. Buongiorno Stefano grazie per il tuo tempo dedicato all’articolo. Condivido quanto scrivi.. Barbara Spinelli, tra i fondatori del quotidiano “La Repubblica”, nel suo ultimo libro “La sovranita’ assente”, sottolinea come “il sovrano nazionale gia’ ora non puo’ piu’ consentirsi il lusso arrogante di non riconoscere sopra di se’ alcun ordinamento superiore: esistono organizzazioni internazionali, leggi e in Europa organi che hanno come fondamento un Trattato in parte federale e una Carta dei diritti fondamentali che vincola giuridicamente Stati e cittadini, come i nostri costituenti videro con chiarezza quando redassero l’articolo 11 dedicato alla pace e alla guerra.” (L’art. 11 della Costituzione afferma nella seconda parte che l’Italia “consentr, in condizioni di parita’ con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranita’ necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
    Ancora grazie e colgo l’occasione per augurarti serene festivita’.

  2. Le azioni che ogni singolo uomo compie possono nel più’ o nel meno cambiare il presente, per il futuro servono azioni congiunte internazionali.

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