mercoledì , 19 dicembre 2018
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Nell'immagine Siena, il tunnel in cui sembra essere finita MPS (Photo @ Sam Javanrouh, 2006, www.flickr.com)

BCE e stress test: bocciate Monte Paschi e Carige

È domenica: ore 12 in punto, come da programma, arrivano i risultati degli stress test sul sistema bancario dell’eurozona, portati avanti dalla Banca Centrale Europea (BCE). L’esercizio, meglio noto come Asset Quality Review (AQR), ha messo sotto la lente di ingrandimento i bilanci di 130 banche sistemiche che rappresentano più dell’80% del sistema bancario dell’eurozona.

Le motivazioni degli stress test. Dal 3 novembre prossimo, la Banca Centrale Europea assumerà ufficialmente il ruolo di vigilanza unica su tutte le banche dell’eurozona. Il passo storico è stato determinato dall’approvazione da parte di Commissione, Consiglio e Parlamento Europeo di un complesso e articolato progetto conosciuto come “Unione Bancaria”. Un enorme passo avanti verso l’integrazione europea, che crea regole comuni per la gestione delle crisi bancarie e della vigilanza sugli istituti di credito. Pertanto, dal momento che una parte fondamentale delle nuove procedure ha previsto la creazione di un Fondo Unico di Risoluzione in cui tutti i Paesi dell’eurozona faranno confluire fondi, occorreva un controllore unico che vigilasse sull’utilizzo delle risorse comuni. E la BCE è risultata, dopo lunghe trattative, la candidata perfetta a svolgere questo ruolo.

I test. Ben 25 banche su 130 non sono riuscite a superare gli stress test. In sostanza, se nei prossimi 3 anni continuasse a imperversare una recessione economica nell’eurozona, con inflazione bassissima, aumento dei tassi e disoccupazione in costante aumento, 25 banche (di cui 9 italiane) avrebbero molte difficoltà a rimanere sul mercato e rischierebbero crisi di liquidità. Il numero magico sembra essere 25, poiché questa è la cifra (25 miliardi di euro) di cui il sistema bancario dell’eurozona necessita per essere adeguatamente ricapitalizzato. Il sistema bancario italiano pare essere il più bisognoso di capitali, con uno “shortage” di 10 miliardi di euro sui 25 complessivi. La situazione del nostro Paese è però ben più complessa, dal momento che vi sono istituti di credito ricchi di eccedenze patrimoniali (Intesa San Paolo, Unicredit e Ubi Banca) ed altri in eccessiva carenza. Gli attivi a rischio non arrivano comunque a toccare l’1% del totale, rispetto al 6% di Cipro e il 4% della Grecia.

La situazione. Non è in ogni caso catastrofica, in quanto le simulazioni sono state portate avanti, prendendo come riferimento i bilanci bancari al 31/12/2013. Nel frattempo molti istituti di credito, nel corso del 2014, hanno varato consistenti aumenti di capitale. Delle nove banche italiane che hanno fallito i test, ben sette si sono adeguatamente ricapitalizzate durante l’anno. Le due che continuano ad avere una situazione poco solida sono Banca Monte dei Paschi di Siena (shortage di 4,25 miliardi di cui 2,14 ricapitalizzati nel 2014 e 2,11 ancora da reperire) e Banca Carige (shortage di 1,83 miliardi di cui 1,02 ricapitalizzati nel 2014 e 810 milioni ancora da reperire). Entrambe le banche hanno subito enormi perdite per derivati e mala gestione e fino a pochi mesi fa erano pesantemente controllate da Fondazioni guidate attraverso nomine politiche.

A questo punto le banche che continuano a presentare carenze di capitale dovranno entro 2 settimane annunciare i piani di ricapitalizzazione da attuare in una finestra temporale compresa tra i 6 e i 9 mesi. Il CDA di Carige, in tempo record, si è riunito già nel pomeriggio varando un aumento di capitale da almeno 500 milioni di euro, per potersi avvicinare agli 810 necessari. L’altra notizia che potrebbe evitare la debacle sul mercato è che Mediobanca sottoscriverà ben 650 milioni di euro di diritti di aumento. Che il mercato partecipi con altri 160 milioni è praticamente scontato. Discorso diverso per MPS, che deve ancora stabilire i prossimi passi ed è stata la banca più penalizzata sul mercato nei giorni scorsi.

Altri poderosi aumenti di capitale attendono anche la greche Eurobank (1,76 miliardi di Euro) e National Bank of Greece (930 milioni di Euro), il Banco Comercial Portugues (1,15 miliardi) e l’austriaca Oesterreichischer Volksbanken Verbund (860 milioni). Sospiro di sollievo per le banche spagnole, tedesche e francesi, tutte adeguatamente capitalizzate.

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L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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