martedì , 20 novembre 2018
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Il direttore del FMI Christine Lagarde © Center for Global Development - www.flickr.com, 2012

Cina e FMI, l’euro perde influenza internazionale?

Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale, ha annunciato il 30 Novembre 2015 che il Renmimbi, la valuta cinese, sarà incluso nel paniere delle valute di tale istituzione. Lo Yuan, dunque, entrerebbe nel paniere usato per determinare il valore dei Diritti Speciali di Prelievo, valuta e unità di conto del Fondo, misura per le valute degli altri partecipanti nelle transazioni interne e negli interventi dell’Istituzione di Bretton Woods. La Cina si impernia per una quota pari al 11% in un equilibrio in cui, fino ad ora, era rappresentato il dollaro, che rimane stabile al 42%, l’euro, il cui peso cade vertiginosamente dal 37% al 31%, la sterlina ,che passa dall’11% all’8%, e lo Yen, dal 9% al 8%.

Ragioni e obiettivi della mossa del FMI

Le ragioni di questo passo così fondamentale sono molteplici. Il dragone è ormai il terzo esportatore mondiale, sempre più banche centrali, tra cui ricordiamo quella della Nigeria, hanno tra le loro riserve quote consistenti di valuta cinese, mentre la banca centrale di Pechino ha stretto numerosi contratti di swap con altrettante autorità centrali. Inoltre, stando al parere del Fondo, Pechino sembra garantire alla propria moneta un grado sufficiente d’autonomia affinché possa circolare liberamente come una valuta e mezzo di pagamento mondiale.

Stabilità e riforme, stando alle stesse dichiarazioni del FMI, sono i parametri principali che permetteranno di valutare gli effetti della decisione. La stabilità ha sicuramente una valenza globale, in quanto legittimerebbe il ruolo ormai fondamentale della Cina come attore economico e come garante della stabilità finanziaria. Il concetto di ‘riforme’ fa riferimento al forte impegno che tale nazione ha compiuto per liberalizzare il mercato dei capitali, ma è anche un monito riguardo ai passi che le autorità cinesi sono ancora chiamate a compiere.

Un’arma a doppio taglio

“Da grande potere derivano grandi responsabilità”, principio sacrosanto dell’universo dei supereroi, ma anche nel mondo delle autorità monetarie sovranazionali. Se già prima ci si chiedeva se e come la Cina potesse essere elemento costruttivo nella gestione della finanza internazionale, ora una risposta diventa necessaria. Il nuovo status richiederà infatti un impegno attivo del gigante asiatico negli interventi di salvataggio internazionali e uno sforzo per assicurare maggiore credibilità riguardo a una valuta “utilizzabile liberamente”. L’atteggiamento della Cina riguardo a ciò rimane al momento ambiguo.

Ci si chiede se esista un limite alla volontà cinese di rinunciare alle proprie leve di politica economica, che sia il tasso di cambio o il tasso d’interesse, in favore del mercato. Tanto più che c’è un limite, descritto dal cosiddetto Trilemma di Mundel, alle direzioni che può prendere il governo cinese: Pechino si troverebbe costretta a rinunciare ad almeno una fra politica monetaria, tasso di cambio gestito e libera circolazione dei capitali.

Negli ultimi anni la Cina sembra aver cercato un equilibrio nel fare concessioni lungo queste dimensioni, senza mai sbilanciarsi verso un vertice e senza mai compromettere definitivamente un certo controllo. All’allentamento del cambio fisso nel 2005 è seguita negli ultimi anni una liberalizzazione del controllo di capitali. In parallelo la politica monetaria tenta di gestire il deprezzamento del tasso di cambio facendo i conti con le incertezze del mercato e di una economia che rallenta. Quello che però sembra mancare è una presa di posizione credibile riguardo a quale sia la sua strategia e a quale modello economico essa punti.

Scacco all’euro?

Nel frattempo a livello sistemico ci si chiede che ruolo abbiano gli altri attori monetari. Certo, benchè l’Euro rimanga la seconda valuta nel paniere del FMI, l’introduzione della Cina rappresenta un ridimensionamento del suo peso nei SDR e un interrogativo per il futuro il sistema monetario internazionale nel complesso. Si tenderà a una polarizzazione fra due potenze valutarie, Stati Uniti e Cina, in cui gli attori intermedi, l’Europa principalmente, saranno inevitabilmente schiacciati o vi sarà spazio per un loro ruolo attivo e fondamentale, come pivot dei due poli o come attori di un sistema multipolare fondato su nuclei regionali?

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L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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